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Giappone cerca sponde da Trump prima dell’incontro con Xi

AttualitàGiappone cerca sponde da Trump prima dell’incontro con Xi

Roma, 21 set. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump si prepara a riservare al presidente cinese Xi Jinping un’accoglienza di particolare riguardo a Washington, mentre il Giappone cerca di far arrivare alla Casa Bianca le proprie preoccupazioni sulla Cina e soprattutto su Taiwan prima del vertice tra i due leader. Xi sarà negli Stati uniti dal 23 al 25 settembre e Trump, secondo quanto anticipato da funzionari americani, dovrebbe compiere il gesto piuttosto raro di recarsi personalmente alla base di Andrews per accoglierlo. Il programma comprende una cerimonia alla Casa Bianca e una cena di Stato.

Prima di ricevere Xi, tuttavia, Trump incontrerà domani a New York la prima ministra giapponese Sanae Takaichi, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni unite. L’appuntamento assume un peso particolare proprio per la sua collocazione, appena due giorni prima dei colloqui tra Trump e Xi, previsti giovedì 24 settembre.

Tokyo punta a illustrare direttamente al presidente americano la propria posizione sui rapporti con Pechino e sulla sicurezza regionale. In Giappone viene seguita con particolare attenzione la possibilità che l’amministrazione Trump, alla ricerca di intese economiche con la Cina, possa modificare anche solo nei toni la posizione americana su Taiwan. Il dossier è uno dei più delicati nei rapporti tra Tokyo e Pechino e ha contribuito in modo determinante al brusco deterioramento delle relazioni bilaterali nell’ultimo anno.

La crisi è esplosa nel novembre scorso, quando Takaichi affermò in Parlamento che un’eventuale emergenza militare attorno a Taiwan avrebbe potuto configurare per il Giappone una “situazione che minaccia la sopravvivenza”, la categoria prevista dalla legislazione giapponese che, in determinate condizioni, può consentire l’intervento delle Forze di autodifesa. Pechino reagì duramente, accusando Tokyo di voler riportare il Paese sulla strada del “militarismo”. Da allora la Cina ha limitato i flussi turistici verso il Giappone e le forniture di alcuni materiali critici, comprese terre rare indispensabili per l’industria tecnologica giapponese.

I tentativi di riaprire canali politici non hanno finora prodotto una distensione. Il 14 settembre Masahiro Komura, esponente del Partito liberaldemocratico di Takaichi, ha guidato a Pechino una delegazione di otto parlamentari della Lega parlamentare di amicizia Giappone-Cina. Komura, figlio dell’ex ministro degli Esteri Masahiko Komura, tradizionalmente favorevole al dialogo con Pechino, ha definito il semplice svolgimento degli incontri “un grande passo”.

La risposta cinese ha però mostrato quanto restino profonde le divergenze. L’Associazione del popolo cinese per l’amicizia con i Paesi stranieri, uno degli interlocutori della delegazione, ha nuovamente condannato le dichiarazioni di Takaichi su Taiwan, accusando il Giappone di avere “ripetutamente oltrepassato le linee rosse” sulle questioni considerate da Pechino parte dei propri interessi fondamentali. A fine mese è attesa in Cina anche una delegazione economica guidata dall’ex ministro degli Esteri giapponese Takeshi Iwaya.

La disponibilità cinese a ricevere delegazioni provenienti dal Giappone può rappresentare un segnale, seppure limitato, di possibile apertura. Tuttavia, Pechino continua a chiedere a Takaichi di ritirare le sue dichiarazioni su Taiwan e di ribadire il rispetto dei documenti politici fondamentali che regolano i rapporti tra i due Paesi. Una ritrattazione, osserva Eto, appare politicamente impraticabile per la premier.

Sullo sfondo resta inoltre il peso del sanguinoso passato tra due giganti asiatici. Negli ultimi giorni Pechino ha nuovamente collegato le politiche di sicurezza del governo Takaichi al passato militarista del Giappone. In occasione del 95mo anniversario dell’incidente del 18 settembre 1931, che aprì la strada all’occupazione giapponese della Manciuria, il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun ha affermato che la Cina “non permetterà mai al militarismo giapponese di tornare”, accusando Tokyo di tendenze revisioniste nella lettura del proprio passato bellico.

Le tensioni storiche si sono riaccese anche sul terreno giudiziario. Il 16 settembre discendenti di lavoratori cinesi che sostengono che i loro familiari furono costretti a lavorare per imprese giapponesi durante la guerra hanno presentato una causa davanti a un tribunale della provincia dello Hebei. Guo ha definito il reclutamento forzato e la riduzione in condizioni di schiavitù dei lavoratori “uno dei gravi crimini commessi dal militarismo giapponese”, sollecitando Tokyo ad affrontare le rivendicazioni delle vittime.

Secondo gli analisti, le pressioni cinesi non sarebbero però soltanto una risposta alle singole mosse di Takaichi, ma farebbero parte di una strategia più ampia volta anche a mettere sotto pressione l’alleanza tra Giappone e Stati uniti.

Per Tokyo, quindi, l’incontro di martedì con Trump rappresenta soprattutto l’occasione per fissare la propria posizione prima che il presidente americano si sieda al tavolo con Xi. Al vertice di Washington commercio, terre rare, tecnologia e Taiwan saranno tra i dossier più sensibili. E mentre Trump punta a mostrare una fase di maggiore stabilità nei rapporti con Pechino, il Giappone vuole evitare che il riavvicinamento tra le due maggiori potenze lasci irrisolte le proprie preoccupazioni sulla sicurezza dell’Asia orientale.

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