Per il maestro sono i social che minano l’attenzione dei giovani
Due ore e ventuno minuti. Tanto passa oggi ogni giorno, in media, un utente sui social secondo i dati riportati dall’Irish Times. Un dato che, letto insieme al resto, racconta un paese che ha smesso di sedersi in silenzio per cinquanta minuti ad ascoltare una sinfonia. Epifanio Comis, direttore d’orchestra e docente di pianoforte, guarda questa erosione da un osservatorio che pochi hanno: quello di chi forma i musicisti che saliranno sul palco domani.
Un curriculum che parla da sé, con una carriera pianistica folgorante iniziata in giro per il mondo, da Berlino a Vienna, Mosca, Roma, Milano, New York, Tokyo, Shanghai, Seoul, solo per citarne alcune; un’agenzia a New York, le lunghe tournée negli Stati Uniti e in Giappone. Dopo si cimenta con successo anche nella direzione d’orchestra, mentre è già un giovane e apprezzato docente di Conservatorio, lo stesso che lo ha formato e di cui dal 2019 al 2025 sarà direttore. Comis è inoltre fondatore de La Sinfonica Vincenzo Bellini, con la quale ha suonato nelle sale più importanti d’Europa.
La vocazione per la didattica si manifesta in modo dirompente intorno al 2005, quando Comis rallenta l’agenda dei concerti per dedicarsi con passione all’insegnamento: «Il desiderio di portare avanti un’impostazione metodologica riconoscibile, che andasse oltre la concezione di un metodo: creare una scuola pianistica».
Oggi Comis è un punto di riferimento della scuola pianistica europea e vanta allievi che hanno vinto alcune tra le competizioni più prestigiose al mondo, vetrine fondamentali per agenti e impresari dei teatri. Tra i nomi più importanti, Comis ricorda il Concorso Busoni, il Queen Elisabeth, il Čajkovski di Mosca, il Franz Liszt di Budapest, il Deutsche Telekom Beethoven di Bonn, il Concours de Genève e il Chopin di Varsavia. È inoltre direttore artistico del Ljubljana Festival International Piano Competition, uno dei più importanti concorsi pianistici d’Europa.
Il metodo di Comis coniuga rigore stilistico e interpretazione personale, fondata su quel bagaglio solido rappresentato dalla “scuola pianistica”, a cui gli allievi sentono di appartenere. Nel senso più nobile del termine “maestro”, dal latino magister, Comis è un punto di riferimento per la nuova generazione di pianisti, a cui ha svelato i trucchi della tastiera, tra virtuosismo e cantabilità, equilibrio che solo un grande didatta insegna bene.
Un pianista deve infatti fare i conti con l’aspetto tecnico-esecutivo, come sottolinea Comis: «Il mio insegnamento si basa sulle leggi della fisica, sfruttando la forza gravitazionale delle leve, fondamentale per un approccio allo strumento naturale e ineccepibile in termini di fraseggio musicale», precisa, «così il peso scivola da un dito all’altro per staccare o legare una nota». La tecnica, prosegue, «è il mezzo per esprimersi e non il fine. Lo scopo è superare il mero virtuosismo e fare spazio all’immaginazione creativa»; un lavoro meticoloso e paziente, l’opposto esatto del consumo rapido e passivo che governa il digitale.
Lezioni di musica e di vita che Comis divulga in giro per il mondo con masterclass regolari in università, accademie e conservatori, tra cui la Manhattan School of Music, l’Accademia Chopin di Varsavia, il Royal Conservatoire di Mons, l’Ingesund College of Music di Arvika, l’Ecole Normale de Musique di Parigi, la Duke University, il Conservatorio di Shanghai, la Chopin Academy di Vienna, l’Universidad de Nuevo León in Messico, l’Università Nazionale di Musica di Bucarest e il Conservatorio Čajkovskij di Mosca.
Tornando al pensiero iniziale sulla formazione del futuro pubblico, qualche preoccupazione si annida nella mente del maestro. Un brano sinfonico di cinquanta minuti chiede immersione, e quella capacità, sostiene, si sta logorando soprattutto tra i giovani. La nicchia della classica si stringe ancora, mentre il 53% dei consumatori giudica i social peggiorati rispetto agli anni precedenti e la metà prevede di abbandonarli o ridurli drasticamente. Attenzione, però, al facile ottimismo: la fuga dai canali digitali non porta automaticamente nessuno in sala da concerto.
Epifanio Comis è direttore d’orchestra e docente di pianoforte, con una carriera concertistica che lo ha portato nelle sale più prestigiose del mondo, da Berlino a Vienna, Mosca, Roma, Milano, New York, Tokyo, Shanghai e Seoul. Dal 2005 ha affiancato all’attività concertistica una vocazione didattica che lo ha reso un punto di riferimento della scuola pianistica europea, formando allievi vincitori dei più importanti concorsi internazionali, tra cui il Busoni, il Queen Elisabeth, il Čajkovskij di Mosca, il Chopin di Varsavia e il Concours de Genève.
È stato direttore del Conservatorio che lo ha formato dal 2019 al 2025 ed è fondatore de La Sinfonica Vincenzo Bellini. Ricopre inoltre il ruolo di direttore artistico del Ljubljana Festival International Piano Competition, uno dei concorsi pianistici più importanti d’Europa.
Comis tiene regolarmente masterclass in accademie e conservatori di tutto il mondo, tra cui la Manhattan School of Music, l’Accademia Chopin di Varsavia, la Duke University e il Conservatorio Čajkovskij di Mosca.
