venerdì, 9 Ottobre 26

L’Iran valuta l’uscita dal Trattato di non proliferazione nucleare

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ROMA – Al Parlamento iraniano è stata presentata la proposta di legge per ritirare il Paese dal Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp). Con 191 Paesi aderenti – tra cui tutti e cinque i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu – si tratta dell’unico trattato internazionale di portata globale che dal 1970 pone un argine alla corsa al riarmo e alla proliferazione degli armamenti nucleari, consentendo l’uso dell’energia atomica esclusivamente a fini civili. Il mese scorso – prima della ripresa delle ostilità con gli Stati Uniti – si è iniziato a discutere della possibilità di sottoporre al vaglio dell’assemblea legislativa l’uscita dal Tpn, una “minaccia” che da sola, secondo alcuni analisti, avrebbe potuto rappresentare una leva di pressione per Teheran nel negoziato con gli Stati Uniti verso un accordo più favorevole agli interessi del Paese persiano. Ora, un gruppo di parlamentari fa un passo in più, depositando il testo all’Ufficio di presidenza del Parlamento. Per essere discusso e messo ai voti avrà bisogno dell’approvazione del presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, una prospettiva tutt’altro che remota, data la premessa che accompagna la proposta di legge: “Alla luce delle circostanze che il Paese sta affrontando e le aggressioni che il nemico ha sferrato contro di noi in due occasioni, restare nel Tnp non ci porta altro che perdite”, ha affermato il deputato Hossein-Ali Haji Deligani, a capo dell’iniziativa.

Deligani ha inoltre fatto intendere che la proposta di legge costituirebbe una risposta alla decisione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) di deferire l’Iran al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per “violazione degli obblighi di non proliferazione”. Deligani ha dichiarato: “Sembra che potremmo doverci ritirare dal Tnp per poter gestire autonomamente i nostri affari”.Il Trattato, infatti, impone tra le altre cose la cooperazione con l’Aiea, organizzazione dell’Onu che vigila sul settore. Secondo le autorità di Teheran, però, mancherebbe di “obiettività” a favore di Stati Uniti e Israele. L’Iran inoltre la ritiene responsabile della guerra di due settimane che Israele condusse nel giugno 2025, così come accusa la Casa Bianca di aver compiuto attacchi ogni volta che i delegati dei due Paesi si sono seduti a un tavolo per negoziare. Israele, pur non essendo parte del Tnp, sostiene insieme agli Stati Uniti e l’Unione europea l’esigenza di vietare all’Iran l’attuazione di un programma nucleare per scopi militari, nel timore che Teheran – che non ha mai riconosciuto lo Stato di Israele – possa rivolgere l’arma contro il Paese.

Anche nell’ultimo conflitto cominciato il 28 febbraio, Washington e Tel Aviv insistono sull’esigenza di vietare all’Iran di possedere armamenti nucleari. Ad Al Jazeera Mohsen Rezaei, Alto responsabile della Sicurezza, ha chiarito che “la dottrina nucleare iraniana non è cambiata”, ma che il ritiro del Paese dal Trattato “dipenderà dal comportamento degli Stati Uniti”.
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