venerdì, 9 Ottobre 26

Di cosa si discute all’Assemblea dell’Onu: Medio Oriente al centro

MondoDi cosa si discute all’Assemblea dell’Onu: Medio Oriente al centro

ROMA – È entrata nel vivo l’81esima Assemblea generale delle Nazioni Unite, con dichiarazioni e meeting che tracciano il clima degli equilibri internazionali: nella sessione di apertura il primo a prendere la parola sarà il segretario generale Antonio Guterres che, oltre a dare il benvenuto ai 190 capi di stato e di governo dei Paesi membri, terrà anche il discorso di commiato. Il suo mandato infatti si conclude il 31 dicembre.A seguire, il presidente dell’Assemblea generale Khalilur Rahman, eletto a giugno. Come da tradizione dal 1955, il terzo è il Brasile: è atteso quindi l’intervento del presidente Luiz Inacio Lula da Silva che, stando alle anticipazioni della stampa brasiliana, interverrà a difesa della sovranità e l’indipendenza delle elezioni presidenziali e legislative che si terranno nel Paese a ottobre contro le “ingerenze esterne”. Lula inoltre intende riaffermare il “forte sostegno” della più grande nazione latinoamericana al multilateralismo, così come la lotta ai gruppi criminali.

Il protocollo dell’Onu prevede che il quarto sia il rappresentante del Paese ospitante, quindi gli Stati Uniti: il presidente Donald Trump dovrebbe prendere la parola intorno alle 9.45 ora locale (le 15.45 italiane). Nel suo discorso, dovrebbe intervenire per difendere la guerra in Iran, nonostante gli alti costi dell’intervento militare e lo stallo nella riapertura dello Stretto di Hormuz, a cui si è aggiunta in questi giorni la crisi nello Stretto di Bab Al-Mandab, sul Mar Rosso. Ieri, al vertice dei ministri del G7 a margine dei lavori Onu, i Paesi hanno esortato il governo filoiraniano degli Houthi a porre fine alla campagna militare volta a prendere il controllo di questa seconda rotta marittima essenziale per gas e petrolio.

I media israeliani si aspettano poi che Trump nel suo discorso all’Onu rilanci la necessità di disarmare Hamas e il processo di pacificazione a Gaza, tramite il Board of Peace da lui ideato e presieduto. Per il momento non si fa menzione dell’Ucraina, ma il presidente potrebbe inserire il dossier in seguito al bilaterale di ieri col presidente francese Emmanuel Macron, che ha esortato il Capo della Casa Bianca a rafforzare il sostengo militare a Kiev in termini di “missili difensivi”. L’Ucraina infatti non ha ancora avuto le autorizzazioni a produrre i missili patriot, a cui Trump aveva dato il via libera nei mesi scorsi.In un post su X, Macron fa anche sapere che nel lungo colloquio con l’omologo statunitense sono state avanzate “diverse soluzioni” per riaprire Hormuz, volte ad “agire insieme”. Un obiettivo che Parigi sta perseguendo attivamente anche con l’India, paese fortemente dipendente dalle importazioni del petrolio mediorientale: al palazzo di vetro, il ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot ha incontrato l’omologo indiano Subrahmanyam Jaishankar, per esortare il Paese a cooperare alla “libertà di navigazione” delle rotte commerciali, “cruciali per la stabilità e la prosperità dell’Europa e dell’Asia”. I due hanno concluso rilanciando l’impegno dei Pasi a un “multilateralismo efficace e riformato”.

Sempre a margine della sessione di alto livello di ieri, sia Hormuz che Gaza sono stati anche al centro di una riunione di coordinamento dei ministri degli Esteri di otto Paesi arabi, tra cui l’Egitto: il ministero Badr Abdelatty ha esortato l’unità dei Paesi sulla questione palestinese “per porre fine all’occupazione” e realizzare “un processo politico serio per uno Stato di Palestina sovrano e indipendente”, condannando le violazioni israeliane e l’espansione degli insediamenti. Poi, ha ha condannato con forza gli attacchi iraniani contro i Paesi del Golfo, sostenendo inoltre che la sicurezza del Mar Rosso dovrebbe essere “responsabilità dei paesi rivieraschi”. L’insicurezza lungo questa rotta sta tagliando introiti all’Egitto, poiché le navi cargo preferiscono circumnavigare l’Africa piuttosto che passare per il Canale di Suez.

Al vertice dei Paesi arabi ha partecipato anche il Qatar, che domenica scorsa ha fatto sapere di stare mediando tra Stati Uniti e Iran una soluzione per riavviare i colloqui negoziali, a partire dai punti del Memorandum d’intesa siglato a Islamabad a giugno scorso.Anche il Sudan – teatro di conflitto che sta producendo il più alto numero di sfollati al mondo – sarà tra i temi affrontati a New York, tramite il ministro degli Esteri Ed Miliband, che nella sessione pomeridiana lancerà un appello all’assistenza umanitaria per “le oltre 33 milioni di persone che ne necessitano”. Il conflitto scoppiato nel 2023 ha anche prodotto delle carestie: Miliband nel suo discorso evidenzierà che alle conseguenze degli scontri armati e della distruzione delle fonti di reddito e cibo si aggiungeranno le conseguenze del Niño che “farà aumentare le persone colpite dalla fame”.Il ministro poi, citando l’ultimo report Onu che “sottolinea come il sostegno esterno sostenga operazioni che comportano gravi violazioni e crimini internazionali”, invita i Paesi a “intensificare controllo, pressione e conseguenze nei confronti di coloro che forniscono, finanziano e rendono possibile questa guerra”. Il riferimento degli esperti dell’Onu era a “nazioni esterne”, citando esplicitamente Emirati Arabi Uniti e Colombia.
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