Roma, 23 set. (askanews) – Una città grande più di cinque volte Singapore, con leggi proprie, una magistratura indipendente, energia rinnovabile, centri per l’Intelligenza artificiale e monasteri buddhisti, pensata per dimostrare che capitalismo, tecnologia, tutela della natura e ricerca spirituale possono convivere. Il Bhutan, mentre dal palco si susseguivano leader che parlavano di guerre, sicurezza, conflitti commerciali, ha portato all’Assemblea generale dell’Onu il suo progetto più ambizioso: la Gelephu Mindfulness City (GMC), regione amministrativa speciale basata su principi buddisti e sulla nozione di Felicità nazionale lorda, che il piccolo regno himalayano sta costruendo al confine con l’India come motore della propria trasformazione economica.
Il primo ministro Tshering Tobgay ha scelto per presentarla un registro decisamente insolito per il Palazzo di Vetro. “Sono davanti a voi oggi non come primo ministro, ma come venditore”, ha detto. “Non sono qui per vendervi un prodotto o una politica o l’ennesima dichiarazione. Sono qui per vendervi un’idea”. L’idea, concepita e promossa personalmente dal re Jigme Khesar Namgyel Wangchuck, è Gelephu: “La mia proposta commerciale è semplice: venite a costruirla con noi”.
GMC si estende per oltre 4mila chilometri quadrati e, in base alla Royal Charter, dispone di ampia autonomia di governo, legislativa e giudiziaria. Tobgay l’ha sintetizzata con una formula immediata: “Pensate a ‘un Paese, due sistemi’. Pensate all’agilità di un micro-Stato”. Ma, ha precisato, non si tratta di un territorio ereditato dalla storia o nato da un trasferimento di sovranità: “Viene deliberatamente creato dal Bhutan, all’interno del Bhutan, su territorio sovrano bhutanese, per il futuro”. Il vantaggio principale, secondo il premier, è poter partire quasi da zero: “Ci è stato dato qualcosa di straordinariamente raro: la libertà di progettare un’intera città e i suoi sistemi operativi partendo dai principi fondamentali”.
Il modello dichiarato è pragmatico. “Se Singapore ha principi giuridici che funzionano, impariamo da Singapore. Se Abu Dhabi ha regolamenti finanziari che funzionano, impariamo da Abu Dhabi. Se importanti giuristi del Regno unito possono aiutarci a costruire una magistratura indipendente, impariamo da loro”. Il principio, ha spiegato Tobgay, è “cercare nel mondo ciò che funziona, prendere il meglio, adattarlo e farlo funzionare per GMC”. Il sistema giuridico già adottato attinge infatti alla common law di Singapore e alla regolamentazione finanziaria dell’Abu Dhabi Global Market.
Ma l’esperimento di Gelephu poggia anche sull’idea che ha reso il Bhutan un caso particolare nel dibattito internazionale sullo sviluppo: la Felicità nazionale lorda, la Gross National Happiness. La filosofia, sviluppata sotto il quarto re Jigme Singye Wangchuck a partire dagli anni Settanta, rovescia il principio secondo cui il progresso di un Paese possa essere misurato essenzialmente attraverso la crescita economica. Non significa rifiutare il Pil, ma considerarlo uno strumento e non il fine ultimo dello sviluppo. Il modello bhutanese è stato articolato attorno a sviluppo socioeconomico sostenibile ed equo, tutela dell’ambiente, conservazione della cultura e buon governo, successivamente tradotti in nove dimensioni che comprendono anche salute, istruzione, uso del tempo, vitalità delle comunità e benessere psicologico.
Gelephu vuole essere, nelle intenzioni della monarchia, la versione del XXI secolo di questa filosofia. “Rifiutiamo l’idea che si debba scegliere tra impresa e benessere, tra tecnologia e umanità, tra sviluppo e natura”, ha detto Tobgay. “L’equilibrio non è nemico del profitto. E’ il fondamento di un profitto duraturo”. E il premier non ha nascosto che l’obiettivo è fare soldi e attrarre capitali: “Vogliamo crescita economica. Vogliamo investimenti. Vogliamo tecnologia. Vogliamo aziende di successo. Vogliamo che la nostra gente diventi più ricca”. Ma “vogliamo anche proteggere ciò che rende il Bhutan, Bhutan”.
Dietro il progetto c’è anche una necessità molto concreta. Il Bhutan è stabile, ha conservato vaste aree forestali e ha un sistema educativo sviluppato, ma la sua economia resta troppo piccola per offrire sufficienti opportunità alle nuove generazioni. “Troppi dei nostri giovani lasciano il Paese per cercare opportunità altrove. Per un Paese piccolo come il nostro non è soltanto una sfida economica, è una sfida esistenziale”, ha affermato Tobgay. “Non possiamo semplicemente dire loro di restare. Dobbiamo dare loro una ragione per restare e una ragione per tornare: lavoro, opportunità, impresa, un futuro”.
La seconda anima della città è esplicitamente buddhista. Gelephu è progettata come centro mondiale del buddhismo Vajrayana, con monasteri, luoghi di ritiro, biblioteche e istituzioni di studio accanto alle infrastrutture tecnologiche. “Immaginate ciò che esisterà fianco a fianco: imprenditori e monaci, Intelligenza artificiale e coscienza umana, data center e centri di meditazione”, ha detto il premier. “La tecnologia più nuova che l’umanità abbia creato accanto ad alcune delle tradizioni più antiche al mondo per comprendere la mente umana. E’ una contraddizione? No. In realtà, è proprio questo il punto”.
A Gelephu, nelle intenzioni del Bhutan, la nozione di Felicità nazionale lorda punta a incontrare una concezione ancora più antica. Tobgay ha evocato Shambhala, l’ideale buddhista di una società illuminata nella quale prosperità materiale, saggezza spirituale, buon governo e armonia con la natura possono coesistere. “Per secoli, il mondo buddhista himalayano ha custodito l’ideale di una società illuminata, dove prosperità materiale e saggezza spirituale convivono, dove il buon governo è al servizio della fioritura umana e dove le persone vivono in armonia tra loro e con la natura. Quell’ideale si chiama Shambhala”. Alcuni maestri spirituali, ha aggiunto, guardando al progetto hanno detto che “sotto un re illuminato, Shambhala viene costruita”. Ma, ha aggiunto il primo ministro, “noi non pretendiamo la perfezione”: Shambhala rappresenta piuttosto “la promessa di portare quella saggezza nel futuro, di costruire una città che prosperi e abbia un’anima”.
Intanto, ha insistito il premier, la città non esiste più soltanto sulla carta. “La Royal Charter è in vigore. Le leggi sono state approvate. I regolatori sono operativi. Il quadro per una magistratura indipendente è stato istituito”. GMC dispone di un proprio governo, proprie norme e un proprio sistema finanziario; sono in costruzione un aeroporto internazionale e un collegamento alla rete ferroviaria indiana, mentre avanzano progetti per data center e Ia. Secondo Tobgay, sono attualmente in negoziazione progetti per quasi 5 miliardi di dollari.
L’appello finale è stato quindi rivolto direttamente a governi, imprese e investitori. Tobgay ha definito Gelephu “una startup di 4mila chilometri quadrati” e i potenziali investitori i suoi futuri “co-fondatori”. “Vogliamo il vostro capitale, la vostra tecnologia, il vostro talento, le vostre idee, le vostre imprese. E voglio essere assolutamente chiaro: vogliamo che facciate soldi”. Gelephu, ha sottolineato, “non è una ritirata dal capitalismo, dalla tecnologia o dall’ambizione”, ma un tentativo di “utilizzare tutte e tre senza sacrificare natura, cultura o benessere umano”.
“Non state a guardare mentre GMC viene costruita”, ha concluso il premier. “Venite in Bhutan. Venite a GMC. Aiutateci a definire il percorso. Costruitela con noi. Diventate i nostri co-fondatori. Perché il futuro non nasce semplicemente. Il futuro si costruisce. E in Bhutan lo stiamo già costruendo”.
