venerdì, 9 Ottobre 26

All’Onu è il giorno dell’Ucraina e dell’Iran

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ROMA – Il giorno dell’Ucraina e dell’Iran. All’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si alza la temperatura diplomatica, dopo le fiammate del day 1 firmato Trump. La seconda giornata porta in dote un’agenda bollente: prima la riunione del Consiglio di Sicurezza dedicata al conflitto in Ucraina, poi parola a Volodymyr Zelensky: un’occasione che Kiev considera decisiva per consolidare il sostegno internazionale in vista di (sempre molto) eventuali negoziati con Mosca.

L’incontro di ieri sera con Donald Trump ha lasciato a Zelensky margini di intervento limitati, con il presidente americano che ha finito per dominare la sessione di domande dei giornalisti. Il presidente ucraino aveva aperto l’incontro con una dichiarazione essenziale: “Spero che porremo fine a questa guerra e il presidente Trump ci aiuterà a farlo. Dobbiamo farlo il più presto possibile, prima dell’inverno.” Sui social ha poi riferito che i due leader avevano discusso di possibili “passi di de-escalation che possano aprire la strada alla diplomazia” per chiudere quella che ha definito “questa guerra insensata” entro l’inverno, ribadendo la disponibilità di Kiev a “qualsiasi forma di cessate il fuoco energetico” a condizione che la Russia rinunci ad attaccare le infrastrutture energetiche ucraine.Ma ancor prima del discorso di Zelensky, previsto nel tardo pomeriggio italiano, interverrà anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, quinto oratore della sessione. Il suo intervento arriva a un giorno di distanza dalla conferma di Trump su colloqui di tre ore tra i suoi rappresentanti e l’Iran a margine dell’Assemblea, e dalle sue stesse parole su una possibile decisione riguardo all'”annientamento della Repubblica islamica”. Una dichiarazione estrema, che il Guardian definisce spaventosa ricordando che ormai il mondo ha abbassato il livello d’attenzione quando Trump dice cose prima indicibili.

Teheran, dal canto suo, ha smentito di aver abbandonato le proprie precondizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz nel corso dei colloqui, mediati dal Qatar, tra il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner.
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