ROMA – “L’accesso alla Casa Bianca è un privilegio, non un diritto”. E quindi, formalizzando un preciso principio etico, la Casa Bianca ha messo nero su bianco in tribunale le accuse alla base dell’espulsione di CNN, MS NOW e Politico che negli Stati Uniti ha scatenato un putiferio (e la prima grande crisi mediatica di Trump). Secondo il governo, le tre testate avrebbero violato precise norme di condotta diffondendo “falsità verificabili sulla sicurezza nazionale e altre questioni” e pubblicando “informazioni sensibili o classificate”.
Il documento sostiene che non vi sia alcuna violazione del Primo Emendamento nel “ban”, inserendo la misura in una tradizione presidenziale di trattamento differenziato tra giornalisti. Essendo un privilegio, insomma, può essere concesso a discrezione del Presidente.
Le lettere allegate al deposito – scrive il New York Times – specificano nel dettaglio gli articoli ritenuti responsabili delle presunte infrazioni. Alla CNN viene contestato un pezzo del gennaio 2026 che avrebbe rivelato dettagli di costruzione “top secret relativi al bunker dell’ala est”. A MS NOW viene imputato un articolo del giugno 2026 basato su una fonte secondo cui il presidente “aveva sottovalutato la volontà dell’Iran di riprendere il conflitto”. Politico è accusato di aver pubblicato un documento sui finanziamenti per la sala da ballo della Casa Bianca, comprensivo di dettagli sugli investimenti dei Servizi Segreti in materia di sicurezza.Le tre testate hanno risposto alla cacciata con un’azione legale, sostenendo che il divieto “discriminava sfacciatamente in base al punto di vista editoriale” e violava i loro diritti costituzionali; secondo la denuncia, le redazioni “non avevano ricevuto alcun preavviso sul fatto che il presidente avrebbe vietato a una testata giornalistica l’accesso alla Casa Bianca se non gradiva la sua copertura giornalistica”. Nella causa si contesta inoltre l’assenza di un giusto processo prima dell’espulsione; la Casa Bianca replica di aver garantito alle testate “un processo post-espulsione sufficiente”.Il caso è ora nelle mani del giudice distrettuale Timothy J. Kelly, nominato da Trump nel 2017, che terrà domani – mercoledì – un’udienza d’emergenza per valutare la richiesta di un’ordinanza che sospenda il divieto. Peraltro non è la prima volta che Kelly si trova a giudicare una disputa di questo tipo: nel 2018 aveva stabilito che l’espulsione del giornalista della CNN Jim Acosta dalla Casa Bianca fosse illegittima per mancanza di un preavviso adeguato, ordinandone il ripristino dell’accredito.
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