Roma, 25 set. (askanews) – Secondo appuntamento per gli Aska Talks, il format di dibattito e networking ideato e realizzato in collaborazione con Pilat & Partners per mettere a sistema le principali rappresentanze del tessuto economico e sociale italiano.
Al centro del confronto, moderato dal direttore di Askanews Gianni Todini, un tema cruciale per il futuro del Paese: “Capitale Umano e Intelligenza Artificiale: la sfida delle competenze per la crescita dell’Italia”.
Il dibattito ha confermato come la transizione digitale non rappresenti soltanto una rivoluzione tecnologica, ma una profonda trasformazione culturale e formativa. Da un lato emerge con forza la necessità di colmare un digital divide che rischia di dividere chi controlla l’intelligenza artificiale da chi la subisce; dall’altro, i dati confermano l’urgenza di investire sulle persone e poi sui processi: secondo lo studio di quest’anno People Readiness Report – Beyond AI adoption citato dal Dott. Marco De Luca (Consult Partner di Kyndryl Italia), appena il 23% dei manager ritiene di disporre in azienda delle competenze adeguate per un uso consapevole dell’IA, un dato persino in calo rispetto al passato che mostra, come precisato da De Luca che, per sostenere un clima di fiducia nei confronti delle nuove tecnologie, servono anche formazione, compliance e co-design nella realizzazione dei sistemi operativi. Il mondo della formazione e della scuola si trova così in prima linea.
Atenei come l’Unint sperimentano percorsi e ricerche innovative, integrando la cybersecurity nei propri corsi di laurea umanistici e sociali, per un approccio più olistico al fenomeno, e promuovendo ricerche sull’IA incarnata a supporto di anziani e disabili. Il suo presidente Fabio Bisogni evidenzia come si stia creando sempre di più un divario tra coloro che comprendono e governano le tecnologie e coloro che semplicemente le subiscono.
Altra rappresentanza del sistema formazione è il mondo sindacale scolastico che attraverso la voce di Gilda, del Dott. Vito Castellana, mette in guardia dai rischi di un’introduzione precoce dell’IA nella didattica primaria, che potrebbe compromettere l’apprendimento delle basi e omogeneizzare il pensiero critico degli studenti, auspicandone un utilizzo circoscritto alla sola gestione.
Anche il DG di Ised, Graziano Boni, sottolinea come il futuro del lavoro sarà rivoluzionato da software generativi che potranno liberare risorse umane dalle mansioni più ripetitive, ridurre il monte ore dedicato al lavoro e creare nuove figure professionali. Di contro però occorre affrontare il tema etico e di sicurezza, rivedendo il sistema regolamentazione dei sistemi IA, ad oggi impostato soltanto sull’attuale infrastruttura normativa europea dell’AI Act.
La sfida dell’IA attraversa trasversalmente tutti i settori produttivi e professionali. Dalle professioni ordinistiche alle PMI. Le prime sono state rappresentate ieri dal Dott. Commercialista Roberto Bonomo (Presidente di una costituenda associazione nazionale che riunirà le professioni ordinistiche dell’area economico-giuridica) chiamate a non più rinviabili necessità di evoluzione e alfabetizzazione, per essere elevate a una governance consapevole dei sistemi. Mentre la voce delle PMI è arrivata dal Direttore Passarello (Relazioni Sindacali Confapi) il quale ha sottolineato la necessità di individuare strumenti che consentano di colmare lo svantaggio di accesso a queste tecnologie rispetto ai grandi player, e quanto sia opportuno concentrarsi su altri orizzonti strategici, come l’estensione dell’IA a nuovi ambiti applicativi, come la sicurezza sul lavoro.
Una visione tecnica arriva da Fondazione Italia Digitale, dal Dott. Ceccobelli il quale richiama alcuni esempi virtuosi nei quali l’IA agevola e completa il lavoro umano senza sostituire il personale, raccolta dati nella sanità, organizzazione delle liste d’attesa, supporto al servizio studi parlamentare e l’emersione di nuove figure professionali di garanzia e controllo in merito ai risultati prodotti.
Una visione più critica arriva dal Prof. Giuseppe Izzo, Amministratore delegato di UESE Italia ed esperto di cyber sicurezza, che evidenzia l’ambiguità nello sfruttamento dell’IA per realizzare sistemi di cyber security in tal modo violabili in qualsiasi momento dal medesimo software che li ha progettati. Porta alla luce anche dati importanti: fino al 93 % delle strumentazioni IA risultano non idonee rispetto alle regolamentazioni DORA, IA Act e GDPRA.
Chiudono il tavolo le considerazioni di Alessandro Taurino, co-founder e Amministratore delegato di Kitabii, start-up innovativa in ambito farmaceutico, che conferma la generale carenza di alfabetizzazione ponendo l’attenzione sulla concentrazione geografica-industriale dello sviluppo in materia di sistemi IA e sul vantaggio competitivo dato alle aziende già leader di settore dall’enorme mole di dati che gli utenti di tutto il mondo trasferiscono nei loro server attraverso la formulazione di query.
