Roma, 25 set. (askanews) – Ricerca, innovazione, sicurezza e difesa sono al centro di una cooperazione sempre più stretta tra Italia e Giappone, con il Global Combat Air Programme (Gcap) per lo sviluppo congiunto del sistema aereo da combattimento di nuova generazione insieme al Regno unito come uno degli esempi più significativi della crescente integrazione tecnologica e industriale. E’ stato questo uno dei temi cardine dell’incontro “La Scienza al Servizio della salute e della pace – Cooperazione Italia-Giappone: un punto di svolta. Una grande opportunità”, organizzato oggi alla Camera dei deputati nell’ambito delle celebrazioni per i 160 anni delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi.
A sottolineare il rilievo assunto dalla collaborazione nella difesa è stato il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, secondo il quale la giornata “segna un nuovo punto di inizio nella relazione tra l’Italia e il Giappone”. “La scienza al servizio della salute e della pace può sembrare un’antinomia, ma è un’antinomia soltanto apparente, perché scienza e pace vanno esattamente nella stessa direzione”, ha affermato. In questo quadro si inserisce il Gcap, che mette in comune ricerca, tecnologie, capacità industriali e competenze avanzate di Italia, Giappone e Regno unito e rappresenta uno dei punti più avanzati della cooperazione strategica tra Roma e Tokyo.
Mulè ha richiamato una collaborazione che non riguarda soltanto le istituzioni diplomatiche, ma coinvolge università, centri scientifici, industria e mondo della ricerca. “Il Giappone in Italia ha investito in termini culturali, scientifici ed economici in maniera massiccia”, ha aggiunto. La giornata rappresenta quindi, secondo il vicepresidente della Camera, “la tappa di un percorso che va avanti” grazie alla collaborazione tra uomini e donne dei due Paesi che condividono valori e obiettivi comuni.
La cooperazione può produrre ricadute anche nel campo delle grandi infrastrutture. Eugenio Zoffili, presidente della Sezione di amicizia dell’Unione interparlamentare Italia-Giappone, ha richiamato le competenze maturate dal Giappone nella costruzione e gestione dei ponti e in particolare l’esperienza del ponte di Akashi. Un patrimonio di conoscenze e tecnologie che, secondo Zoffili, può essere utile anche nel percorso italiano verso la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. “Sono esempi concreti di come due Paesi lontani geograficamente possano mettere insieme conoscenze, esperienze e capacità industriali, creando nuove opportunità per le imprese e per i territori”, ha affermato.
Il convegno, promosso dalla Fondazione Italia Giappone insieme alla Sezione interparlamentare di amicizia Italia-Giappone dell’Uip e alla Sapienza Università di Roma, con il patrocinio delle ambasciate dei due Paesi, riunisce rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, della ricerca e dell’industria. Tra i partecipanti figurano il presidente della commissione Affari esteri e Difesa del Senato Maurizio Gasparri (che ha inviato un videomessaggio di saluto), l’ambasciatrice del Giappone in Italia Hikariko Ono e, da remoto, l’ambasciatore italiano a Tokyo Mario Vattani.
Per il mondo universitario e scientifico sono intervenuti, tra gli altri, la rettrice della Sapienza Antonella Polimeni, la rettrice dell’Università Ca’ Foscari Venezia Tiziana Lippiello, la vicepresidente dell’Istituto di Scienza di Tokyo Junko Morikawa, il presidente dell’Università medica del Kansai Tatsu Kinashi e Toshiyuki Takagi, direttore dell’ufficio di Strasburgo della Società giapponese per la promozione della scienza. Per la Difesa presente la vicedirettrice nazionale degli Armamenti Luisa Riccardi. A moderare l’incontro è stato il presidente della Fondazione Italia Giappone Umberto Vattani.
La cooperazione scientifica bilaterale ha una struttura istituzionale dal 1988, con l’Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica firmato a Tokyo. Nel 2025 circa 200 accordi collegavano università ed enti di ricerca italiani e giapponesi e dal 1970 i ricercatori dei due Paesi hanno prodotto insieme circa 21.000 pubblicazioni scientifiche. Tra i settori prioritari figurano Ia, tecnologie agricole avanzate, mobilità sostenibile, biodiversità e medicina.
Il confronto di Montecitorio si è esteso dalle università alle applicazioni industriali della ricerca, con particolare attenzione ad aerospazio, farmaceutica, biomedicina, agroalimentare e automotive.
