Ph credit: Meloni Facebook
ROMA – Tre manovre, una politica, un obiettivo.
Il governo si sta preparando al giro di boa e al finale della legislatura muovendosi su un triplice fronte: energetico, fiscale, elettorale. L’obiettivo è quello di frenare il rialzo dei prezzi (di cui l’energia oggi è il principale fattore), tagliare le tasse al ceto medio nella legge di Bilancio (e catturare la fiducia delle famiglie e dei produttori che diedero a Meloni la vittoria nel 2022), preparare il set di regole e le alleanze per il voto (governa chi vince). Tutto questo fa una politica e diventa un obiettivo: puntare al bis a Palazzo Chigi. La sfida è enorme per tutti, non esistono soluzione ordinarie in tempi straordinari.
LA STRATEGIA
Quella di Giorgia Meloni è un’operazione che si dispiega su vari piani: petro-diplomazia e uso mirato della leva sui carburanti (prima il taglio delle accise, ora il price cap via ENI, Italiana Petroli, Q8 e gli altri operatori che entrano nella tela diplomatica del premier e nell’effetto domino acceso dalla mossa del Cane a Sei Zampe), interventi sulle bollette (anticipati da Enel già dall’aprile di quest’anno), si tratta di una risposta allo shock geopolitico che si inserisce nell’agenda parlamentare, mentre il Governo mette in fila i passaggi istituzionali.
Affari interni e esteri sono la stessa trama su livelli diversi. Venerdì 2 ottobre alle 18 il Consiglio dei ministri esamina il Documento programmatico di finanza pubblica; L’8 ottobre si attende alla Camera il voto finale (a scrutinio segreto) della riforma elettorale. Sono i due allunghi di una corsa che punta a compattare il centrodestra, contenere le minacce sul fianco destro (Vannacci) e mettere in evidenza il deficit di proposta di un Campo largo che per ora è irrisolto nella proposta e rischia di diventare stucchevole nella protesta.
La prova tattica (importante sul piano del significato) è arrivata con la tenuta del centrodestra nelle elezioni suppletive di Reggio con la vittoria di Roscioli/Occhiuto/Forza Italia e Tajani in regia; evaporazione del sogno della “Sassonia di Vannacci” smentito dagli elettori quando è comparso per la prima volta il dilemma del voto utile.
LO SCENARIO
Sono indizi, ma bastano per ricalibrare la strategia. Lo scenario esterno (elezioni in Israele del 27 ottobre, crisi dello Stretto di Hormuz, guerra in Iran nel limbo, linea della Casa Bianca influenzata dal voto di midterm di novembre e dallo stop and go di Trump sull’uso della forza militare, innesta una serie di variabili che rafforzano la narrativa di un governo capace di manovrare questo incrocio interno/estero. È un’operazione sofisticata, che usa l’energia come leva di consenso e come hedging geopolitico: se il calendario istituzionale regge e il prezzo alla pompa di benzina e le bollette restano sotto controllo, ci sarà un premio per il centrodestra.
Le incognite sono tante, la più importante è sulla mappa: se la rotta mediorientale s’incendia (Iran/Hormuz), il costo politico sale e la manovra deve trovare ulteriori soluzioni di compensazione. Resta sul tavolo il Risiko dell’Ucraina e il rebus della matrjoska di Vladimir Putin, cosa c’è dentro la bambolina del Cremlino? Nessuno lo sa.
Meloni intanto sta accelerando il gioco, le soluzioni con effetto immediato, un vero e proprio blitz diplomatico e istituzionale, hanno spiazzato l’opposizione e il risultato – nell’attesa di una risposta coordinata del Campo largo – contraddice le analisi che vedono favorite le sinistre e conferma quanto diceva Giulio Andreotti: “Il potere logora chi non ce l’ha”.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it
