ROMA – Il Pentagono ha annunciato la fine di Operation Inherent Resolve, la missione militare a guida americana contro il gruppo Stato islamico, avviata in Iraq 12 anni fa. Più in generale, la comunicazione di Washington ufficializza il completamento del ritiro dei soldati, previsto per oggi, a 23 anni dall’invasione che portò alla caduta del presidente Saddam Hussein nel 2003, poi condannato a morte per impiccagione. Secondo Sean Parnell, portavoce del dipartimento della Difesa statunitense, “il ritiro ordinato delle forze e delle attrezzature della coalizione dalla base aerea di Erbil segna la conclusione della missione militare che ha sconfitto Daesh”. Già ieri, riferisce l’emittente Al Jazeera in una corrispondenza da Baghdad, si è concluso il ritiro dei soldati americani da una base nella capitale.
I NUMERI DELLE VITTIME
Nel Paese, dal 2003, stando ai dati del Pentagono, i militari americani uccisi sono stati circa 4.500. Molte di più le vittime irachene, in particolare quelle civili: tra 200mila e 226mila, circa 300mila considerando anche militari e combattenti, secondo la piattaforma di monitoraggio Iraq Body Count. Il ritiro americano era stato deciso nel 2024 dall’allora presidente Joe Biden, nel quadro di un accordo tra Washington e Baghdad che prevedeva la fine della missione della coalizione contro lo Stato islamico e un ritiro progressivo del contingente. Quest’anno il quadro è tornato a complicarsi per il nuovo conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, iniziato il 28 febbraio. Gruppi armati iracheni alleati di Teheran sono stati coinvolti in scontri e sono stati presi di mira dai raid di Washington e Tel Aviv.
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