venerdì, 9 Ottobre 26

La nota politica di Mario Sechi | Un disastro aereo scampato, la stretta Usa su Hormuz e la tela di Giorgia contro il precipizio energetico

MondoLa nota politica di Mario Sechi | Un disastro aereo scampato, la stretta Usa su Hormuz e la tela di Giorgia contro il precipizio energetico

ROMA – Lo stretto di Hormuz è aperto. Il traffico di petrolio sta tornando ai livelli pre guerra, scrive Bloomberg. Lo certificano i numeri compulsati da J.P. Morgan e Goldman Sachs. È un’ottima notizia, non è la fine della crisi, forse un nuovo inizio. Ma non si possono dormire sonni tranquilli. Soprattutto con due guerre aperte, una nel cuore dell’Europa, in Ucraina, l’altra in Medio Oriente, tra l’Iran, lo Yemen, l’Arabia Saudita, il sistema nervoso del petrolio e del gas. La strategia degli Stati Uniti sembra funzionare, ma basta un episodio singolo per far precipitare tutto.

SUL FILO DEL RASOIO

Ieri ne abbiamo avuto la prova con il tentativo di dirottare e usare l’aereo in volo da Dubai a Tel Aviv come un missile (la copia dell’11 settembre). Quali sarebbero state le conseguenze? Come avrebbe reagito Israele se il colpo fosse andato a segno?Il conflitto può riaccendersi proprio nel momento in cui Donald Trump sta incassando il dividendo di una strategia che all’inizio ha stentato a trovare la rotta, ora tracciata sulla stretta economica dell’Iran, in particolare su Hormuz. Gli iraniani si sono intrappolati in un errore capitale, pensavano di avere la leva dello Stretto e l’hanno persa per tracotanza, sono passati dal blocco delle petroliere altrui all’auto strangolamento economico. Il loro silenzio, è quello di un regime che non sembra avere più molte frecce da scoccare.

UNA SPADA DI DAMOCLE SUI BARILI DI PETROLIO

A questo punto scatta la domanda: perché il petrolio è ancora a 100 dollari al barile? È semplice, il mercato sta aspettando proprio le mosse di Teheran: aprirà a una trattativa, un negoziato serio e realista (che non hanno mai fatto) o ripartiranno con i lanci di missili sui Paesi del Golfo? O proveranno a colpire con il terrorismo asimmetrico? Dilemmi che dividono realisti e Pasdaran, ayatollah e generale, politici e militari. Lo spartiacque è esattamente questo e conduce l’Europa (che non tocca palla) in una terra incognita.

L’ELECTION DAY IN ISRAELE E LA TELA DI GIORGIA MELONI

Mancano 27 giorni al voto in Israele e tutto è ancora aperto. Netanyahu può perdere, ma per alcuni sondaggi può ancora vincere. Guerra e pace passano ancora per Gerusalemme, mentre a Roma, cioè a Palazzo Chigi, la premier Giorgia Meloni guarda allo scenario sferruzzando la sua tela fitta. La premier si è mossa con abilità, cercando strumenti per attutire l’impatto della crisi energetica innescata dall’Ucraina e dal Golfo con gli oleodotti in fiamme e le raffinerie ferme. L’impatto da mitigare quello dello tsunami dei prezzi energetici, l’incrocio per Meloni è quello dei traffici marittimi verso il canale di Suez che per l’Italia sono vitali, per il nostro sistema di approvvigionamento.

La parola chiave e “inflazione”. L’Istat l’ha fissata in settembre a +0,7% su base mensile e a +4,2% su base annua (da +3,3% del mese precedente). Il balzo è dovuto all’impennata dell’energia. Pompa di benzina e bollette di gas e luce sono il problema a valle, a monte c’è la geopolitica. E l’Europa. Meloni ha preso carta e penna per chiedere a Ursula von der Leyen più flessibilità per contrastare l’inflazione, tema che secondo la premier “va affrontato all’Ecofin e al Consiglio Ue, aiutiamo famiglie e imprese”. Bisogna levare dal campo della realtà l’irreale. Cioè vincoli rigidi e asincroni, è sempre la vecchia storia del “patto stupido” (conio di Romano Prodi).

PD E CAMPOLARGO SENZA VOCE, SENZA LINEA E SENZA ‘GRAMMATICA’

Siamo in pieno testacoda tra interno ed estero, ancora una volta, si fondono, si intrecciano, si parlano, e le scelte politiche non possono essere fatte in assenza di una valutazione su quello che è lo grande gioco internazionale, ne sono la diretta conseguenza.Se tu non ti occupi del mondo, il mondo si occuperà di te. La scacchiera è piazzata su un punto più elevato e l’opposizione in questo scenario appare priva di una voce autorevole e di una linea. Potrebbe parlare Paolo Gentiloni, ma nel Pd di Elly Schlein è stato emarginato. Altri campioni dell’establishment democratico non se ne vedono e l’acuto Goffredo Bettini è impegnato nell’impresa: trovare una sintesi governista da sinistra tra Pd, Cinque Stelle e soci di varia distrazione di massa tutt’altro che mansueti. All’opposizione non manca il fiato, ma la grammatica. Infatti è diventato improvvisamente difficile andare nei talk show e dire no all’abolizione del bollo, dire no agli sconti sulle bollette, dire no al price cap sui carburanti. Una missione kamikaze.Giorgia Meloni è uscita con la Petro-diplomazia dall’assedio e ora attacca con gli strumenti di chi ha il governo, le leve del potere (stanno per arrivare anche gli sconti dei libici di Tamoil). Aleggia una domanda nel Campo largo, è quella del compagno Lenin: che fare?
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