Milano, 30 set. (askanews) – Torna a crescere ad agosto la produzione automotive britannica, mentre l’industria avverte sui rischi di un’esclusione del Regno Unito dalle future misure “Made in Europe” dell’Unione europea, proprio nel giorno in cui il primo ministro Andy Burnham ha riaperto il dossier dei rapporti con Bruxelles. In un’intervista alla Bbc, Burnham ha affermato che “tutte le opzioni sono sul tavolo”, compresa una possibile riadesione all’Ue, sostenendo che la Brexit ha portato “più guai che benefici”.
Secondo i dati diffusi dalla Society of Motor Manufacturers and Traders (Smmt), nel mese sono stati prodotti 40.872 veicoli, il 5,7% in più rispetto ad agosto 2025. La produzione di sole autovetture è salita del 6,1% a 39.328 unità, la crescita più forte dallo scorso dicembre. L’export di auto è aumentato dell’1,4% e ha rappresentato il 77,1% della produzione. Le spedizioni verso l’Ue sono scese del 7,4%, ma il blocco resta di gran lunga il primo mercato per le vetture britanniche, con il 54,1% delle esportazioni. In calo anche la Cina (-15%), mentre sono aumentati i flussi verso Stati Uniti, Giappone e Australia. Positivo anche l’andamento della domanda: ad agosto le immatricolazioni sono cresciute del 13,7%, con una forte avanzata dei marchi cinesi. Byd, Jaecoo, MG e Omoda hanno registrato aumenti a doppia o tripla cifra e, nella classifica dei modelli, dietro alla Ford Puma si sono piazzate Jaecoo 7, MG HS e Jaecoo 5, con Omoda 5 al sesto posto.
Smmt ha avvertito che le disposizioni “Made in Europe” previste dall’Industrial Accelerator Act, se applicate escludendo i veicoli prodotti nel Regno Unito, rappresenterebbero una “minaccia esistenziale” per l’industria britannica. Secondo un’analisi di Oxford Economics commissionata da Smmt, l’industria automotive britannica genera 24 miliardi di euro di attività economica e sostiene 250 mila posti di lavoro nell’Ue. Gli scambi automotive tra Regno Unito e Unione valgono circa 80 miliardi di euro l’anno.
Le esportazioni UK verso l’Ue generano inoltre 5,6 miliardi di euro di acquisti di beni e servizi europei e sostengono 58 mila occupati in Europa. Smmt chiede quindi che veicoli, componenti e materiali prodotti nel Regno Unito siano considerati equivalenti a quelli Ue nelle nuove regole “Made in Europe”, per evitare l’esclusione da incentivi e appalti riservati alla produzione europea.
“Le industrie automotive di Regno Unito e Ue sono profondamente integrate”, ha affermato il Ceo di Smmt Mike Hawes, chiedendo “soluzioni pratiche” per evitare danni reciproci. A pesare sul settore ci sono anche le nuove regole di origine dell’accordo post-Brexit, che dal gennaio 2027 potrebbero comportare costi tariffari aggiuntivi per almeno 1,4 miliardi di sterline su batterie, auto elettriche e plug-in.
Il confronto arriva mentre l’industria britannica mostra nuovi segnali di investimento. Nell’ultima settimana Nissan, McLaren e Bentley hanno annunciato complessivamente oltre un miliardo di sterline di investimenti: Nissan destinerà 170 milioni a un nuovo modello a Sunderland, McLaren circa 500 milioni a nuovi prodotti e tecnologie, mentre Bentley ha completato un investimento da 350 milioni di sterline a Crewe.
Il quadro resta però fragile. Nel primo semestre 2026 la produzione complessiva è diminuita anno su anno del 7,5% a 385.979 veicoli (auto -3,6%, veicoli commerciali -54,7%). L’automotive britannico conta circa 188 mila occupati nella produzione e 830 mila considerando l’intera filiera.
