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Cina, 77 anni da fondazione Repubblica popolare: ecco cosa è cambiato

AttualitàCina, 77 anni da fondazione Repubblica popolare: ecco cosa è cambiato

Roma, 1 ott. (askanews) – La bandiera rossa a cinque stelle si è alzata questa mattina su piazza Tiananmen alle prime luci dell’alba, sulle note dell’inno nazionale, mentre la Cina celebrava il 77mo anniversario della fondazione della Repubblica popolare. Alla cerimonia è seguita la liberazione delle colombe della pace, mentre manifestazioni analoghe si sono svolte in numerose città del Paese.

Nel centro di piazza Tiananmen campeggia il tradizionale grande cesto floreale dedicato alle “Benedizioni alla madrepatria”, alto 18 metri. Lungo Chang’an Jie altre installazioni richiamano innovazione tecnologica, sviluppo verde e storia rivoluzionaria. Questa sera la Cctv trasmetterà uno speciale nazionale dedicato all’anniversario.

Il prologo politico si era svolto ieri sera alla Grande sala del popolo, dove Xi Jinping, insieme agli altri massimi dirigenti e a circa 800 invitati, ha partecipato al tradizionale ricevimento. Xi ha rivendicato i 77 anni di sviluppo della Repubblica popolare, indicando nel 2026, primo anno del XV Piano quinquennale, l’avvio di una nuova fase e assicurando che l’economia continua a mostrare “forte resilienza e vitalità”.

LA FONDAZIONE

Settantasette anni separano la Cina di oggi da quella del primo ottobre 1949, quando Mao Zedong proclamò dalla Porta di Tiananmen la nascita della Repubblica popolare. La Cina usciva allora da decenni di guerre, dall’invasione giapponese e dalla guerra civile tra comunisti e nazionalisti. Aveva circa 542 milioni di abitanti, quasi nove su dieci vivevano nelle campagne e poco più del 10% della popolazione era urbanizzato. L’aspettativa media di vita era di circa 35 anni e l’analfabetismo era ancora largamente diffuso.

Il governo nazionalista di Chiang Kai-shek si ritirò a Taiwan, aprendo una divisione politica che resta ancora oggi una delle principali questioni strategiche dell’Asia orientale. Mao costruì rapidamente uno Stato centralizzato imperniato sul Partito comunista cinese. Nei primi anni furono realizzate la riforma agraria, la nazionalizzazione dell’industria e una trasformazione economica ispirata al modello sovietico. Dal 1950 la Cina intervenne nella guerra di Corea e con il primo Piano quinquennale avviò una massiccia industrializzazione.

L’EPOCA DI MAO

L’epoca maoista pose le fondamenta istituzionali dello Stato, ma fu anche segnata da alcune delle crisi più drammatiche della storia cinese contemporanea. Nel 1958 Mao lanciò il Grande balzo in avanti, il tentativo di accelerare industrializzazione e collettivizzazione. Ne seguì un grave disastro agricolo ed economico e, tra il 1959 e il 1961, una carestia che provocò milioni di morti.

Negli stessi anni si consumò la rottura con l’Unione sovietica. Nel 1962 la Cina combatté una breve guerra con l’India e nel 1964 fece esplodere la sua prima bomba atomica. Due anni dopo iniziò la Rivoluzione culturale, con la mobilitazione delle Guardie rosse, epurazioni, persecuzioni di intellettuali e funzionari e violenze diffuse. La stagione si concluse sostanzialmente con la morte di Mao nel 1976 e sarebbe stata successivamente definita dallo stesso Partito comunista un grave errore.

Gli ultimi anni di Mao videro però anche il ritorno della Cina sulla scena internazionale. Nel 1971 la Repubblica popolare ottenne il seggio della Cina all’Onu e nel 1972 Richard Nixon compì la storica visita a Pechino. Il riavvicinamento con Washington portò alle relazioni diplomatiche tra Cina e Stati uniti nel 1979.

L’EPOCA DENG

Dopo una breve fase di transizione emerse Deng Xiaoping, che dalla fine degli anni Settanta divenne il leader dominante pur senza essere presidente della Repubblica o segretario generale del Partito. Con Deng cambiò radicalmente la traiettoria economica della Cina. Nel dicembre 1978 il terzo Plenum dell’XI Comitato centrale inaugurò la politica di ‘riforma e apertura’. La collettivizzazione agricola fu gradualmente smantellata, nacquero le prime zone economiche speciali e la Cina iniziò ad attrarre investimenti e tecnologie dall’estero. Il mercato veniva progressivamente incorporato in un sistema che continuava a definirsi socialista e nel quale il Partito comunista manteneva il monopolio politico.

La liberalizzazione economica non ebbe infatti un equivalente sul terreno politico. Nel 1989 le proteste iniziate dagli studenti a Pechino si ampliarono fino all’intervento dell’esercito nella notte tra il 3 e il 4 giugno. Il numero esatto delle vittime di Tiananmen non è mai stato accertato in modo indipendente.

Dopo il 1989, Deng scelse comunque di non interrompere le riforme. Il suo “viaggio nel Sud” del 1992 rilanciò la trasformazione economica e consolidò il modello dell'”economia socialista di mercato”.

JIANG ZEMIN

Alla guida del Partito era intanto arrivato Jiang Zemin. Durante il suo periodo Hong Kong tornò sotto sovranità cinese nel 1997 e Macao nel 1999. Nel 2001 Pechino entrò nell’Organizzazione mondiale del commercio, passaggio decisivo per l’integrazione della Cina nell’economia globale.

L’ingresso nel Wto accelerò investimenti, esportazioni e industrializzazione e contribuì a trasformare il Paese nella grande fabbrica del mondo.

LA PARENTESI DI HU JINTAO

Nel 2002 Jiang lasciò la guida del Partito a Hu Jintao. Il decennio di Hu coincise con una fase di crescita rapidissima, urbanizzazione e costruzione di grandi infrastrutture. Le Olimpiadi di Pechino del 2008 divennero il simbolo del nuovo peso internazionale della Cina.

IL POTERE DI XI JINPING

Nel novembre 2012 iniziò l’era di Xi Jinping, diventato presidente della Repubblica nel marzo 2013.

Con Xi si è rafforzata la centralità del Partito nella vita politica, economica e sociale e si è concentrato maggiormente il potere al vertice. Una vasta campagna anticorruzione ha colpito centinaia di migliaia di funzionari, compresi dirigenti di primo piano.

Sul piano internazionale Xi ha promosso una Cina più assertiva. Nel 2013 ha lanciato le iniziative confluite nell’Iniziativa Belt and Road, la “Nuova via della seta”, mentre sono cresciute le capacità militari cinesi e la pressione attorno a Taiwan.

Nel 2018 una revisione costituzionale ha eliminato il limite dei due mandati alla presidenza della Repubblica. Xi è stato confermato per un terzo mandato alla guida del Partito nel 2022 e per un terzo mandato da presidente nel 2023. Negli anni di Xi la Cina ha attraversato anche la pandemia di Covid-19. Per quasi tre anni Pechino ha applicato una rigorosa politica di “zero Covid”, poi smantellata rapidamente alla fine del 2022.

1949-2026, CHE COSA E’ CAMBIATO

Il confronto tra il 1949 e oggi dà la misura della trasformazione.

La Cina è passata da 542 milioni di abitanti a oltre 1,4 miliardi, da un tasso di urbanizzazione poco superiore al 10% a quasi il 68%. L’aspettativa di vita è salita da circa 35 anni a oltre 78. Dall’inizio delle riforme, secondo la Banca mondiale, quasi 800 milioni di cinesi sono usciti dalla povertà estrema.

Soprattutto, la Cina è passata dall’essere un Paese prevalentemente agricolo e povero a diventare la seconda economia mondiale in termini nominali, la maggiore potenza manifatturiera e il primo esportatore mondiale di merci.

Nel 1949 produceva appena 158.000 tonnellate di acciaio. Oggi occupa posizioni di primo piano in numerose filiere globali, dai veicoli elettrici alle batterie, dal fotovoltaico alle telecomunicazioni, fino ai droni e all’economia digitale.

Ma la Cina che celebra oggi il proprio 77esimo anniversario è entrata anche in una fase più complessa. La popolazione diminuisce e invecchia, il settore immobiliare continua a pesare sull’economia, le amministrazioni locali devono fare i conti con livelli elevati di debito e la crescita procede a ritmi inferiori rispetto ai decenni del boom.

Contemporaneamente, la competizione con gli Stati uniti si è spostata sempre più verso semiconduttori, intelligenza artificiale, tecnologie avanzate, commercio e controllo delle catene di approvvigionamento.

E’ in questo contesto che Xi presenta il XV Piano quinquennale come l’inizio di una nuova tappa. Nel discorso di ieri sera ha insistito sulla necessità di proseguire le riforme, sostenere la crescita e coordinare “sviluppo e sicurezza”.

Settantasette anni dopo Mao, la Cina è dunque profondamente diversa da quella del 1949: urbanizzata, industrializzata, tecnologica, nucleare, membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu e centrale negli equilibri economici e strategici mondiali.

Anche la successione dei suoi leader racconta le diverse fasi di questa trasformazione: Mao Zedong costruì il nuovo Stato; Deng Xiaoping aprì la stagione delle riforme e del mercato; Jiang Zemin accompagnò l’ingresso nella globalizzazione; Hu Jintao governò gli anni della grande espansione economica; Xi Jinping sta cercando di trasformare il peso economico accumulato in potenza tecnologica, militare e geopolitica.

Una sola istituzione attraversa senza soluzione di continuità tutte queste epoche. Dal primo ottobre 1949 oggi il Partito comunista cinese è rimasto al centro del sistema politico e dello Stato.

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