ROMA – Di fronte all’ondata di proteste negli istituti superiori e al progressivo allargamento dei blocchi agli atenei universitari, il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha convocato d’urgenza una riunione interministeriale di crisi. La mobilitazione, che interessa oltre trecento plessi da Parigi a Marsiglia, ha fatto registrare violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine e si innesta in una fase di forte tensione economica e politica per il Paese.
LE RAGIONI DELLA PROTESTA: CATTEDRE VUOTE, CLASSI POLLAIO ED EDILIZIA DEGRADATA
Devant le lycée Henri-IV, à Paris, des lycéens se mobilisent en solidarité avec ceux des banlieues.
La solidarité n’a pas de frontières sociales. pic.twitter.com/x6QDELpKK1
— Fr@nce F@non (@FrnceFnon1) October 1, 2026
Alla base della protesta studentesca vi sono precise rivendicazioni di carattere strutturale. I liceali chiedono la copertura immediata e sistematica delle cattedre scoperte e la sostituzione dei docenti assenti per evitare la costante perdita di ore di lezione, unita alla drastica riduzione del numero di alunni per classe per contrastare il fenomeno delle “classi pollaio” (per sovraffollamento). Tra i punti centrali della mobilitazione figurano anche la richiesta di stanziamenti urgenti per la manutenzione e la ristrutturazione degli edifici scolastici degradati. A queste motivazioni si sommano il malcontento per il carovita, i rincari del carburante e il paventato impatto dei tagli alla spesa pubblica previsti dalla nuova legge di bilancio presentata dall’esecutivo.
INCENDI A NANTES E MARSIGLIA: DIRIGENZA SCOLASTICA COSPARSA DI BENZINA
L’inasprimento della protesta ha portato a gravi episodi di violenza e danneggiamenti, attribuiti anche all’infiltrazione di frange esterne agli istituti. A Nantes la hall del liceo Nelson Mandela è stata distrutta da un incendio propagatosi fino alla facciata dell’edificio prima dell’intervento dei vigili del fuoco. A Marsiglia, presso l’istituto Victor Hugo, l’intera dirigenza scolastica — tra cui il preside, il vicepreside e la segretaria generale — è stata aggredita e cosparsa di benzina da un gruppo di dimostranti, costringendo il personale a barricarsi all’interno per mettersi al sicuro.
I NUMERI DELLA MOBILITAZIONE: OLTRE 600 FERMI E CENTINAIA DI FERITI
Il bilancio complessivo del confronto sul campo riflette l’eccezionale gravità dei disordini. Sono oltre 300 gli istituti scolastici paralizzati dai blocchi in tutto il territorio transalpino. Nella sola giornata di mercoledì le forze dell’ordine hanno eseguito 625 fermi e arresti. Dall’inizio della settimana si contano 119 feriti tra studenti e personale scolastico, a cui si aggiungono 83 lesioni riportate da poliziotti e gendarmi impegnati nelle operazioni di sgombero e nel controllo dell’ordine pubblico.
LE INCHIESTE SULLA POLIZIA E LO SCONTRO POLITICO
Sui metodi di contenimento usati dalle forze dell’ordine la polizia delle polizie (IGPN) ha aperto tre inchieste, a seguito della diffusione di filmati relativi al controverso impiego di manganelli e lanciatori di proiettili di difesa (LBD). A Tours un giovane si trova ricoverato in gravi condizioni dopo essere stato colpito alla testa da un proiettile di caucciù. La vicenda è diventata immediato terreno di scontro elettorale in vista delle prossime presidenziali: il leader della France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, ha accusato l’esecutivo di dura repressione invitando a scendere in piazza a difesa degli studenti, mentre la candidata della destra Marine Le Pen ha imputato alla sinistra radicale la responsabilità di incitare i giovani all’insurrezione.
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