Nella foto, il comandante indiano che ha sventato il dirottamento
ROMA – “È troppo presto per dire” se l’Iran sia coinvolto nel tentato dirottamento del volo Flydubai. Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in un’intervista alla rete americana Fox News, commentando l’aggressione avvenuta a bordo del velivolo in viaggio da Dubai a Tel Aviv. Il premier ha sottolineato che i passeggeri e il comandante ferito “hanno impedito una catastrofe che avrebbe potuto avere conseguenze globali e il ripetersi dell’11 settembre”, definendo l’intervento a bordo «un atto di grande coraggio». Rispetto alle indagini sul co-pilota arrestato, attualmente sotto inchiesta in Arabia Saudita prima del probabile trasferimento negli Emirati Arabi Uniti, Netanyahu ha precisato che Israele seguirà gli sviluppi e “forse parteciperà” direttamente agli accertamenti.
“DUE MINUTI DI PICCHIATA E SANGUE IN CABINA”
A confermare la drammaticità di quei momenti è la testimonianza di Daniel Schlichter, 60 anni, imprenditore italo-israeliano di origine torinese ripartito da Dubai insieme alla moglie. Raggiunto dal Corriere della Sera, Schlichter ha ricostruito il panico esploso nella parte anteriore del Boeing 737 Max a un’ora e mezza dal decollo. Dalla seconda fila in cui era seduto, l’uomo ha notato le urla di una passeggera e, attraverso la porta socchiusa della cabina, ha visto il comandante ricoperto di sangue in seguito alle coltellate sferrate dal co-pilota omanita. Immediatamente dopo, l’aereo è entrato in una discesa violentissima durata circa due minuti, perdendo oltre quattromila metri di quota tra il terrore generale delle famiglie che vedevano avvicinarsi il deserto. “Sentivo i bambini gridare “non voglio morire”, ho pensato subito a un attentato stile 11 settembre”, ha raccontato al quotidiano.
LA CATTURA CON I CAVI DELLE CUFFIETTE
In quei frangenti disperati, la reazione di tre passeggeri israeliani coadiuvati da piloti fuori servizio ha permesso di sopraffare l’aggressore prima dell’impatto. Schlichter li ha aiutati raccogliendo tra i sedili i cavi degli auricolari per immobilizzare i polsi e i piedi del dirottatore, poi piantonato nella cucina di bordo per il resto del volo. Stabilizzata la quota dagli altri piloti presenti a bordo, il velivolo è stato scortato fino allo scalo saudita di Tabuk. Lì le forze di sicurezza sono salite a bordo per arrestare il co-pilota — descritto dai colleghi come un estremista religioso — e permettere i soccorsi al comandante. Schlichter ha infine evidenziato l’accoglienza ricevuta in territorio saudita dai 174 passeggeri prima del rientro in patria, definendo il felice esito dell’evento “un vero e proprio miracolo”.
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