venerdì, 9 Ottobre 26

Buonissima, Torino si racconta attraverso il cibo

AttualitàBuonissima, Torino si racconta attraverso il cibo

Milano, 4 ott. (askanews) – Ci sono i palazzi sabaudi e le vecchie piole, le sale dei musei e i tavoli delle osterie popolari. Gli chef stellati e le acciughe al verde, l’arte contemporanea e un tram storico che attraversa la città. Per cinque giorni il cibo diventa un modo diverso di entrare nella a Torino, nella sua storia e nelle sue tradizioni: dal 21 al 25 ottobre torna Buonissima, il festival gastronomico che per la sua sesta edizione porta nel capoluogo piemontese oltre 150 chef italiani e internazionali e più di 200 appuntamenti.

Ideata dai giornalisti Stefano Cavallito e Luca Iaccarino insieme allo chef Matteo Baronetto, la manifestazione punta quest’anno ancora di più sul rapporto con la città. “I numeri di quest’anno raccontano di una città che sa accogliere, sorprendere e fare sistema, posizionando Torino tra le grandi capitali enogastronomiche internazionali”, spiegano gli organizzatori, sottolineando una formula che per la prima volta si estende dal mattino fino alla notte.

Una manifestazione diffusa che mette insieme mondi apparentemente lontani. A Palazzo Madama dieci grandi chef firmeranno la cena inaugurale tra le architetture barocche del palazzo; alla GAM Niko Romito e Jeremy Chan porteranno per la prima volta dal 1959 la gastronomia nelle sale del museo; il Castello di Rivoli ospiterà invece il grande pranzo della domenica, dove cuochi stellati e interpreti della cucina popolare rileggeranno il rito più familiare della tradizione italiana.

Ma Buonissima non vuole essere soltanto alta cucina. Nelle piole torinesi tornano agnolotti, tomini, vitello tonnato, Barbera e le immancabili acciughe al verde, accompagnati da bocce, canti e partite a scopone. Oltre venti locali partecipano a Piolissima, l’anima più popolare del festival, mentre più di trenta ristoranti della città ospiteranno cuochi italiani e internazionali per pranzi e cene a quattro mani.

Tra gli appuntamenti, l’apertura alla Nuvola Lavazza con il Premio Bob Noto, dedicato al fotografo e gourmet torinese scomparso nel 2017 e quest’anno nel segno della “Passione”. Poi l’Opening Dinner a Palazzo Madama, con dieci grandi chef tra cui Moreno Cedroni, Antonia Klugmann e Giuseppe Iannotti; l’incontro alla GAM tra Niko Romito e Jeremy Chan; la Notte del Fassone e, alle Gallerie d’Italia, il dialogo tra arte e cucina di “Friday I’m in Love”. Fino al grande pranzo della domenica al Castello di Rivoli, che chiuderà idealmente il cerchio riportando l’alta gastronomia alla dimensione più semplice e familiare della tavola.

E poi Torino stessa diventa parte del menu. Un tram storico percorrerà le sue strade trasformato in spazio di degustazione; una cena entrerà tra i libri della Libreria Luxemburg, un’altra in una galleria d’arte, mentre alle Gallerie d’Italia cucina e arte contemporanea si incontreranno in un percorso costruito tra mostra, aperitivo e cena d’autore.

Un festival che quest’anno si allunga dal mattino fino a notte fonda e prova così a raccontare Torino attraverso molte delle sue identità: città d’arte e di cultura, capitale di una grande tradizione gastronomica ma anche luogo capace di mettere allo stesso tavolo la cucina stellata e quella delle piole.

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