venerdì, 9 Ottobre 26

La nota politica di Mario Sechi | L’Italia in bilico tra “fare” per salvare posti di lavoro e “disfare” per vincoli legali

PoliticaLa nota politica di Mario Sechi | L’Italia in bilico tra “fare” per salvare posti di lavoro e “disfare” per vincoli legali

ROMA – La cifra della giornata oggi è politico-giuridica: il governo Meloni usa l’intervento diretto (telefonata all’ad di Ericsson per congelare i licenziamenti a Genova, dove Silvia Salis aveva chiaramente strumentalizzato la crisi) mentre i tribunali, nel caso Ilva/Taranto, applicano il diritto in un modo iper-formalista che può precipitare in una crisi sistemica dell’acciaio e una drammatica tragedia del lavoro; i due vettori – diplomazia esecutiva contro formalismo giudiziario – definiscono chi controlla, di fatto, l’occupazione e la tenuta di filiere strategiche della manifattura italiana. Le evidenze sono squadernate: a Genova il pressing di Palazzo Chigi ottiene uno stop ai tagli; a Taranto una decisione giudiziaria rigetta un ricorso aziendale, spalancando il profondo rosso per decine di migliaia di tute blu e colletti bianchi; i sindacati sono allarmati, Confindustria è preoccupata per l’assetto industriale, gli ambientalisti sono euforici. Una questione di diritto apre un conflitto tra i diritti: quello del lavoro, del reddito e della sopravvivenza, con quello della salute. Attenzione, tutto avviene in attesa di un’altra sentenza. Altro diritto. Dove sta il buonsenso in questa storia?

Alzando lo sguardo, in parallelo, i mercati mandano segnali di frizione macro sempre più evidenti: il Nasdaq è ai massimi, mentre i rendimenti dei Treasury a 10 anni salgono ancora, l’euro nel frattempo tocca i minimi a 17 mesi su dollaro, mentre il governatore della Banque de France (Emmanuel Moulin) parla letteralmente di “strangolamento” del suo Paese da rialzo tassi. Sembra l’Italia della crisi del 2010 e anni seguenti, uno scenario impensabile fino a poco tempo fa, elemento ben presente a Palazzo Chigi e ai riformisti del Partito Democratico (il più saggio ed esperto è di gran lunga Paolo Gentiloni, non solo sull’economia: riascoltare il suo avviso sulla politica estera del Campo largo e l’Ucraina).

Sullo sfondo, la politica estera sta spingendo volatilità che è il contagiri sul cruscotto del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti: Bolsonaro in Brasile va al ballottaggio contro Lula con i mercati che fanno festa (brutto segnale per i progressisti in piena deriva anti-capitalista); Benjamin Netanyahu è improvvisamente competitivo in Israele sul perimetro sicurezza e diritto a esistere, le elezioni di midterm negli Stati Uniti con Donald Trump in offensiva sono uno scenario dove la storia è contro la Casa Bianca (e la partita apre il domani) e, dulcis in fundo, abbiamo perfino un alert su un’epidemia di peste in Siberia, il memento del virus di Wuhan. La posta in gioco è chiara: chi dura nel tempo controlla la curva rischio-occupazione e il sentiment degli investitori; l’Italia è in bilico tra “fare” (interventismo concreto di Meloni per salvare posti di lavoro) e “disfare” (vincoli legali e formalismi dei tribunali che sembrano alieni dalla realtà). Se vogliamo proteggere lavoro e filiere, dobbiamo accettare che la partita si gioca sul filo teso tra diritto-mercati, con la variabile dell’ideologia, gli estremi che si toccano. Genova e Taranto sono lo specchio del nostro mondo, un testacoda Nord-Sud dove la musica dei pifferai magici sarà spenta dalla realtà. Legge elettorale, legge di Bilancio, poi si vota.
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