ROMA – “Dispiace dirlo, ma mi pare che non abbiamo fatto molta strada. Non siamo ancora usciti da quel giorno: entrambe le popolazioni sono dentro questo trauma profondo, irrisolto. Siamo bloccati”.
È il bilancio tracciato dal cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca dei Latini di Gerusalemme, nell’intervista rilasciata a la Repubblica a tre anni dagli attacchi del 7 ottobre 2023. ù
“Non vedo grandi cambiamenti: la situazione è ancora quella da parte di entrambi – osserva il presule –. Non vedo emergere un pensiero che dica “fermiamoci, dove stiamo andando, cosa sta accadendo”. Ed è una cosa molto dura da osservare”.
LA SITUAZIONE A GAZA: “RICOSTRUZIONE MAI PARTITA, CONDIZIONI PEGIORATE”
Sollecitato sulle condizioni della Striscia di Gaza, dove è potuto entrare direttamente, Pizzaballa analizza l’evoluzione del conflitto sul campo: “Dal punto di vista della guerra va un po’ meglio: non è finita, ma non siamo alla guerra a tappeto come prima. Dal punto di vista della vita ordinaria e della situazione umanitaria forse è anche peggio di prima: tutte le domande che durante la guerra a tappeto non potevi porti, adesso vengono fuori”.
Il Patriarca evidenzia i rischi imminenti per la popolazione sfollata: “La ricostruzione non è cominciata, le condizioni di vita non sono migliorate, anzi per certi aspetti sono peggiorate: siamo alla vigilia dell’inverno e le piogge per tutti quelli che vivono nelle tende saranno un problema enorme”. Come segnale di reazione della comunità locale, ricorda la riapertura della scuola della parrocchia: “Riaprire era un segno importante da dare. Il segno che, nonostante tutte le difficoltà, noi vogliamo ricominciare: non molliamo. C’è stata molta gioia quel giorno, tutti piangevano”.
IL WEST BANK
Per evitare che lo stato di guerra permanente si consolidasse, Pizzaballa invoca una svolta politica in vista dei prossimi appuntamenti elettorali: “Noi non vogliamo che questa sia la nuova normalità. Ma per impedirlo abbiamo bisogno che accada qualcosa che renda conveniente o necessario cambiare. E di leadership capaci di aiutarci a pensare, che ci aprano gli occhi su quello che sta accadendo”.
Il cardinale individua poi nella Cisgiordania il vero fulcro degli equilibri futuri: “La West Bank è il luogo dove in questo momento si decide dove stiamo andando. Noi non vogliamo entrare in questioni politiche, ma come comunità siamo qui e dobbiamo fare di tutto per costruire la nostra vita qui, per difenderla e costruirla in tutti i suoi aspetti». Infine, commentando la solidarietà economica giunta da tutto il mondo, il Patriarca rimarca la distanza tra la società civile e la diplomazia internazionale: “Questo dimostra che attorno a ciò che è accaduto c’è stato un risveglio di coscienze. Diciamo che a livello istituzionale c’è stata molta più timidezza”.
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