venerdì, 9 Ottobre 26

7 Ottobre. I familiari delle vittime tra i candidati per le prossime elezioni: “Qui per salvare Israele dopo di loro”

Mondo7 Ottobre. I familiari delle vittime tra i candidati per le prossime elezioni: “Qui per salvare Israele dopo di loro”

ROMA – “Continuate dopo di me”: sono state le ultime parole di Aner, vittima a 22 anni al massacro del Nova Festival di 3 anni fa. La madre Shira le ha ascoltate in un video registrato da un sopravvissuto: il figlio si riferiva al suo estremo tentativo di rilanciare le granate che venivano gettate dai terroristi nel rifugio in cui lui e altri giovani avevano cercato salvezza durante l’attacco. Aner purtroppo quella salvezza non l’ha trovata, però qualcuno ‘dopo di lui’ ha raccolto il suo appello. Almeno nove sopravvissuti e familiari degli attentati del 7 ottobre si sono infatti candidati per un seggio alla Knesset nelle elezioni che si terranno in Israele il prossimo 27 ottobre, a soli 20 giorni dal terzo anniversario della strage del 7 ottobre. Tra loro anche sua mamma, Shira Shapira, 51 anni.

CHI HA PERSO IL PROPRIO FIGLIO IL 7 OTTOBRE, “PERCHÈ SIAMO QUI”

Nel giorno della commemorazione delle vittime, parlano di lei il quotidiano israeliano Times of Israel, ma anche l’agenzia Reuters: la donna si è candidata per Yashar, nuovo partito centrista di opposizione, guidato da Gadi Eisenkot. Anche lui ha perso un figlio nella guerra iniziata dopo il 7 ottobre, mentre stava combattendo a Gaza. Nelle sue interviste Shira Shapira ha spiegato che lei e gli altri genitori delle vittime del 7 ottobre “stanno cercando di trasformare questo dolore in qualcosa di significativo, di trarne insegnamento”. Le ultime parole del figlio l’hanno ispirata: “Devo continuare dopo di lui. Ed è per questo che sono qui”.

Un filo rosso unisce Shira a Micheal Hirsch Negri, 60 anni che si candida invece con Insieme, partito guidato dall’ex Primo Ministro Naftali Bennett che mira a rovesciare la coalizione nazionalista-religiosa del Primo Ministro Benjamin Netanyahu. I militanti che hanno fatto irruzione nel kibbutz Be’eri hanno ucciso suo figlio Roee, morto combattendo contro gli aggressori. “Non stiamo guardando i cadaveri. Siamo qui per salvare le persone. Siamo qui per salvare il nostro Paese”: queste sue parole di incitamento ai commilitoni, riferite dopo la sua morte, sono rimaste impresse nella mente dei suoi genitori. E il padre questo vuole fare, candidandosi, ‘provare a salvare il Paese’.

“IL 7 OTTOBRE? IL PIÙ GRANDE FALLIMENTO DELLA NOSTRA STORIA”

Suo compagno di corsa è Noam Tibon, 64 anni, anche lui ex generale: suo figlio era rimasto intrappolato con la sua famiglia in un altro kibbutz attaccato da Hamas. Tibon stesso si è attivato immediatamente, partendo da Tel Aviv per salvare il figlio, combattendo lungo il tragitto con i militanti di Hamas e soccorrendo i feriti. Assistere a tutto ciò lo ha segnato per sempre. “Il 7 ottobre è stato il più grande fallimento della nostra storia e l’ho visto con i miei occhi”, sono le sue paroel riportate da Reuters. “Netanyahu ha respinto ogni responsabilità per la violazione della sicurezza e si è opposto alle richieste di un’indagine indipendente”: tanto basta per spingerlo a candidarsi dall’altra parte.

“NON POTEVO RESTARE A GUARDARE”

E poi ci sono i familiari degli ostaggi che hanno sofferto per la gestione della loro liberazione, come Sharon Sharabi, 51 anni, candidato del partito di destra “Israele Nostra Casa”. Sharabi punta il dito contro le mancanze della leadership israeliana quando si è battuto per un accordo che liberasse gli ostaggi di Gaza, tra cui i suoi fratelli Yossi ed Eli, entrambi rapiti da Hamas a Be’eri. Uno dei due, Yossi, non è sopravvissuto alla prigionia. Eli è stato rilasciato dopo 500 giorni, ma non ha potuto rivedere sua moglie e le sue due figlie adolescenti: furono tutte uccise in kibbutz. “Ho capito che, anche dopo il rilascio degli ostaggi, non potevo restare a guardare mentre persone mediocri continuavano a governare il Paese”, ha detto Sharabi, riporta Reuters. “Ho capito che dovevo lasciarmi la mia vita alle spalle, intraprendere una missione per porre rimedio, per restituire allo Stato di Israele i suoi veri valori”.

CHI STA CON NETANYAHU NONOSTANTE LA PERDITA: “CONTINUO LA MISSIONE DI RANI”

Anche se la maggior parte dei candidati provenienti da famiglie coinvolte negli eventi del 7 ottobre sostiene partiti avversari alla leadership di Netanyahu, considerando sue responsabilità i fallimenti di quel giorno e della gestione successiva, cè chi non la pensa così. Rani, figlio di Talik Gvili, era stato preso come ostaggio dai terroristi e i suoi resti sono stati gli ultimi recuperati e riconsegnati ai familiari. Talik è stato scelto personalmente da Netanyahu come candidato nella lista del suo partito. E lui non si è tirato indietro: “Sto continuando la missione che Rani ha intrapreso. Lui è andato a difendere Israele”, ha dichiarato in un video della campagna elettorale del partito. E riferendosi a Netanyahy: “Voglio un leader forte, qualcuno su cui poter contare”, ha detto, riconoscendo che ha mantenuto la parola data. “Ha promesso di riportare Rani a casa e l’ha fatto. Ha promesso di cambiare le cose in Medio Oriente e l’ha fatto”.

(photo credit: mei.edu/web)
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