Roma, 8 ott. (askanews) – Camminare, pedalare, allenare la forza all’interno di un programma strutturato: i benefici dell’esercizio fisico riguardano anche il cervello e la salute mentale. Una sempre più vasta letteratura scientifica dimostra che l’esercizio può ridurre i sintomi della depressione e migliorare le capacità motorie e funzionali in patologie come ictus, Parkinson e sclerosi multipla. Sul fronte della prevenzione, gli studi osservazionali associano una maggiore attività fisica a un rischio più basso di demenza. La sfida è tradurre queste evidenze in una prescrizione personalizzata, definendo tipo di esercizio, frequenza, durata, intensità e progressione in base alle condizioni e alle capacità della persona.
È da queste evidenze – si legge in un comunicato – che nasce ‘Exercise is Medicine: guida rapida alla prescrizione dell’esercizio fisico per la salute mentale e del cervello’, il terzo volume della collana promossa da Wellness Foundation, organizzazione non profit fondata nel 2003 da Nerio Alessandri, fondatore di Technogym. Avviata nel 2010 per favorire l’integrazione dell’esercizio fisico nella prevenzione e nella cura delle principali patologie croniche, la collana dedica per la prima volta un intero volume alla salute mentale e del cervello.
La pubblicazione è stata realizzata sotto la supervisione del Comitato Scientifico di Wellness Foundation. Ispirata da Roberta Balestrino, neurologa dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e presidente dell’associazione Move Your Brain, che ne ha curato il coordinamento e la stesura di numerosi capitoli, la guida si è avvalsa inoltre del contributo di Joseph Firth, dell’Università di Manchester, e di diversi professionisti della Fondazione e di Technogym.
La pubblicazione è stata presentata a Palazzo Marino, a Milano, nella cornice di Milano4MentalHealth, l’iniziativa promossa dal Comune di Milano per porre la salute mentale al centro del dibattito pubblico, sensibilizzare sul benessere psicologico e contrastare lo stigma. Portare queste conoscenze nella pratica clinica significa rispondere a un bisogno di salute che coinvolge persone, famiglie e sistemi sanitari. Come riportato nella pubblicazione, circa una persona su otto nel mondo convive con un disturbo mentale.
Secondo le stime del Global Burden of Disease Study riferite al 2021 e richiamate dalla guida, le condizioni che colpiscono il sistema nervoso hanno rappresentato il principale contributo al carico globale di malattia: circa 11,1 milioni di decessi e 443 milioni di anni di vita in salute perduti per disabilità e morte prematura. Nonostante il crescente patrimonio di evidenze, l’inattività fisica rimane molto diffusa. La guida propone di integrare l’esercizio fisico nella prevenzione e nella gestione clinica, attraverso raccomandazioni utilizzabili dai professionisti sanitari e programmi compatibili con le esigenze della persona.
‘Da oltre quarant’anni Technogym e Wellness Foundation lavorano con una missione chiara: contribuire a un mondo migliore attraverso la salute, la prevenzione e la promozione di un Wellness Lifestyle’, dichiara Nerio Alessandri, Fondatore e CEO di Technogym; Fondatore e Presidente di Wellness Foundation. ‘Questa terza edizione di Exercise is Medicine sposta l’attenzione sul cervello e sulla salute mentale, una frontiera sempre più urgente. Le evidenze ci dicono che l’esercizio fisico è lo strumento più potente, democratico e accessibile che abbiamo, e oggi la tecnologia ci permette di prescriverlo in modo preciso e personalizzato. Ma serve un impegno condiviso: che i professionisti sanitari lo prescrivano con la stessa convinzione di un farmaco, che le istituzioni costruiscano comunità attive e che ciascuno diventi protagonista del proprio benessere. È il passaggio dalla cura della malattia alla promozione attiva della salute. Abbracciamo l’esercizio come medicina e, insieme, costruiamo un futuro più sano, più felice e più sostenibile’.
Depressione e memoria sono due fronti centrali. Per la depressione, la guida richiama una revisione sistematica con metanalisi pubblicata sul BMJ nel 2024, che ha rilevato riduzioni dei sintomi con diverse modalità di esercizio, tra cui camminata o corsa, yoga e allenamento della forza. La certezza delle evidenze – prosegue la nota – varia tra le attività considerate e risente dei limiti metodologici degli studi. Il programma va quindi scelto in base alla valutazione clinica, alle preferenze e alle possibilità della persona, integrandolo con gli altri interventi indicati.
La demenza è una delle sfide più rilevanti: i casi nel mondo, stimati in circa 57 milioni nel 2019, potrebbero arrivare a 153 milioni nel 2050, secondo le proiezioni del Global Burden of Disease Study.
Anche su questo fronte emergono risultati di interesse per l’attività fisica. Un’analisi del Framingham Heart Study pubblicata su JAMA Network Open nel 2025 ha osservato che i partecipanti con i livelli più elevati di attività fisica presentavano un rischio di demenza inferiore del 41% nella mezza età e del 45% nell’età avanzata, rispetto a quelli con i livelli più bassi. Sono dati osservazionali, ma indicano una direzione coerente e rafforzano l’interesse per studi clinici che chiariscano quale tipo e quale quantità di esercizio offrano il maggiore beneficio.
L’attività fisica si inserisce in una prevenzione più ampia. La Commissione Lancet sulla demenza del 2024 identifica 14 fattori di rischio potenzialmente modificabili, tra cui l’inattività fisica: intervenire sull’insieme di questi fattori potrebbe prevenire o ritardare circa il 45% dei casi. La percentuale riguarda il loro contributo complessivo, non il solo movimento. Nelle persone che convivono già con un disturbo cognitivo o una demenza, obiettivi e benefici dell’esercizio vanno valutati, infatti, secondo lo stadio della condizione e le capacità individuali; le evidenze sul rallentamento del declino cognitivo restano eterogenee.
Dalla ricerca alla prescrizione su misura. La guida è articolata in tre sezioni: prevenzione primaria; trattamento delle principali patologie neurologiche, tra cui ictus, malattia di Parkinson, sclerosi multipla, demenza e disturbo cognitivo lieve, epilessia ed emicrania; gestione di alcune condizioni mentali, come depressione, ansia, ADHD e disturbi bipolari e psicotici. Per ciascun ambito, le evidenze scientifiche vengono tradotte in raccomandazioni di prescrizione dell’esercizio fisico, utilizzabili come strumento terapeutico integrativo nella gestione clinica del paziente.
Dopo un ictus, ad esempio, l’esercizio può sostenere il recupero del cammino e della capacità cardiorespiratoria; nel Parkinson, programmi specifici aiutano a lavorare su mobilità ed equilibrio; nella sclerosi multipla, l’esercizio strutturato può migliorare la funzione fisica e ridurre la fatica. Obiettivi e precauzioni sono presentati per ciascuna condizione.
Pensato per neurologi, psichiatri, medici di medicina generale e specialisti dell’esercizio, il volume sintetizza per ogni patologia le evidenze epidemiologiche e cliniche, le raccomandazioni disponibili e le indicazioni pratiche. Privilegia linee guida, metanalisi e revisioni sistematiche, segnalando gli ambiti nei quali le conoscenze richiedono ulteriori conferme.
La distinzione è importante: l’attività fisica comprende tutti i movimenti del corpo che comportano un dispendio di energia, inclusi gli spostamenti e le attività quotidiane; l’esercizio fisico ne è una componente pianificata, strutturata e ripetuta, finalizzata a specifici obiettivi. Per utilizzarlo nei percorsi di prevenzione e cura occorre una prescrizione che definisca modalità, frequenza, durata, intensità e progressione. La valutazione della sicurezza permette di individuare gli adattamenti e la supervisione necessari.
Il consiglio di essere più attivi resta il punto di partenza: come ricorda la guida, in linea con l’OMS, ‘ogni movimento conta’ e anche quantità modeste di attività fisica apportano benefici rispetto all’inattività. Per chi è sedentario, iniziare a camminare e aumentare gradualmente durata e frequenza può essere un primo passo. Nel percorso clinico, questa indicazione generale si traduce in un programma di esercizio fisico definito e personalizzato dai professionisti.
Per la popolazione adulta, l’obiettivo resta di 150-300 minuti settimanali di attività aerobica moderata, oppure 75-150 minuti di attività vigorosa, o una combinazione equivalente, con attività di rinforzo muscolare almeno due giorni a settimana. Sono obiettivi di salute pubblica da adattare alle condizioni individuali: anche quantità inferiori apportano benefici.[6] Il volume – conclude il comunicato – è sostenuto dall’American College of Sports Medicine e dall’iniziativa globale Exercise is Medicine®, di cui Technogym è Founding Partner.
