ROMA – Il governo dell’India è l’ultimo ad aggiugnersi al coro di condanne internazionali per gli attacchi dei ribelli houthi yemeniti contro gli aeroporti sauditi nelle ultime 24 ore: si tratta del King Khalid di Riad e dell’Abha international airport, nel sud.
Gli attacchi, che sono stati rivendicati, hanno causato la morte di almeno tre persone secondo i media sauditi: nel raid contro l’aeroporto King Khalid è morto un cittadino sudanese mentre otto persone sono rimaste ferite, di cui cinque cittadini sauditi, due egiziani e un pakistano. Ad Abha hanno perso la vita due donne residenti, una marocchina e una algerina, mentre 28 persone risultano ferite in modo anche grave. Tra queste, cittadini sauditi e residenti di nazionalità bengalese e filippina. Fonti di stampa internazionale riferiscono inoltre di esplosioni stamani in varie zone della capitale saudita, citando testimonianze dei residenti.
“Colpire le infrastrutture civili è totalmente inaccettabile”, ha dichiarato l’esecutivo indiano, mentre dall’Egitto si denuncia la “destabilizzazione della sicurezza dell’intera regione” da parte del movimento ribelle, che da settembre sta conducendo un’offensiva militare per prendere il controllo di Bab Al-Mandeb, sul Mar Rosso.
Intanto, l’inviato yemenita alle Nazioni Unite, Abdullah Al-Saadi, ha ricordato che la situazione umanitaria in Yemen “sta peggiorando”: ieri l’Organizzazione internazionale per le migrazioni ha aggiornato a 200mila gli sfollati dall’inizio dell’escalation. Al-Saadi ha quindi chiesto alla comunità internazionale di “fare pressioni” sugli houthi affinché pongano fine all’offensiva.
L’insurrezione militare del governo rivale degli houthi ha innescato in settimana una controffensiva da parte del governo internazionalmente riconosciuto – con sede ad Aden – sostenuto da una coalizione internazionale a guida saudita: secondo Aden, le sue forze avrebbero condotto oltre 2mila attacchi contro obiettivi degli houthi e ucciso più di 1.800 combattenti, stando all’ultimo resoconto.
Dal canto loro, i ribelli – installati nella capitale Sana’a – stanno cercando di respingere in particolare l’offensiva per la riconquista di Taiz, regione nell’entroterra costiero. Nelle ultime ore sostengono di aver abbattuto “un drone da ricognizione saudita” che intedeva svolgere “missioni ostili” proprio su Taiz.
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