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La nota politica di Mario Sechi | Bilancio e politica estera, chi ha una linea (a destra) e chi non la trova (a sinistra)

PoliticaLa nota politica di Mario Sechi | Bilancio e politica estera, chi ha una linea (a destra) e chi non la trova (a sinistra)

ROMA – La maggioranza punta a varare una manovra sostenuta da uno scostamento di bilancio che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, definisce a Montecitorio (aula deserta durante l’informativa sul DPFP 2026, brutta prova istituzionale dei gruppi parlamentari) sostenibile e coerente con l’avanzo primario, mentre l’opposizione è frammentata sul dossier Ucraina. A sinistra l’unità si manifesta solo quando è contro l’esecutivo (economia), ma nel momento della proposta emergono spaccature profonde (guerra in Ucraina, atlantismo, sostegno alla Nato sono il fantasioso sudoku dell’opposizione). Non sono temi marginali, sono il pilastro di una proposta politica da presentare alle famiglie e alle imprese. Meloni ha governato per una legislatura, Schlein e Conte non hanno ancora risolto il tema della leadership e nel centrosinistra si litiga sulle primarie e le alleanze (vedere alla voce Matteo Renzi).

La catena causale è chiara: Giorgetti rivendica credibilità europea e continuità di crescita (modesta, ma allineata a quella dell’Unione europea) per sostenere la scelta dello scostamento; il quadro macro confermato dal Fondo monetario internazionale certifica la tenuta dei conti italiani ma evidenzia vulnerabilità europee strutturali che possono influire sulla produzione. L’Europa è sottoposta a una doppia pressione accelerata: il ritardo tecnologico sull’Intelligenza Artificiale e il deficit di materie prime energetiche. Hardware (energia) e software (AI) sono due forze potenti che schiacciano il Vecchio Continente. Sono fattori che alzano la posta sulla qualità della manovra e sul fronte sicurezza/energia. Su quest’ultimo punto, Giorgia Meloni è in pressing sull’Unione, durante il suo intervento all’assemblea generale di Assolombarda ha ribadito le critiche al meccanismo Ets e rivendicato le misure (60 miliardi di euro) messe in campo dal governo per ridurre l’impatto degli shock energetici multipli (Ucraina e Medio Oriente), mentre sull’Intelligenza Artificiale la premier ha indicato nell’applicazione dell’Ai all’automazione industriale una possibile via di sviluppo della nostra manifattura. Non sono semplici appunti, ma una politica che nel caso dell’energia ha evitato il deragliamento dell’economia italiana, in attesa che la corsa dell’Ai produca una selezione naturale dei player in campo non priva di rischi finanziari (il livello degli investimenti e le aspettative sono stellari, ma ogni rivoluzione ha sempre conseguenze inattese). Sono la chiave del presente e del futuro.

Sul piano politico, il centrodestra ha mostrato compattezza nel voto segreto sulla riforma elettorale, ma a volte manca nel presidio istituzionale (le assenze in aula durante l’intervento di Giorgetti), mentre il centrosinistra entra alle comunicazioni di Meloni sul Consiglio europeo con risoluzioni separate sulle armi a Kiev: la maggioranza cerca una sintesi di coalizione per chiudere l’anno (e la legislatura) con una legge di bilancio efficace e sostenibile per arrivare al giro di boa delle elezioni, l’opposizione non deve sopportare il peso e la responsabilità del governare, ma viene appesantita dalle profonde divisioni su un programma che per ora non c’è.

Elly Schlein sostiene che la risoluzione sul DPFP è «una prima bozza del programma dell’alleanza progressista», ma si tratta di un escamotage retorico, perché il mondo contemporaneo non si governa separando l’interno e l’esterno, la politica domestica non è lontana dagli affari esteri, i due piani sono lo stesso campo da gioco infuocato, ciò che accade a Mosca, Washington, Pechino, Teheran e Riad arriva in Italia alla pompa di benzina, in fabbrica e sul banco di frutta e verdura. Quando si governa, non contano le risoluzioni, ma le soluzioni.
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