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Alla strage di Bologna ci fu un’86esima vittima? La richiesta di nuovo in mano ai giudici

PoliticaAlla strage di Bologna ci fu un’86esima vittima? La richiesta di nuovo in mano ai giudici

BOLOGNA – La Corte d’Assise d’appello di Bologna, presieduta dal giudice Domenico Stigliano, si è riservata la decisione sull’istanza con cui la difesa dell’ex Nar Gilberto Cavallini, condannato in via definitiva per concorso nella strage del 2 agosto 1980, chiede di autorizzare il genetista Emiliano Giardina, consulente di parte, a valutare l’origine ancestrale e la predizione del fenotipo del Dna prelevato dai resti riesumati dal cimitero toscano di Montespertoli, dove era sepolta Maria Fresu, una delle vittime dell’attentato. All’origine della richiesta c’è il fatto che dalle analisi svolte durante il processo a Cavallini era emerso che il Dna di un lembo facciale trovato nella bara non era attribuibile alla donna. Secondo la difesa dell’ex Nar, il lembo apparterrebbe “a una persona sconosciuta, di sesso femminile, al momento dell’attentato vicinissima alla fonte esplosiva”. La difesa, inoltre, vorrebbe che il consulente facesse una comparazione di compatibilità con le altre donne vittime dell’attentato.L’istanza presentata dall’avvocato Gabriele Bordoni, oggi sostituito dal collega Alessio Pomponi, è stata discussa questa mattina davanti ai giudici. La difesa aveva già avanzato richieste simili nel corso dei processi di primo e di secondo grado, ma in entrambi i casi i giudici le avevano respinte. Ora la richiesta di analisi genetiche viene riproposta, in quanto ritenuta utile anche ai fini di un’eventuale richiesta di revisione del processo.

Da parte loro, Procura generale e parti civili hanno chiesto il rigetto dell’istanza. Nel merito, si sostiene il “carattere del tutto esplorativo” della richiesta e si sottolinea, tra le altre cose, che “non è garantita la catena di conservazione dei resti” e che, di conseguenza, “non si può sapere da dove provengano questi resti”. Preliminarmente, inoltre, la Procura generale ha avanzato un’eccezione di tipo formale, sostenendo che Bordoni non aveva un mandato formale da parte di Cavallini quando ha depositato l’istanza e che, quindi, non sarebbe stato legittimato a presentarla.Parlando con i cronisti all’uscita dall’aula, Pomponi dichiara che “ciò che chiediamo è che ci venga data la facoltà di accedere a un accertamento scientifico volto a risolvere dei quesiti che ci trasciniamo dal dibattimento e che attengono all’individuazione dell’86esima vittima, accertamento che, immotivatamente, ci è stato sempre precluso. Quello che poi ci si aspetta possa provenire da questo accertamento- aggiunge- dovremmo rivalutarlo, ovviamente, in termini di revisione per la posizione di Cavallini”. Il legale afferma poi che “Cavallini nell’immediato non ci guadagnerebbe nulla, ma il beneficio indiretto che potrebbe avere, come anche chi è stato oggetto delle precedenti sentenze, è quello di una ricostruzione alternativa della vicenda”. Infine, Pomponi evidenzia che questo tipo di analisi potrebbe ‘restringere il campo’ rispetto alla provenienza della persona a cui appartengono i resti, e da questo, conclude, “possono discendere diverse valutazioni di natura investigativa”. Il riferimento, ovviamente, è alla possibile reintroduzione di piste internazionali alternative a quella del terrorismo nero, piste che finora non hanno mai trovato riscontro in sede processuale.

Di opinione diametralmente opposta a quella di Pomponi è il legale di parte civile Andrea Speranzoni, secondo cui “non c’è un’86esima vittima in questa vicenda: la verità- afferma- è che in quella ecatombe, in quel massacro che c’era sotto le macerie, le condizioni di molti corpi erano terribilmente gravi, e questa confusione di reperti, secondo noi, induce la difesa a ritornare su un tema già trattato, vagliato e deciso nel processo a Cavallini e validato dalla Cassazione nel gennaio 2025”. Sul punto, Speranzoni osserva che “queste sono argomentazioni già contenute nelle sentenze passate in giudicato e sappiamo che la rappresentazione del teatro della strage era terribile: abbiamo visto, noi avvocati di parte civile, le foto delle vittime e le condizioni dei corpi, e abbiamo letto i referti. Lavorare su questa confusione per sostenere la tesi dell’86esima vittima- conclude- per noi è uno sforzo privo di significato”.In aula era presente anche Paolo Lambertini, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, secondo cui l’istanza discussa oggi rappresenterebbe “un ulteriore tentativo di far sentire Cavallini non abbandonato, perché in questo momento è in isolamento e forse ne avrebbe di cose da dire: forse farlo sentire non abbandonato aiuta a fare in modo che non parli”. Questo, a detta di Lambertini, “è un goffo tentativo di riesumare non una vittima, ma una pista- che sia libanese o palestinese- già sepolta da pagine e pagine di sentenze e di indagini”.
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