REGGIO EMILIA – Quello che doveva essere un prestigioso scambio culturale sulla pedagogia dell’infanzia si è trasformato nella più complessa e rovente controversia politica dell’anno a Reggio Emilia. La vicenda ha coinvolto le articolazioni del sistema educativo Reggio Children (Srl e Fondazione), l’Istituzione nidi e scuole d’Infanzia del Comune di Reggio Emilia, l’amministrazione guidata dal sindaco Marco Massari e un centinaio di educatori e insegnanti di scuole ebraiche provenienti da Israele e Nord America.
LA CARTA PER UN’EDUCAZIONE DEMOCRATICA, POMO DELLA DISCORDIA
Tutto comincia a inizio ottobre quando Cosimo Pederzoli, storico attivista Pro Pal, punta il dito contro il viaggio organizzato di lì a poco dalla rete del Paradigm Project, denunciandone i rapporti diretti con le forze militari impegnate a Gaza chiedendosi: “Quali valori condivide Reggio con le scuole ebraiche americane che ospitano soldati e supportano le forze di difesa israeliane?”. Per questo il nome del reggiano sarà poi inserito nell’ultimo rapporto di monitoraggio di sicurezza e intelligence elaborato dal ministero degli Affari della Diaspora e per la Lotta all’Antisemitismo di Israele, classificato come un soggetto di “media pericolosità”.La polemica sollevata era del resto già stata affrontata da Reggio Children che, l’anno scorso, aveva sospeso i rapporti con altre scuole ebraiche desiderose di apprendere i metodi del cosiddetto “Reggio approach” fondato da Loris Malaguzzi. Come contromossa l’organizzazione aveva iniziato a preparare la “Carta per un’educazione democratica e partecipata”, un documento etico-pedagogico promosso per riaffermare i principi di pace, inclusione, tutela dei diritti umani e il rifiuto di ogni forma di guerra nei contesti educativi per l’infanzia.
L’INTEGRAZIONE “INACCETTABILE”
Il documento -condiviso tra la Fondazione Reggio Children guidata dal Direttore Cristian Fabbi la società Reggio Children srl e i servizi educativi 0-6 anni del Comune- viene pensato come una cornice di valori condivisi da proporre a enti, partner e delegazioni internazionali che partecipano alle attività di formazione e studio presso il Centro Internazionale Loris Malaguzzi. E proprio davanti al centro, mentre fuori si svolge una manifestazione degli attivisti per la Palestina, il 6 ottobre scorso, la “carta” viene presentata ad una foltissima platea famiglie e insegnanti all’interno della Consulta dei Consigli infanzia-città di Reggio Emilia. Emerge così una fronda di genitori che ritiene il documento troppo blando e chiede a Reggio Children di mettere paletti più stringenti. Viene per questo redatta una “integrazione” alla Carta, con espliciti riferimenti di condanna politica del conflitto mediorientale e si chiede ai membri della delegazione ospite di sottoscriverla prima della partenza. Gli educatori statunitensi (gli unici a cui il testo viene sottoposto a differenza dei loro colleghi provenienti da Israele, che vantano rapporti consolidati da anni con la città emiliana) però non ci stanno e denunciano la richiesta come una pressione indebita e un “test di fedeltà ideologica”, ritenendo inaccettabile che degli insegnanti debbano rispondere individualmente delle politiche di uno Stato in base alla propria identità o provenienza. Le scuole ebraiche americane, per protesta, decidono quindi di annullare ufficialmente il viaggio di studio a Reggio Emilia. Quelle israeliane, invece, lo confermano.
L’ACCUSA DI “METODI DA TERZO REICH”
La notizia dell’annullamento della visita e le motivazioni fornite dagli educatori Usa innesca la bufera politica. Il presidente della comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, denuncia “metodi da Terzo Reich” e chiede le dimissioni della amministrazione comunale. La polemica arriva a livello nazionale (intervengo i ministri Tommaso Foti e Matteo Salvini). Le opposizioni di centrodestra, guidate dal capogruppo di Fratelli d’Italia Cristian Paglialonga, attaccano duramente il sindaco Marco Massari e l’assessora alle Politiche educative Marwa Mahmoud, accusandoli di aver consentito la somministrazione di un documento “discriminatorio e ideologico” che ha provocato un enorme danno d’immagine alla città. In Consiglio comunale il sindaco Massari e la Giunta difendono l’operato delle istituzioni cittadine, sottolineando la vocazione universale all’accoglienza di Reggio Emilia e respingendo con fermezza ogni accusa di antisemitismo.
L’AUDIO CHE ALIMENTA LE POLEMICHE
Tuttavia, la diffusione a mezzo stampa di una registrazione audio della presidente di Reggio Children Maddalena Tedeschi, in cui si fa riferimento alla necessità di acquisire le dichiarazioni contro “il genocidio” da parte degli insegnanti americani, riaccende la polemica. Fdi accusa la Giunta di aver fornito in aula una “versione di comodo costruita a tavolino” e ne chiede le dimissioni. La Fondazione Reggio Children, il cui direttore Cristian Fabbi risulta l’estensore materiale del documento “integrativo” spiega che il percorso della Carta (come dei suoi corollari) “è stato elaborato e condiviso dagli enti coinvolti, senza specifiche attribuzioni”.Nell’occhio del ciclone fininisce poi il senatore del Pd Graziano Delrio, chiamato in causa da Fdi in virtù del suo doppio ruolo di componente del Comitato Scientifico della Fondazione Reggio Children e di promotore di iniziative legislative contro l’antisemitismo. I meloniani incalzano il senatore chiedendo se fosse a conoscenza del documento integrativo e se ne condividesse l’impostazione, sostenendo che il silenzio dei vertici politici nazionali del Pd costituisca una grave mancanza di trasparenza verso la città. Fratelli d’Italia, si muove anche in Regione Emilia-Romagna, dove presenta interrogazioni e accesso agli atti. Il clamore fa drizzare le antenne al ministero dell’Interno che ha chiesto al prefetto Salvatore Angieri una dettagliata relazione su quanto accaduto.
SUL FINALE IL MEA CULPA DEL SINDACO E LA DIFESA DELLA CITTÀ
L’epilogo (per ora) arriva nella serata di ieri, quando il sindaco Marco Massari si assume la responsabilità del cortocicuito istituzionale e fa mea culpa. Il primo cittadino definisce “un errore cercare una concertazione con le due delegazioni attraverso una dichiarazione su Gaza e sui territori occupati” e si scusa con chi “non si è sentito accolto a Reggio Emilia”. Massari ribadisce però l’infondatezza delle accuse di antisemitismo rivolte alla città.
(photo credit: reggio children/web)
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