Perché la cura dei capelli richiede una rivoluzione culturale.
Cresce la domanda di cure per i capelli ma manca una cultura del benessere integrato.
Milioni di persone ogni anno si trovano a fare i conti con problemi di caduta, diradamento e fragilità dei capelli, eppure la risposta più comune resta quella farmacologica o cosmetica, spesso scollegata dalle cause profonde del disagio. Secondo i dati presentati al 48esimo Congresso Internazionale della Societa Italiana di Tricologia, conclusosi a Roma nel giugno 2026, la disciplina sta vivendo una trasformazione radicale: non più solo dermatologia e chirurgia, ma un approccio che integra ascolto della persona, oli essenziali e analisi dello stile di vita. Un cambio di paradigma che però fatica a raggiungere il grande pubblico e, soprattutto, i saloni di parrucchieri dove la maggior parte delle persone si rivolge per la prima volta quando nota qualcosa che non va.
Il mercato globale degli oli essenziali, uno dei pilastri di questo nuovo approccio, valeva 28,3 miliardi di dollari nel 2025 e si prevede che raggiungerà i 60,4 miliardi entro il 2035, con un tasso di crescita annuo del 7,9 per cento. Numeri che raccontano un interesse crescente verso soluzioni naturali, ma che nascondono un problema: senza competenze specifiche, l’uso di questi prodotti rischia di essere improvvisato o addirittura dannoso. Il Congresso Internazionale di Tricologia Integrata ‘RADICI’, in programma per maggio 2026, ha posto al centro proprio la necessità di formare figure professionali capaci di utilizzare questi strumenti in modo scientifico e personalizzato.
Sara Pesaresi, tecnico tricologo certificato presso l’accademia di tricologia di Elena Pozzan e che riceve su appuntamento presso la head spa e beauty salon Stile Capelli di Senigallia di Davide Ziccarelli, vive quotidianamente questo scollamento tra domanda e offerta di competenze. ‘La maggior parte delle persone che arrivano da me ha già fatto un percorso dal dermatologo senza trovare beneficio. Una signora, dopo anni di dermatologia con prodotti farmaceutici, è arrivata da me perché non ha mai risolto il problema.’ Il suo lavoro parte da un presupposto che ribalta la logica della soluzione rapida: il capello che cade oggi racconta una storia iniziata mesi prima. ‘Se ho una caduta oggi, in realtà il fattore che ha scatenato la caduta è arrivato due o tre mesi prima, perché il capello ha una tempistica propria nel manifestare il malessere che la persona ha vissuto.’
Questa dimensione temporale è uno degli aspetti meno compresi dal pubblico, soprattutto dalle generazioni più giovani. I ragazzi tra i 18 e i 25 anni che scoprono i primi segni di alopecia androgenetica cercano risposte immediate: finasteride, minoxidil, patch cutanei, fondamentali ed esclusivi in alcuni casi, ma sempre dopo un’approfondita consulenza personalizzata ‘Dobbiamo essere consapevoli che si creano danni alla pelle se non facciamo una consulenza personalizzata’ afferma Pesaresi. Soluzioni che funzionano nell’immediato ma che portano con sé effetti collaterali e necessita di manutenzione costante. Pesaresi descrive senza mezzi termini la realtà dei patch: ‘È come le persone che portano il gesso al braccio per un mese, stessi odori, stesse problematiche, perché la pelle non respira. Esteticamente hai subito i tuoi capelli, ma nel lungo tempo non so dove si arriva.’ Anche il trapianto, spesso percepito come soluzione definitiva, ha una durata limitata:
il capello trapiantato mantiene la sua vitalità per cinque-sette anni, dopo i quali il ciclo ricomincia.
Il dato forse più sorprendente riguarda la composizione di chi cerca aiuto. Contrariamente alla percezione comune che associa la perdita di capelli prevalentemente agli uomini, sono le donne a rappresentare la maggioranza dei casi che si presentano negli studi di tricologia. Menopausa, cambiamenti ormonali, gravidanze, allattamento, stress lavorativo e carichi emotivi familiari sono tra le cause più frequenti. ‘Le donne e le ragazze che non vedono allungarsi i capelli, o che vedono diradamento soprattutto nei cambi ormonali, dopo gravidanze, negli sbalzi d’umore o stress improvvisi: sono loro a cui mi rivolgo’ racconta Pesaresi con la franchezza di chi affronta queste situazioni ogni giorno.
L’approccio della tricologia integrata prevede un’anamnesi approfondita che va ben oltre l’osservazione del cuoio capelluto. Si indagano le abitudini alimentari, l’attività fisica, i prodotti utilizzati, ma anche lo stato emotivo della persona. Il cuoio capelluto, come il palmo della mano e il piede, presenta punti di riflesso collegati agli organi interni, e l’analisi di questi elementi permette di risalire a cause che spesso sfuggono all’approccio puramente dermatologico. Gli oli essenziali, in questo contesto, non sono semplici fragranze ma strumenti che interagiscono direttamente con le cellule cutanee, capaci di penetrare fino all’ipoderma e riattivare processi di rigenerazione cellulare a livello del follicolo.
Ma il nodo centrale, quello che potrebbe determinare il futuro dell’intero settore, riguarda la formazione professionale. Il Master in Tricologia e Trapianto del Capello dell’Università UniCamillus per l’anno accademico 2025-2026 rappresenta un segnale importante dell’ingresso della disciplina nel mondo accademico, ma la realtà dei saloni racconta un’altra storia. Pesaresi è netta su questo punto: ‘Il parrucchiere del 2030 non può essere più un parrucchiere che sa fare solo taglio, piega e colore. C’è tutta la parte del care, dell’ascolto, della tricologia che dobbiamo sapere per accompagnare il cliente nel percorso più giusto per lui in quel momento della sua vita.’
Il mercato dell’aromaterapia con oli essenziali, stimato a 13,57 miliardi di dollari nel 2026 e previsto in crescita fino a 19,3 miliardi entro il 2035, conferma che la domanda di approcci naturali e integrati è in espansione. La sfida è trasformare questa domanda in percorsi strutturati e affidabili, evitando che il fai-da-te o l’improvvisazione vanifichino il potenziale di queste soluzioni. La formazione di nuove figure professionali, capaci di coniugare competenze tecniche e capacità di ascolto, appare come la chiave per colmare il divario tra ciò che la scienza tricologica oggi offre e ciò che effettivamente arriva alle persone. Pesaresi sintetizza così la sua visione: ‘Mi piacerebbe che tutte le persone si alzassero dalla poltrona del parrucchiere con gli occhi pieni di meraviglia. Bisogna affidarsi a professionisti, e i professionisti devono studiare.’ Una dichiarazione che suona come un manifesto per un settore in trasformazione, dove la cura dei capelli diventa cura della persona nella sua interezza.
