venerdì, 16 Ottobre 26

Due lunghe giornate di Consiglio Ue: Meloni rientra con ok a dl bollette, battaglia su ETS e migranti

AttualitàDue lunghe giornate di Consiglio Ue: Meloni rientra con ok a dl bollette, battaglia su ETS e migranti

Bruxelles, 16 ott. (askanews) – Il risultato più concreto dalla partecipazione al Consiglio europeo Giorgia Meloni lo ottiene a margine del summit: il via libera della Commissione (dopo mesi di trattative) al decreto bollette, approvato nel febbraio scorso.

“È stata una trattativa lunga ma costruttiva – ha spiegato la premier al termine dei lavori – che ci ha portato a trovare una soluzione, ed è molto importante perché questo ci consente di intervenire sulla generazione del prezzo dell’elettricità e sull’impatto che il costo del gas ha sul prezzo dell’elettricità e quindi soprattutto in questi giorni, soprattutto nell’attuale contesto, ci consente sostanzialmente di intervenire per abbassare le bollette. Lo considero molto importante”.

Per il resto è stato un Consiglio molto complesso, più lungo del previsto, a tratti aspro e segnato dalle contrapposizioni tra gli Stati membri su molti temi. La presidente del Consiglio si è presentata a Bruxelles con due obiettivi principali: interventi sul costo dell’energia (a partire dalla battaglia sull’ETS) e passi avanti sui migranti. Sul primo punto il risultato è il minimo ma allo stesso tempo il massimo possibile: inserire il tema nelle conclusioni. Del resto sono molti i Paesi, in particolare quelli del Nord ma anche Spagna e Portogallo, che non vogliono deviare dagli obiettivi della decarbonizzazione, imputanto ai Paesi che, come l’Italia, chiedono un ‘ammorbidimento’ di non aver fatto abbastanza sulle rinnovabili. Il risultato è un compromesso tra “l’imperativo fondamentale di ridurre la dipendenza dell’Ue dai mercati volatili dei combustibili fossili” e l’invito, “nel contesto dell’attuale revisione del sistema ETS” a “proteggere efficacemente l’economia”. Sull’ETS2 il Consiglio invita la Commissione “ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti”, senza però impegni stringenti. Alla fine Meloni mostra il bicchiere mezzo pieno: “Sono contenta che nelle conclusioni del Consiglio europeo entrino diverse questioni che avevamo posto nelle scorse settimane. C’è il riferimento al Market Stability Reserve, il riferimento agli Ets2, alla necessità di valutare tempistica e salvaguardie, c’è il riferimento alla revisione ETS2 che è particolarmente urgente”.

Legato al tema del costo dell’energia c’era la richiesta di flessibilità avanzata dalla premier a fronte della fiammata dell’inflazione. Ha posto il tema, per quanto non all’ordine del giorno, anche in un incontro con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, dicendosi poi “ottimista”: “Penso ci siano i margini per avere maggiore flessibilità”. Ma qui un percorso è tutto da costruire.

Sui migranti, la premier era determinata a porre sul tavolo il tema dei cosiddetti “pull factor”, ovvero quei fattori che si ritiene siano attrattivi per i migranti irregolari. Come, ad esempio, la politica di regolarizzazioni portata avanti dalla Spagna. Chi – molti – si attendevano però uno scontro frontale con Pedro Sanchez è però in parte rimasto deluso. Il segnale, comunicato questa mattina prima dell’avvio dei lavori, è stata la decisione di rinnovare la sospensione degli accordi di Schengen con Madrid ma solo per 7 giorni, per “allineare” la misura a quella analoga, in risposta a Roma, della Spagna. E poi superare la fase del muro contro muro. “Ho parlato con Sanchez ieri – ha spiegato la premier – e abbiamo deciso di far lavorare la prossima settimane i nostri ministri dell’Interno per sostituire le misure in essere con altre forme di cooperazione, stiamo andando verso un altro tipo di soluzione ma andando avanti con il monitoraggio per garantire il funzionamento di Schengen e la difesa dei confini della nostra nazione”. Una tregua, insomma. Per il resto, al termine di quello che Emmanuel Macron ha definito un “brutto dibattito”, Meloni rivendica di aver ottenuto che la Commissione metta in campo “una cornice di misure” per “consentire agli Stati membri di dare risposte immediate in casi di crisi, di emergenze, ad esempio quello che abbiamo visto accadere ad esempio a Ceuta”.

Infine il tema del Multiannual Financial Framework, il bilancio europeo, con l’Italia alla testa degli “Amici della Coesione” contrapposti ai “frugali”. Con la netta bocciatura della nego-box irlandese (presentata appena sabato) un’intesa è tutta da costruire e se ne parlerà in un Consiglio straordinario il 26 novembre. “Per ora abbiamo difeso i soldi per la Pac e la coesione” ma “il dibattito è ancora lungo”, ha ammesso Meloni. Ora la palla della trattativa è tutta nelle mani del presidente Antonio Costa, che vuol chiudere entro dicembre, prima delle varie elezioni nei principali Stati membri. “E’ troppo presto” per dire se sarà possibile rispettare questa tempistica, aveva detto nella notte Macron, che però preme per questa soluzione, dato che, dall’inizio del prossimo anno non avrà lo ‘spazio politico’ per firmare, vista la scadenza elettorale.

A proposito del francese, la notizia del giorno, annunciata a Bruxelles ma maturata tutta fuori dal Consiglio, è l’accordo con la Germania sull’automotive. Un’intesa che rilancia la locomotiva franco-tedesca alla guida di un settore fondamentale per l’industria europea.

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