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Beatrice Venezi dopo l’addio alla Fenice: “Sono stata bersaglio di odio. La politica? Mi ha usata e poi lasciata sola”

PoliticaBeatrice Venezi dopo l’addio alla Fenice: “Sono stata bersaglio di odio. La politica? Mi ha usata e poi lasciata sola”

ROMA – Dagli Stati Uniti, dove si trova in questi giorni, Beatrice Venezi rompe il silenzio dopo il licenziamento dal Teatro La Fenice. Una decisione arrivata all’improvviso e che ha acceso un caso nel mondo della musica e della cultura. “Come sto? Sono serena”, esordisce la direttrice d’orchestra nell’intervista al Corriere della Sera. “Sto ricevendo migliaia di messaggi, mail e commenti social. Un’ondata di affetto dall’Italia e dall’estero perché la notizia è esplosa nel mondo”.

Venezi respinge con forza le accuse che le sono state attribuite dopo un’intervista alla stampa argentina e contrattacca sulla gestione interna del teatro veneziano: “Non ho accusato nessuno di nepotismo. Ma vogliamo parlare della disparità di trattamento nei miei confronti?”. Poi affonda: “I dipendenti sono andati avanti per mesi con denigrazioni e diffamazioni, con il tacito consenso del sovrintendente”. E aggiunge: “È stata concessa all’orchestra una vera e propria campagna di odio contro di me, con spillette e volantini. Hanno messo in discussione la mia competenza e il mio percorso”. Secondo la direttrice, si sarebbe trattato di un clima mai sanzionato dalla fondazione: “Se si fanno proclami dal palco senza autorizzazione si rischiano provvedimenti. Qui non è successo nulla”.

Nel mirino anche il sistema di selezione nel mondo orchestrale: “Non ho mai parlato di concorsi truccati”, chiarisce, “ma è evidente che l’appartenenza a una famiglia di musicisti può rappresentare un vantaggio competitivo. Io non vengo da quel mondo, mi sono fatta da sola”. Una posizione che ha alimentato ulteriori polemiche, insieme ad alcune dichiarazioni considerate provocatorie, come quella sulla “spilla Swarovski” dei musicisti in protesta: “Era ironia, nulla di offensivo”.

IL RAPPORTO CON LA POLITICA: “NESSUNA TESSERA, MA TANTI DANNI”

Venezi nell’intervista rilasciata al Corriere affronta poi il nodo più delicato, quello del rapporto con la politica e in particolare con Giorgia Meloni. “Non ho tessere e non sono funzionale a nessuno”, sottolinea. “Questa destra aveva bisogno della mia faccia pulita e mi ha utilizzata e poi buttata via. Non sono stata difesa perché non sono organica al partito”. E rivela un retroscena: “Se tornassi indietro non cederei alla richiesta insistente di Meloni di suonare a un convegno di Fratelli d’Italia prima del voto del 2022. Guardi quanti danni ho avuto in cambio”. Dopo il licenziamento, aggiunge, “non ho sentito nessuno di FdI. Le uniche solidarietà sono arrivate da Salvini, Ceccardi e Santanchè”.

La direttrice denuncia anche gli attacchi personali subiti negli ultimi anni di quando le hanno dato della fascista, chiamandola ‘bacchetta nera’. Ma “sfido chiunque a trovare una mia dichiarazione intollerante”. E individua un momento preciso in cui tutto sarebbe cambiato: “Dopo Sanremo. Prima ero apprezzata, poi è partita una dinamica politica, anche sulla questione ‘maestro’ o ‘maestra’”. “Queste etichette mi hanno trasformata in un simbolo, mio malgrado”, spiega. “Ma io non ho mai fatto politica”.

IL LICENZIAMENTO E LO SCONTRO CON IL TEATRO

Particolarmente duro il giudizio su quanto accaduto alla Fenice: “Ho saputo dell’annullamento dall’Ansa. Nessuna telefonata, solo una mail. Questo dice molto del modo di lavorare”. E sulle reazioni interne: “Ho trovato di cattivo gusto le ovazioni per il mio licenziamento. È l’atteggiamento più lontano dalla musica e dalla cultura che si possa immaginare”.

La direttrice parla apertamente di “campagna diffamatoria” e non esclude azioni legali: “L’aspetto è in costruzione, ma negli ultimi mesi ho subito anche forme di bullismo”.

Nonostante le polemiche, Venezi rivendica il proprio percorso: “A 36 anni non posso avere il curriculum di chi ne ha 70, ma sono direttore ospite principale del Teatro Colón di Buenos Aires e ho portato avanti progetti innovativi”. E sul futuro non ha dubbi: “Starò alla larga dalla politica, questo è poco ma sicuro”.
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