ROMA – “Le nostre barche sono state avvicinate da speedboat militari, che si sono autoidentificati come “israel”, puntando laser e armi da assalto semi automatiche, ordinando ai partecipanti di mettersi davanti alle barche e di mettersi in ginocchio. Le comunicazioni sulle barche sono state bloccate e un SOS è stato emesso”. Così, con un messaggio sui social, la Global Sumud Flotilla ha fatto sapere che alcune delle sue imbarcazioni, sono state intercettate in acque internazionali dai militari israelinai mentre si dirigevano verso le coste di Gaza per portare aiuti alla popolazione palestinese, ormai stremata da anni di guerra. Dai dati di tracking, la Flotilla si troverebbe vicino all’isola di Cipro. Tra le prime navi prese di mira ci sarebbe l’italiana Bianca.
“Stesso copione, anno diverso. La marina israeliana pensa che un avviso radio possa soffocare le grida di giustizia. Voi lo chiamate “blocco marittimo per la sicurezza” — il resto del mondo lo chiama scena del crimine. Non siamo “invitati” ad Ashdod; non siamo vostri ospiti. Siamo i testimoni che non potete zittire. Tenetevi le vostre minacce; noi teniamo la nostra rotta”, si legge.
Dopo la partenza delle prime barche da Marsiglia e Bari, la maggior parte della flotta è salpata il 12 aprile da Barcellona. Questa iniziativa civile e nonviolenta – composta da oltre mille volontari da un centinaio di Paesi – punta alle Coste di Gaza non solo per rompere il blocco all’ingresso di beni umanitari imposto da Israele, ma anche per restare al fianco della popolazione dopo due anni e mezzo di conflitto. A terra restano però sette attivisti tunisini, tra cui due membri del Comitato direttivo globale. Il 6 marzo, le autorità li hanno arrestati con l’accusa di riciclaggio ed estorsione, ma secondo la Sumud Flotilla le accuse sono infondate, mentre ai sette è stato negato il diritto alla difesa.
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