“C’è il rischio di una deriva interpretativa dopo nuova ordinanza della Cassazione”
ROMA – La recente ordinanza n. 11372 del 27 aprile 2026 della Corte di Cassazione (nella foto), Sezione Tributaria, riaccende il dibattito sui confini della responsabilità professionale dei commercialisti, delineando un orientamento giurisprudenziale sempre più estensivo e, secondo gli addetti ai lavori, potenzialmente critico.
Il provvedimento conferma infatti una tendenza già emersa negli ultimi anni: l’ampliamento progressivo della responsabilità del professionista, che rischia di andare oltre il perimetro della prestazione effettivamente svolta, fino a coinvolgere anche chi si limita al ruolo di intermediario nella trasmissione telematica delle dichiarazioni fiscali.
Una dinamica che preoccupa l’Associazione Nazionale Commercialisti, che da tempo segnala il pericolo di una generalizzazione indebita delle responsabilità in assenza di un quadro normativo chiaro e coerente.
L’Associazione evidenzia come, senza una disciplina precisa, si rischi di affidare alla variabilità degli orientamenti giurisprudenziali la definizione dei limiti della responsabilità professionale.
Il punto centrale riguarda il ruolo dell’intermediario: secondo l’ANC, al professionista che trasmette una dichiarazione non redatta da lui non può essere automaticamente attribuito un obbligo di controllo sostanziale sulla veridicità dei dati forniti dal contribuente, salvo nei casi in cui emergano comportamenti consapevoli o partecipativi a eventuali illeciti.
A sottolineare le criticità è il presidente dell’ANC, Marco Cuchel: “Il rischio è trasformare l’intermediario in un garante universale della posizione fiscale del cliente, con una responsabilità sproporzionata, difficilmente assicurabile e incompatibile con la natura dell’incarico”.
A rendere il quadro ancora più complesso è il tema, ancora irrisolto, della non assicurabilità delle sanzioni dirette, più volte portato all’attenzione del legislatore dalla stessa Associazione.
Una lacuna che, in assenza di regole certe, espone i professionisti a rischi crescenti e difficilmente sostenibili.
Alla luce di questo scenario, l’ANC ribadisce la necessità di un intervento normativo che definisca in modo chiaro i confini della responsabilità dei commercialisti, garantendo un equilibrio tra esigenze di controllo fiscale e tutela dell’attività professionale.
