sabato, 2 Maggio 26

VIDEO| Francesca Albanese all’Uno Maggio Libero e Pensante: “Il giorno dei lavoratori va commemorato, non festeggiato”. Poi la frecciata al Concertone di Roma

MondoVIDEO| Francesca Albanese all’Uno Maggio Libero e Pensante: “Il giorno dei lavoratori va commemorato, non festeggiato”. Poi la frecciata al Concertone di Roma

ROMA – Ha iniziato il suo intervento al grido di “Palestina libera” Francesca Albanese, intervenendo all’Uno Maggio Libero e Pensante di Taranto. Sul palco, la relatrice speciale delle Nazioni Unite per il territorio palestinese ha sottolineato come il giorno dei lavoratori vada “commemorato e non festeggiato”.

Lanciando una frecciatina al Concertone di Roma, ha proseguito sottolineando che, “a 500 km da qui”, “si festeggia con un grande concerto, sponsorizzato tra gli altri dall’Eni, un’azienda che è un emblema, certo non il peggiore, dello sfruttamento dell’ambiente e delle persone che lo abitano”. 

TARANTO COME LA PALESTINA: “UNA FERITA APERTA, VISIBILE, NORMALIZZATA, IGNORATA”

“Sono qui – ha spiegato Albanese – perché Taranto, come la Palestina, è un duplice emblema: è l’emblema di una sconfitta collettiva, ma anche della nostra possibilità di salvezza. Come la Palestina, Taranto è una ferita aperta, visibile, pure normalizzata, scomoda, ignorata. Taranto, come la Palestina, è una zona di sacrificio, una zona d’eccezione al diritto e alla giustizia, un luogo in cui le regole vengono sospese violate, reinterpretate per volontà di pochi a discapito di molti. Mentre pochi continuano ad arricchirsi, tanti continuano a morire ad ammalarsi a Taranto dentro e fuori la fabbrica, in Palestina sotto le bombe a Gaza, nei pogrom dei coloni israeliani in Cisgiordania o per le torture nelle carceri israeliane ovunque”.

La relatrice ha aggiunto: “Nel frattempo, soprattutto in Occidente, si arrestano, si picchiano, si sanzionano quelli che il genocidio lo denunciano, mentre chi lo ordina e chi lo commette viene ricevuto dalle istituzioni o protetto dalle forze di all’ordine in luoghi di villeggiatura. Quindi io sono onorata di essere qui oggi nel giorno dei lavoratori, perché il giorno dei lavoratori in questo paese va commemorato e non festeggiato”.

IL TRIBUTO AI CADUTI DELL’ILVA

“Stare in questo luogo è un’occasione per ricordare che la consapevolezza è la chiave per attivare un processo dialettico di liberazione, a Taranto come a Gaza, in Palestina come in Italia e in Europa. Non serve andare in Palestina per comprenderlo, basta guardarsi, basta guardarci. Riconoscere il legame profondo che intercorre tra chi la terra la conosce, la ama e la difende e chi la usurpa in nome del potere spacciandolo per progresso, che considera la terra non come qualcosa di sacro da preservare, ma una delle tante risorse da sfruttare”, ha proseguito.

E ancora: “Il nesso tra la logica dello sfruttamento e il potere politico ed economico qui a Taranto, come in Palestina, è evidente se la morte di un lavoratore o la malattia delle sue famiglie diventa più accettabile della manutenzione di un impianto, se le spese militari diventano più sostenibili della sicurezza sul lavoro, nonostante la Costituzione, nonostante il diritto internazionale e la politica ha scelto ha scelto di condonare, ha scelto di non vedere, ha scelto di non intervenire. I bambini di Taranto sono sacrificabili come i bambini di Gaza”.

“E se Taranto è un emblema, non è l’eccezione: è una delle tante, perché tutto ciò che è industria estrattiva, tutto ciò che sottrae alla terra per concentrare ricchezze nelle mani di pochi, riproduce lo stesso schema, uno schema che crea nemici per legittimare le guerre”, ha detto ancora per poi fare un tributo “ai caduti dell’Ilva”. Per Albanese “mentre tutto questo accade”, il “nemico” appare essere “sempre l’altro, il palestinese, il migrante”.

“LA PALESTINA CI INSEGNA CHE UN’ALTERNATIVA ESISTE”

“Ecco perché la Palestina è così importante – non solo per ciò che subisce – ma per ciò che ci insegna. Perché la Palestina ci mostra da anni che un’alternativa esiste, che l’interconnessione delle lotte è fondamentale perché serve a connettere la gente, unità dei popoli e unità delle lotte”.

Albanese ha, poi, parlato di “tagliare la complicità, dal basso, attraverso ciò che compriamo, attraverso gli investimenti che facciamo. Una forma di lotta intelligente, un potere reale, di non partecipare”. La relatrice ha, infine, concluso con una metafora: “Se noi fossimo una foresta e fossimo circondati da plastica, non moriremmo, perché gli alberi sono capaci di passarsi l’ossigeno attraverso le radici. Cerchiamo di fare come gli alberi, uniamoci. Questa è la solidarietà che dobbiamo praticare”.
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