Roma, 18 mag. (askanews) – Il presidente russo Vladimir Putin sarà da domani in Cina per una visita di Stato di due giorni che, nel giro di una settimana, riporta Pechino al centro della triangolazione diplomatica fra Cina, Stati uniti e Russia. Il viaggio, previsto il 19 e 20 maggio su invito del presidente cinese Xi Jinping, arriva infatti quattro giorni dopo la partenza dalla Cina del presidente Usa Donald Trump, protagonista di un vertice ad alta posta politica con il leader cinese.
Il calendario ufficiale della missione prevede domani l’arrivo di Putin a Pechino e i colloqui con Xi Jinping. Sul tavolo vi saranno le relazioni bilaterali, l’ulteriore rafforzamento del partenariato complessivo e dell’interazione strategica fra i due paesi, oltre ai principali dossier internazionali e regionali. Al termine dei colloqui è attesa la firma di una dichiarazione congiunta e di una serie di documenti bilaterali. I due leader parteciperanno anche alla cerimonia di apertura degli Anni dell’educazione Russia-Cina 2026-2027. Mercoledì è invece previsto un incontro tra Putin e il premier cinese Li Qiang, centrato in particolare sulla cooperazione commerciale ed economica.
La visita cade in un anno dal forte valore simbolico per Mosca e Pechino: il 2026 segna il trentesimo anniversario del partenariato strategico fra Cina e Russia e il venticinquesimo anniversario del Trattato di buon vicinato, amicizia e cooperazione, firmato nel 2001 e considerato da entrambe le capitali una delle basi politiche e giuridiche del rapporto bilaterale. Alla vigilia del viaggio, Xi e Putin hanno inviato lettere di congratulazioni alla decima Expo Cina-Russia, aperta a Harbin, nella provincia nordorientale cinese dello Heilongjiang. Xi ha sottolineato che la cooperazione bilaterale si è continuamente approfondita e consolidata, mentre Putin ha indicato l’Expo come uno strumento per espandere gli scambi e la cooperazione pratica.
La sequenza diplomatica è però il dato più politico. Prima Trump, poi Putin: per la stampa di Stato cinese, le due visite ravvicinate mostrano una Pechino sempre più capace di porsi come centro della diplomazia globale. Il Global Times ha parlato di un fatto raro nell’era post-guerra fredda: un solo paese che riceve, nell’arco di pochi giorni, i leader degli Stati uniti e della Russia. Pechino intende proiettare l’immagine di una potenza stabile, capace di parlare con Washington e Mosca mentre le crisi in Ucraina e Medio Oriente restano aperte.
Il rapporto fra Cina e Russia si è intensificato dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, alimentando forti preoccupazioni nelle capitali occidentali. Pechino non ha fornito armi a Mosca in modo ufficialmente dichiarato, ma il suo sostegno economico, diplomatico e commerciale è considerato da diplomatici e analisti occidentali un elemento importante della capacità russa di reggere il peso della guerra e delle sanzioni. Xi e Putin si sono incontrati oltre quaranta volte, tra visite di stato reciproche e incontri a margine di vari vertici. Si tratta di un numero molto superiore agli incontri del leader cinese con i principali capi di Stato e di governo occidentali.
Al centro del rapporto resta l’energia. Dal 2022, con l’imposizione da parte dei tradizionali clienti europei del petrolio e gas russi, il commercio bilaterale Russia-Cina è salito a livelli record e la Pechino acquista ormai una quota rilevante delle esportazioni russe, in particolare petrolio, gas e carbone. I dati del Centre for Research on Energy and Clean Air indicano che Pechino ha comprato combustibili fossili russi per oltre 367 miliardi di dollari dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Questi flussi hanno garantito a Mosca entrate essenziali e, nello stesso tempo, hanno rafforzato la sicurezza energetica cinese in un momento critico.
La crisi in Medio Oriente e le difficoltà del traffico attraverso lo stretto di Hormuz hanno reso ancora più urgente per Pechino la diversificazione delle forniture. Durante il vertice con Trump, Xi e il presidente Usa hanno discusso anche della necessità di riaprire lo stretto di Hormuz, mentre la guerra in Ucraina e il rapporto sino-russo non sembrano aver occupato il centro dei colloqui. La dichiarazione cinese ha fatto solo un breve riferimento alla crisi ucraina, mentre la comunicazione statunitense non l’ha messa in evidenza.
In questo quadro torna centrale anche il progetto “Power of Siberia 2”, il gasdotto che Mosca vorrebbe realizzare per aggiungere 50 miliardi di metri cubi annui di capacità alla rete energetica fra Russia e Cina. Per il Cremlino sarebbe un canale decisivo per compensare la perdita del mercato europeo; per Pechino potrebbe diventare una garanzia strategica in caso di crisi prolungata con l’Occidente o di tensione militare intorno a Taiwan.
Taiwan è infatti l’altro dossier che aleggia sulla visita. Nel vertice con Trump, Xi ha ribadito la centralità della questione taiwanese e ha avvertito Washington sui rischi di conflitto se il tema non sarà gestito in maniera corretta. Trump ha lasciato Pechino senza chiarire se autorizzerà una nuova fornitura da 14 miliardi di dollari di armi all’isola. Un eventuale congelamento della vendita sarebbe letto a Pechino come una vittoria politica, mentre a Taipei e tra gli alleati asiatici degli Stati uniti alimenterebbe nuove domande sull’affidabilità della deterrenza americana.
Per questo, dietro la formula ufficiale dei colloqui su relazioni bilaterali e questioni internazionali, il vertice Xi-Putin avrà una portata più ampia. Mosca cercherà conferme sulla tenuta del sostegno politico ed economico cinese; Pechino vorrà consolidare la propria capacità di muoversi fra dialogo con Washington e partenariato strategico con la Russia.
