ROMA – Le annunciate sanzioni europee di Meloni e Tajani contro il ministro della Sicurezza nazionale di Israele, Itamar Ben-Gvir, dopo il video in cui commette violenze contro i membri della Flotilla “sono inefficaci, perché non mettono fine al genocidio dei palestinesi, né all’impunità di cui gode il governo israeliano per la miriade di crimini commessi. Stanno solo prendendo in giro i cittadini”. Il commento è di Luigi Daniele, docente di diritto Internazionale Umanitario e penale alla Nottingham Trent University.All’agenzia Dire il giurista evidenzia come la presa di posizione del governo italiano sia “imbarazzante” perché la condotta di Ben-Gvir rientrerebbe tra quelle “sistematicamente commesse soprattutto contro i palestinesi e non solo, da tre anni e con proporzioni sconvolgenti”. Dunque, il principio che passa dietro quella richiesta, “è che Israele, definito dai nostri politici ‘l’unica democrazia del Medio oriente’, abbia ministri in carica che nell’esercizio delle loro funzioni incredibilmente non rappresentano il governo e lo Stato”.
Dunque si colpirebbe un ministro, ma l’intero esecutivo verrebbe assolto dalle sue responsabilità: “E’ evidente- continua Daniele- che il governo israeliano non ha chiesto le dimissioni di Ben-Gvir né lui le ha presentate. A chi oggi lo vuole sanzionare, andrebbe ricordato che con lui c’erano altri undici ministri del governo Netanyahu alla Conferenza per la colonizzazione di Gaza, nel gennaio 2024, così come altri ministri considerano gli attivisti della Flotilla ‘terroristi e fiancheggiatori’ e quindi approvano i sequestri illegali in acque internazionali, insieme alla valanga di crimini commessi sui palestinesi”.
Il docente poi punta il dito contro il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar: “Oggi le forze pro-Israele in Italia lo lodano come democratico per aver ‘bacchettato’ Ben-Gvir. Tuttavia, subito prima che il network globale Ipc dichiarasse ufficiale la fase più catastrofica della carestia a Gaza, lui stesso negava che esistesse alcuna carestia, mentre vedevamo bambini scheletrici morire davanti a medici resi impotenti da un sistema sanitario raso al suolo”.
D’altro canto, prosegue il professor Luigi Daniele, “chi in Italia si accorge della fascistizzazione della scena pubblica israeliana dopo quasi tre anni di genocidio, sta confessado la propria miopia e incapacità di leggere le dinamiche di quel Paese”. Ne sarebbero un esempio “i commentatori presunti liberali che fino a poco tempo fa sostenevano che la Flottila fosse un’operazione per delegittimare Israele, e che per aiutare i palestinesi fosse sufficiente consegnare gli aiuti a Ben-Gvir”.
Nel frattempo però la situazione a Gaza non migliora, anzi, “resta ignobile e vergognosa”, accusa il giurista, “e di cui sono responsabili i nostri esecutivi, dato che quello israeliano ha già dichiarato chiaramente che cosa vuole fare”. Se da un lato si registrano 800 morti dalla sigla del cessate il fuoco, dall’altro “è l’unico caso in cui una parte – ‘l’alleato occidentale’ – continua a fare fuoco e le vittime civili cessano di esistere”.
Un disegno politico “condiviso anche dalla maggioranza delle opposizioni israeliane, che sostengono lapolitica della cosiddetta ‘emigrazione volontaria’: è l’espressione- spiega ancora il giurista- con cui si dichiara pubblicamente la volontà di annessione dei territori, da un lato, e di espulsione dei palestinesi dall’altro. Israele sta cercando di depalestinizzare Gaza, Gerusalemme Est e la Cisgiordania”. Una prassi che “prosegue da anni: le linee dell’armistizio vengono spostate sempre più avanti, fino a rubare centinaia di chilometri quadrati di terra, risorse e spazi vitali per installare colonie, e ricordiamo che il trasferimento di civili da parte della potenza occupante in territorio occupato è un crimine di guerra”.
Secondo l’esperto, in questo i coloni avrebbero “il compito di rendere impossibile la futura nascita di uno stato palestinese, ebraicizzando la componente demografica”, mentre al contempo “si consolida un regime di apartheid che rende la permanenza dei palestinesi impossibile o comunque da pagare subendo esecuzioni sommarie, violenze e progrom”.
Oggi l’Onu ha diffuso un report in cui ha documentato 49 attacchi di coloni israeliani in Cisgiordania tra il 12 e il 18 maggio contro persone, terreni agricoli, case, veicoli e una moschea. Nel 2025, se ne sono contati 880 in 220 località, con centinaia di morti.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it
