ROMA – Cinquant’anni dopo la Risoluzione sui poteri di guerra, il Congresso l’ha usata davvero. Il Senato americano ha approvato con 50 voti contro 48, una risoluzione che impone a Donald Trump di porre fine alla guerra in Iran o di chiedere l’autorizzazione parlamentare per continuarla. È la prima volta, dall’approvazione di quella legge nel 1973, che entrambe le camere la invocano congiuntamente contro un presidente in carica.
Quattro senatori repubblicani hanno votato con i democratici: Rand Paul, Lisa Murkowski, Susan Collins e Bill Cassidy. L’assenza di Mitch McConnell, recentemente ricoverato, e di un altro senatore che in passato si era opposto a misure simili ha reso possibile il risultato. L’unico democratico contrario è stato John Fetterman della Pennsylvania.La risoluzione non ha forza di legge, però. Non necessita della firma presidenziale per entrare in vigore, ma una sentenza della Corte Suprema del 1983 stabilisce che gli atti legislativi devono essere presentati al presidente per produrre effetti al di fuori del Congresso. Il valore del voto è quindi soprattutto politico. Arriva mentre i repubblicani mostrano crescente insofferenza verso una guerra impopolare nei sondaggi, con ricadute economiche enormi e il rischio di un’escalation regionale che non si riesce a escludere.
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