Grano duro, il tavolo di filiera si incontra al Masaf. Dalla stipula di contratti di filiera ai sistemi di monitoraggio fino alla collaborazione. Ecco le esigenze del settore.
In merito al grano duro, è fondamentale stabilire norme inequivocabili e stabilire prezzi che riflettano i costi di produzione. L’intera filiera non può sostenersi operando sotto i costi.
Questa è l’affermazione di AGCI AgroIttico, che oggi ha partecipato al meeting organizzato dal ministero dell’Agricoltura, convocato dal ministro Francesco Lollobrigida, durante il quale è stata riaffermata l’intenzione del Governo di avere un dialogo “continuo e costruttivo” con le associazioni, continuando a implementare “iniziative concrete e una visione strategica, che è stata assente negli ultimi decenni”.
AGCI AgroIttico ha rappresentato al tavolo le cooperative della filiera cerealicola delle principali aree produttive del Paese, sottolineando una situazione che, nonostante le misure adottate dal Ministero, rimane problematica: i prezzi non coprono i costi, la volatilità a livello internazionale, le importazioni non sempre conformi agli standard italiani e una divisione dell’offerta che svantaggia i produttori non aggregati.
La delegazione AGCI, composta da Antonello Capua e Alessio Ciaccasassi, rispettivamente presidente del Dipartimento Agroalimentare e responsabile per il settore Agroalimentare di AGCI Agroittico, ha esposto cinque proposte operative: in primis, potenziare la CUN Grano Duro rendendo il prezzo di riferimento un elemento obbligatorio nei contratti; ampliare i contratti di filiera, superando il limite dei 50 ettari per le imprese cooperative; istituire riserve strategiche di stoccaggio, anche a livello europeo.
E ancora, aumentare i controlli alle frontiere e garantire piena reciprocità delle norme, oltre a valorizzare la cooperazione come infrastruttura della filiera, stabilendo accordi pluriennali che garantiscano una programmazione e minimi prezzi in linea con i costi reali.
“Il grano duro non è un prodotto qualsiasi: è pasta, è esportazione, è parte dell’identità italiana”, ha dichiarato Capua. “Oggi i dati mostrano che si produce al di sotto dei costi anche nel migliore degli scenari. Chiediamo quindi strumenti che non siano semplici indicatori, ma soluzioni: prezzi agganciati ai costi reali, contratti di filiera che includano veramente le cooperative, e controlli alle frontiere che garantiscano reciprocità. La cooperazione è pronta a contribuire, ma servono regole chiare e protezioni concrete per i produttori di qualità”.
Ciro Di Pietro
