venerdì, 9 Ottobre 26

Iran, Trump: “Con Teheran stiamo parlando, lo hanno chiesto loro”

MondoIran, Trump: “Con Teheran stiamo parlando, lo hanno chiesto loro”

ROMA – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ai giornalisti ha assicurato che con l’Iran “Stiamo parlando ora, hanno voluto tornare a parlare con noi”, per rivitalizzare le trattavive riguardanti i vari punti del Memorandum d’intesa siglato a fine giugno. Secondo Trump, la popolazione iraniana avrebbe chiesto ai propri governanti di “smettere di sganciare [bombe], smettere di sparare le notti scorse. ‘Non fatelo’. Ora stiamo avendo buoni scambi quindi vediamo che succede. Penso ci siano buone possibilità che qualcosa accadrà. E se non succede torneremo a fare quello che facevamo due giorni fa”.

Ieri da Teheran hanno smentito colloqui diretti con gli Stati Uniti, chiarendo di non averli richiesti e che da venerdì proseguono scambi di messaggi tramite i Paesi mediatori. Il presidente Trump intanto oggi riceverà per la settima volta a Washington il premier israeliano Benjamin Netanyahu, sia per parlare di un modo per porre fine alla guerra con l’Iran – fortemente voluta da Israele – sia per altri dossier mediorientali, tra cui la Striscia di Gaza, la Cisgiordania, il Libano e la Siria. Oggi l’istituto di ricerche Ipsos e l’agenzia Reuters fanno sapere che il gradimento di Trump tra gli elettori statunitensi ha raggiunto il 37%, tre punti in più rispetto al mese scorso. Tuttavia, il sondaggio – condotto tra il 24 e il 26 luglio – ha anche rivelato che solo un cittadino su tre è d’accordo con la guerra che gli Stati Uniti, ormai da soli, stanno conducendo contro la Repubblica islamica, mentre la maggior parte degli intervistati contesta al presidente di non aver chiarito a sufficienza gli obiettivi del conflitto.

IRAN. I RAID USA HANNO FATTO PERDERE 230 MLN DI METRI CUBI DI GAS

Al terzo giorno di tregua, il governo di Teheran fa il bilancio dei danni. Secondo la portavoce dell’esecutivo Fatemeh Mohajerani, gli attacchi statunitensi contro il Paese avrebbero colpito dodici ponti e due tunnel, insieme ad altre infrastrutture civili, di cui denuncia “danneggiamenti molto estesi”. Così come si apprende da fonti di stampa internazionale, Mohajerani ha detto che “Pescherecci che rappresentavano la sola fonte di reddito e impiego per i pescatori della regione sono stati danneggiati in modo grave, insieme al settore turistico”, mentre per quanto riguarda quello energetico, l’Iran avrebbe “perso una capacità di produzione pari a 230 milioni di metri cubi di gas”.

Intanto, Teheran mantiene chiuso lo Stretto di Hormuz, proseguendo i contatti coi paesi della regione. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha avuto chiamate telefoniche separate con l’omologo dell’Oman Badr Albusaidi, e con il principe Faisal bin Farhan Al Saud dell’Arabia Saudita. Al centro delle conversazioni, “gli ultimi sviluppi bilaterali e regionali”. Come riferiscono i media locali, i tre ministri hanno “sottolineato la necessità di rafforzare la cooperazione e promuovere gli sforzi diplomatici congiunti per stabilire la stabilità nella regione e per affrontare l’insicurezza imposta allo Stretto di Hormuz dalle azioni aggressive degli Stati Uniti”. Teheran propone di mettersi alla guida di un meccanismo che gestisca autorizzazioni e pedaggi delle navi attraverso lo Stretto, mentre l’Oman propone un consorzio regionale.Quanto all’Arabia Saudita, nonostante la tregua ieri ha registrato attacchi: le forze armate hanno fatto sapere di aver intercettato e distrutto droni attibuiti a una milizia irachena filo-iraniana, mentre gli Houthi dallo Yemen hanno colpito il porto petrolifero di Yanbu. Mentre la milizia irachena ha smentito ogni responsabilità, i ribelli Houthi hanno rivendicato l’offensiva, spiegando che si è trattato di un’azione in risposta al sorvolo di droni armati sauditi sullo spazio aereo yemenita posto sotto il loro controllo.
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