La sfida di chi sceglie di restare e ridare vita alle comunità dimenticate
Le aree montane generano il 16% della ricchezza nazionale, ma perdono abitanti ogni anno
Ogni anno decine di piccoli paesi di montagna italiani perdono residenti, servizi e identità. E un paradosso che stride con i numeri: le aree montane del Paese producono 235 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 16,3% della ricchezza totale generata in Italia, e il turismo montano rappresenta il 6,7% del PIL di queste zone. L’Italia, peraltro, detiene il primato europeo per PIL generato in aree montane, contribuendo per il 27,7% al totale continentale, una quota doppia rispetto ad altri Paesi. Eppure i borghi si svuotano, le scuole chiudono, i giovani partono.
In questo scenario si inserisce la storia di Valbruna, frazione del comune di Malborghetto-Valbruna in Friuli Venezia Giulia, poche centinaia di anime che si moltiplicano solo nei periodi di alta stagione. Qui, trentadue anni fa, è arrivata Giovanna Liuzzo, milanese, allora ventisettenne, procuratore aziendale di una società per azioni. Una vita professionale solida, una città che le aveva dato molto, ma che evidentemente non bastava più. ‘Milano mi ha dato tanto, però nel mio DNA ero alla ricerca di altro. L’amore mi ha portata in questa regione, in questo paesino di poche anime, e qui mi sono dovuta reinventare’ racconta Liuzzo, oggi direttrice del Valbruna Inn e titolare di uno chalet di charme, Casa di Fuchs, undici posti letto immersi nel legno e nella natura della Val Canale.
Il suo non è stato un trasferimento indolore. Lasciare una rete familiare consolidata, un impiego stabile, una metropoli che non dorme mai per una valle dove d’inverno il silenzio è l’unico rumore di fondo ha significato azzerare tutto. ‘Quando arrivi qua devi cancellare tutto, è un’immersione totale in una vita fatta di essenza. I primi anni sono stati difficili, non lavoravo, avevo le radici di ventisette anni da strappare. Ma mi sono detta: se non vado via il primo anno vuol dire che mi sono trovata. E così è stato’ spiega Liuzzo.
La questione dello spopolamento montano non è solo demografica. Quando un paese perde abitanti, perde anche competenze, presidi sanitari, scuole, negozi. Si innesca un circolo vizioso che rende sempre meno attrattivo vivere in quota. La sfida, per chi resta o per chi arriva, è trasformare la marginalità geografica in un valore. Liuzzo lo ha fatto puntando su un modello di ospitalità che non insegue le stelle ma, come dice lei, i cuori. ‘Non pensiamo alle cinque stelle, noi pensiamo a cinque cuori. Non è la vendita della stanza, è far sentire le persone uniche, viste, ricordate, pensate’ afferma.
Il suo approccio si traduce in gesti minimi che però lasciano il segno. Racconta di una signora anziana, arrivata controvoglia su insistenza dei figli, abituata a governanti e agi cittadini. Ogni mattina Liuzzo bussava alla sua porta con le uova del pascolo locale, uno sciroppo di sambuco, un mazzolino di fiori di montagna. Niente di eclatante, niente di costoso. ‘È andata via che mi mandava i baci, cosa che non era nel suo essere. Non è necessariamente il valore della grande azione, sono le quotidianità che mancano, quelle di cui oggi abbiamo più bisogno’ dice Liuzzo.
Questo modello di accoglienza lenta e umana intercetta una domanda crescente. Il turismo esperienziale e rigenerativo sta guadagnando terreno rispetto al turismo di massa, e le aree montane italiane si trovano in una posizione privilegiata per rispondere a questa evoluzione. Non si tratta solo di vendere panorami o sentieri, ma di offrire tempo, quello che nelle città è diventato il bene più scarso.
A Valbruna qualcosa si muove anche sul fronte generazionale. La figlia minore di Liuzzo, ventotto anni, ha scelto di restare nel paese con il marito, aprendo una pasticceria e un panificio che riforniscono anche lo chalet con prodotti artigianali e locali, dalla linzertorte alla Sachertorte. E non è l’unica giovane a scommettere sul territorio. ‘Tanti giovani qui hanno deciso di non andar via e di investire in ambito agricolo. Ragazze dell’età di mia figlia che si sono attivate con coraggio e sacrificio, ed è bello vederle’ racconta Liuzzo. Sono segnali ancora fragili ma significativi di una possibile inversione di tendenza.
Le colazioni dello chalet diventano così un racconto del territorio: le uova arrivano da un allevamento a Malborghetto, a cinque chilometri, gestito da una giovane allevatrice. Le tisane sono curate con attenzione. Il buffet è piccolo, senza sprechi, ma ogni prodotto ha una storia. È una filosofia che si oppone alla logica dell’abbondanza fine a se stessa e che riflette un approccio più sostenibile all’economia locale.
Le prospettive per il futuro delle aree montane italiane dipendono in larga misura dalla capacità di attrarre e trattenere persone come Liuzzo, capaci di portare competenze urbane in contesti rurali senza snaturarli. Il lavoro da remoto, la crescente insofferenza verso i ritmi metropolitani e la rivalutazione della qualità della vita rispetto alla quantità di opportunità stanno creando le condizioni per una nuova stagione di ripopolamento montano. Ma servono infrastrutture, connessioni, servizi minimi che oggi in molte valli mancano ancora.
‘Sono consapevole che la scelta che ho fatto la rifarei mille volte. Quando torno da qualche giorno fuori sono molto felice, perché per me lavorare qui è come essere in vacanza’ conclude Liuzzo. Una frase che suona come un manifesto per chiunque stia valutando se il proprio posto nel mondo sia davvero quello in cui si trova.
Fonti:/n- UNCEM, dati sul turismo nella montagna italiana:
https://uncem.it/tutti-i-numeri-del-turismo-nella-montagna-italiana-uncem-flussi-in-crescita-ed -e-sbagliato-parlare-di-overtourism-ma-attenzione-ai-limiti-e-alle-comunita-dei-paesi-che-non -sono-borghi//n- Ufficio Studi Confartigianato, economia e imprese di montagna:
https://ufficiostudi.confartigianato.it/pubblicazioni/economia_e_imprese_montagna_perimetri _e_tendenze//n- TSM Trentino School of Management, valore aggiunto aree montane: https://www.tsm.tn.it/volete-essere-ricchi-e-vivere-di-piu-andate-a-vivere-in-montagna/
