ROMA – Non si arresta l’avanzata dei combattenti houthi nell’ovest dello Yemen, a cui sta rispondendo l’Arabia Saudita con decine di bombardamenti. Ma tra le forze di Ansar Allah, che controllano la capitale Sana’a e l’occidente del Paese, e quelle del governo riconosciuto dall’Onu, è scambio di accuse: le prime addebitano a Riad decine di attacchi che avrebbero provocato anche vittime civili, mentre il governo di Rashad Al-Alimi – che ha dovuto spostare la propria sede ad Aden, nel sud – rivolge la stessa accusa ai combattenti houthi. Secondo le Nazioni Unite, sono già oltre 125mila le persone costrette ad abbandonare le case da quando sono ripresi con maggiore intensità i combattimenti tra le forze governative sostenute dall’Arabia Saudita, e quelle rivali e filoiraniane di Ansar Allah. A ciò, l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (Ocha) aggiunge che gli aiuti umanitari per la popolazione sono limitati: da una parte ciò dipende dai tagli generalizzati dei governi agli organismi umanitari, dall’altra contribuisce l’insicurezza.
Varie attività, avverte l’Ocha, restano sospese nelle località costiere più interessate dai combattimenti, mentre restano chiuse le principali arterie stradali, rendendo impossibile l’arrivo delle forniture. Intanto i combattimenti, ripresi a inizio mese, proseguono e si allargano: dopo la presa delle principali località sud-occidentali da parte delle forze di Ansar Allah – dalla città costiera di Mokha a Dhubab, più a sud – ora l’esercito governativo, col sostegno dell’Arabia Saudita, sta conducendo attacchi per cercare di riprendere il controllo di quest’area. Ma le forze ribelli stanno allargando l’offensiva, che ora interesse località del distretto occidentale di Taiz nonché la regione settentrionale di Marib, sede di importanti infrastrutture petrolifere yemenite.Le forze di Riad nelle ultime ore, stando a quanto dichiarato dal governo rivale degli Houthi, avrebbe condotto oltre una sessantina di attacchi non solo sul governatorato di Marib, ma anche quello di Hodeidah, Lajh, Taiz, Al-Jawf e Hajjah, sempre nella metà occidentale del Paese.
Non è chiaro il bilancio dei morti. Ma per il Primo Ministro Shaya Mohsen Zindani, è unicamente degli houthi filoiraniani la responsabilità delle vittime e degli sfollamenti: “Quanto sta accadendo sulla costa occidentale è una ripetizione del modus operandi della milizia Houthi, volto a sottomettere le comunità locali attraverso uccisioni e sfollamenti”. Sebbene il governo di Teheran ieri abbia ufficialmente respinto le accuse di sostegno ai combattenti houthi, l’obiettivo dell’offensiva è il controllo dello Stretto di Bab Al-Mandab sul Mar Rosso, che ha un peso enorme sul braccio di ferro tra Iran e Stati Uniti sullo Stretto di Hormuz, dal momento il Mar Rosso che rappresenta l’ultima rotta possibile per le navi cargo saudite, alleate di Washington. L’instabilità quindi oggi ha fatto aumentare il prezzo del petrolio. I mercati mondiali fanno i conti anche con gli effetti dell’attacco di una milizia irachena filoiraniana, che la scorsa settimana ha messo fuori uso l’oleodotto saudita Est-Ovest, che collegava le forniture da Hormuz al Mar Rosso. Si tratta di una delle infrastrutture più importanti per i commerci mondiali e data l’incertezza sui tempi di ripristino, il calo delle forniture potrebbe farsi sentire anche in Europa.
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