ROMA – Ospite di Nicola Porro alla trasmissione 10 minuti su Retequattro, il nostro direttore, Mario Sechi, traccia un’analisi sul quadro politico italiano ed internazionale, partendo dai rapporti istituzionali fino ai grandi nodi della geopolitica.
NESSUNA CONTRAPPOSIZIONE TRA MATTARELLA E MELONI
Il direttore dell’Agenzia Dire ha subito analizzato le dichiarazioni di Mattarella e Meloni in merito all’integrazione scolastica e l’inclusione degli studenti stranieri smentendo categoricamente l’ipotesi di uno scontro tra Colle e Palazzo Chigi: «In realtà non esiste una contrapposizione tra presidenza della Repubblica e presidenza del Consiglio, non è nelle intenzioni del presidente della Repubblica respingere una legge che rispetta tutti i diritti e viene fatta con tutti i crismi. Contrapporre Mattarella e Meloni fa comodo alle opposizioni».
MISURE ECONOMICHE E LA POLEMICA DELLA SINISTRA
Rispondendo alle critiche delle opposizioni, che accusano l’esecutivo di fare “propaganda elettorale” attraverso interventi mirati come il punto sul bollo auto o la carta alimentare, Sechi ribalta la narrazione: anche la sinistra è costantemente in campagna elettorale, poiché «prima o poi si vota e se non sono in campagna elettorale hanno un problema con la realtà, e non penso che Schlein e Conte abbiano problemi con la realtà». Il governo, aggiunge, si limita a utilizzare le leve a sua disposizione, ricordando inoltre come il bollo auto sia «una tassa odiata anche dalla sinistra».
L’OCCIDENTE E IL NODO DELLA PACE
Dall’analisi interna si passa alla proiezione internazionale. Se l’atlantismo rimane il pilastro del centrodestra, la sinistra saprà trovare un’intesa interna tra le sue varie componenti? Per articolare il suo ragionamento, Sechi richiama le tesi del suo libro Occidente o niente, incentrato sulla ricostruzione dell’identità politica e dei valori nati sulle macerie della Seconda Guerra Mondiale.
Il centrodestra, osserva il direttore della Dire, è riuscito a mantenere la coesione interna persino in momenti complessi in cui sarebbe stato più facile cedere al populismo del “no alla guerra, sì alla pace”. Ma di quale pace si parla di fronte all’aggressione della Russia? Sulle recenti affermazioni di Giorgia Meloni circa la stanchezza generale legata al conflitto in Ucraina e la necessità di una via d’uscita, Sechi precisa che ogni tentativo concreto di mediazione (come quelli promossi da Donald Trump anche oggi in sede ONU) è stato costantemente criticato dai “presunti pacifisti”. La verità, secondo il giornalista, è che la guerra continua a fare comodo a chi intende speculare politicamente sul conflitto, alimentando un pacifismo astratto che non porta a risultati concreti: la sola strada resta sostenere Kiev, unendo diplomazia e determinazione.
La politica estera, del resto, impatta direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini: «Oggi la politica estera è il bollo, la benzina e la pressione fiscale, perché la rottura della pax atlantica del ’45 e l’invasione russa in Ucraina ci hanno tagliato il tubo del gas».
CANDIDATURE E CONTI PUBBLICI
Sul piano delle coalizioni e dei profili controversi, Sechi affronta anche il caso Vannacci, evidenziando che in assenza di una convergenza chiara nei prossimi mesi, il generale difficilmente potrà risultare coalizzabile.
Infine, sui dati macroeconomici e la conferma dell’Istat sul deficit al 3,1% del PIL, il direttore nota come l’istituto di statistica abbia abituato il Paese a frequenti revisioni al rialzo. Con le discussioni sullo scostamento di bilancio già sul tavolo, Sechi invita a guardare al contesto complessivo: «Siamo in campagna elettorale, viviamo in tempi straordinari e servono misure straordinarie. Ci sono Paesi presunti virtuosi come Francia e Germania che hanno una situazione devastante, non vedo perché noi dobbiamo darci le martellate in testa. Noi dobbiamo fare quello che è l’interesse degli italiani».
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