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Vino, Brachetto d’Acqui: acidità preservata e volumi nella media

AttualitàVino, Brachetto d’Acqui: acidità preservata e volumi nella media

Milano, 30 set. (askanews) – La vendemmia 2026 del Brachetto d’Acqui, iniziata il 10 agosto con circa dieci giorni di anticipo rispetto al 2025, si chiude con uve sane e volumi nella media degli ultimi anni, se si esclude la scarsa produzione della scorsa annata. La maturazione particolarmente rapida ha richiesto controlli ravvicinati già dalla fine di luglio per individuare il momento più adatto alla raccolta e conservare l’equilibrio delle uve. “La vendemmia 2026 ci consegna un quadro complessivamente positivo” ha dichiarato Paolo Ricagno, presidente del Consorzio Tutela Vini d’Acqui, rimarcando che “il clima ha imposto una particolare attenzione nella gestione dei vigneti e nella scelta del momento della raccolta, ma le uve hanno dimostrato una buona capacità di affrontare una stagione caratterizzata da temperature elevate”.

“A segnare il 2026 è stato soprattutto il caldo, iniziato già dalla fine di maggio, che ha accelerato sensibilmente il ciclo vegetativo portando a una vendemmia tra le più anticipate mai registrate nel territorio” ha spiegato Antonio Massucco, enologo di Banfi Piemonte, realtà che a Strevi (Alessandria) produce anche il “Rosa Regale” Brachetto d’Acqui Docg. “A limitare gli effetti della lunga fase calda e asciutta – ha precisato – sono state le abbondanti precipitazioni di febbraio e marzo, che hanno permesso ai terreni di accumulare riserve idriche sufficienti ad accompagnare le viti durante l’estate”. Nell’esperienza di Banfi Piemonte, lo spostamento del calendario emerge dal confronto con le annate precedenti. Nel 2025 la raccolta del Brachetto era iniziata il 22 agosto, già con sette-otto giorni di anticipo rispetto all’anno precedente, mentre nel 2023 le operazioni erano partite nei primi giorni di settembre. Il 10 agosto 2026 segna quindi un ulteriore avanzamento per i vigneti dell’azienda, senza che questa sequenza possa essere estesa automaticamente all’intera Denominazione.

Le riserve accumulate nei terreni durante l’inverno e l’inizio della primavera hanno contenuto gli effetti della successiva fase asciutta. I casi di stress idrico sono rimasti circoscritti soprattutto ai vigneti più esposti e ai suoli più poveri, mentre la pressione delle principali patologie si è mantenuta contenuta. Le prime valutazioni indicano gradazioni elevate e buona struttura. Nei vigneti maggiormente esposti al sole sono emerse in alcuni casi criticità circoscritte, mentre uno degli aspetti sui quali si concentra l’attenzione riguarda la capacità del Brachetto di conservare una buona dotazione acida anche con una maturazione fortemente anticipata. “Dopo alcune annate comunque più calde e anticipate rispetto al passato, possiamo dire che il Brachetto è una varietà che, a differenza di altre, anche in una vendemmia come questa riesce a mantenere una buona dotazione acida e quindi una buona freschezza gustativa” ha spiegato Massucco. “Dalla mia esperienza di enologo – ha concluso – posso dire che il Brachetto sia una varietà che si è adattata meglio di altre al cambiamento climatico in corso”.

Il bilancio dell’annata riguarda una Docg che nel 2024 contava 563 operatori, tra i quali 525 viticoltori, 40 vinificatori e 44 imbottigliatori. Nello stesso anno la produzione certificata ha raggiunto 28.734 ettolitri e l’imbottigliato 2.078.495 bottiglie da 0,75 litri, rispettivamente in calo dell’8% e del 7% rispetto al 2023. Per il triennio 2025-2027 la Regione Piemonte ha inoltre sospeso le iscrizioni di nuove superfici destinate ad aumentare il potenziale produttivo del Brachetto d’Acqui. Il provvedimento richiama la riduzione delle superfici effettivamente rivendicate, una flessione del prodotto imbottigliato del 17% nel triennio precedente e la distillazione di crisi effettuata nel 2023.

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