venerdì, 9 Ottobre 26

Tassi in rialzo, torna il costo del denaro: cosa cambia per famiglie e imprese

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Tassi in rialzo, torna il costo del denaro: cosa cambia per famiglie e imprese

Il costo del denaro torna al centro dell’attenzione di famiglie, imprese e mercati. Dopo una fase nella quale sembrava possibile immaginare condizioni finanziarie progressivamente più favorevoli, la Banca centrale europea ha nuovamente corretto la rotta.

Il 10 settembre la BCE ha deciso di aumentare di 25 punti base i tre tassi di riferimento, portando quello sui depositi al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%. Una scelta determinata soprattutto dalla persistenza delle pressioni inflazionistiche: nelle previsioni dell’Eurotower l’inflazione media dell’area euro dovrebbe attestarsi al 3% nel 2026, per scendere al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. (European Central Bank)

Numeri apparentemente lontani dalla vita quotidiana, ma che in realtà hanno conseguenze molto concrete.

Per chi ha un mutuo a tasso variabile, per chi deve acquistare un’abitazione ricorrendo al credito e soprattutto per le imprese che programmano nuovi investimenti, tassi più elevati significano finanziamenti più costosi. Non necessariamente una stretta generalizzata del credito, ma certamente una maggiore attenzione alla sostenibilità delle operazioni e alla capacità di rimborso.

È proprio questo uno dei passaggi più delicati della fase attuale. La Banca d’Italia descrive la situazione finanziaria di famiglie e imprese come complessivamente equilibrata, con un sistema bancario che parte da condizioni di solidità. Allo stesso tempo, segnala i rischi derivanti dall’incertezza internazionale, dall’aumento dei costi energetici e di trasporto e da condizioni finanziarie meno accomodanti. (Banca d’Italia)

Il vero tema, quindi, non è soltanto quanto costerà prendere denaro in prestito, ma quanto il credito sarà capace di accompagnare l’economia reale.

Le banche si trovano davanti a una responsabilità sempre più complessa: tutelare la qualità degli impieghi senza rallentare gli investimenti delle aziende sane. Per le imprese, invece, diventa ancora più importante presentarsi agli istituti con una struttura finanziaria equilibrata, programmi industriali credibili e una corretta pianificazione dei flussi di cassa.

Anche per i risparmiatori lo scenario cambia. Tassi più elevati possono rendere più interessanti alcune forme di deposito e gli strumenti obbligazionari, ma riportano in primo piano la necessità di valutare con attenzione durata, rischio e rendimento.

Il quadro economico italiano resta, peraltro, caratterizzato da una crescita moderata: nel secondo trimestre del 2026 il Pil è aumentato dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2025. (Istat)

È dunque una fase nella quale banche, imprese e famiglie saranno chiamate a compiere scelte più selettive.

Dopo gli anni del denaro quasi gratuito e quelli della grande stretta monetaria, siamo entrati probabilmente in una stagione diversa: quella nella quale il capitale torna ad avere un prezzo significativo. Saperlo utilizzare bene, più ancora che ottenerlo, diventerà uno dei fattori decisivi per la crescita.

di Giovanni Lombardi Stronati

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