GENOVA – “Ci sono centinaia di lavoratori che vogliono solo continuare a lavorare e il mercato ha bisogno della produzione dello stabilimento di Genova. Ci sono quindi tutte le caratteristiche per continuare a produrre: manca la materia prima, che può essere acquistata sul mercato internazionale. La richiesta di Genova, come ho scritto ieri al ministro Urso e ai commissari di Acciaierie d’Italia, è che lo stabilimento non si fermi. Serve un piano del Governo per garantire la produzione. Chiudere sarebbe uno scenario insostenibile per la nostra città e un’assurdità anche dal punto di vista industriale, perché quello che viene prodotto qui è richiesto dal mercato”. Sono parole della sindaca di Genova, Silvia Salis, che ha aperto questa mattina il corteo dei lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano, in protesta contro l’annunciata fermata temporanea dello stabilimento genovese. Poco prima, all’assemblea davanti alla portineria dello stabilimento, anche il vicesindaco Alessandro Terrile ha portato la solidarietà della città ai lavoratori e alle loro famiglie.
Salis ha ribadito le richieste contenute nella lettera inviata ieri al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e ai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia: attivare ogni soluzione operativa, finanziaria e logistica utile all’approvvigionamento di semilavorati per scongiurare il fermo produttivo di Cornigliano. Nel documento Salis ha inoltre chiesto un incontro urgente e l’istituzione di un tavolo permanente di confronto con le istituzioni e i vertici aziendali. NNon può valere lo stesso discorso per tutti gli stabilimenti italiani, perché hanno dinamiche diverse- ha aggiunto- a Genova non c’è una motivazione industriale per fermare una fabbrica che ha lavoro e potrebbe continuare a produrre con il materiale necessario. Qui ci sono in ballo le vite delle persone. Siamo vicini ai lavoratori perché ne va del futuro della città: lo stabilimento deve continuare a produrre e loro devono poter continuare a lavorare. È quello che chiedono e noi siamo al loro fianco”.
BUCCI: IRRAZIONALE FERMARE GLI IMPIANTI
“Il messaggio che arriva da Genova deve essere molto chiaro: non vogliamo la chiusura della fabbrica, che è importante continui a lavorare”, afferma dal canto suo il presidente della Regione Marco Bucci, anche lui oggi in mezzo ai lavoratori. “Parliamo di uno stabilimento che realizza un prodotto molto richiesto dal mercato- prosegue Bucci- e sarebbe assurdo non essere in grado di continuare a produrlo. Nel mondo c’è grande disponibilità di coils e nei giorni scorsi ho chiesto sia al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, sia al ministro Adolfo Urso di prevederne l’acquisto per garantire le forniture ai nostri stabilimenti. È fondamentale avere un progetto che assicuri la continuità produttiva. Non condivido assolutamente l’ipotesi di una chiusura delle fabbriche di Genova e Novi Ligure: sarebbe irrazionale fermare impianti che realizzano prodotti richiesti dal mercato e che possono continuare a essere produttivi. La situazione di Taranto è diversa, anche per le questioni legate alla magistratura, ma questo non deve compromettere il futuro degli altri stabilimenti. Faremo tutto il possibile affinché si possa continuare a lavorare, per l’economia della Liguria e per garantire l’occupazione”.
DE PALMA (FIOM): NON CI FERMEREMO FINCHÈ NON AVREMO RISPOSTE
“Siamo partiti e non ci fermeremo fino a quando non avremo risposte. Il Governo metta le risorse perché non vogliamo essere cassintegrati ma vogliamo essere rispettati come lavoratori. Noi abbiamo sempre lottato e ci abbiamo messo faccia e scioperi e azioni legali per produrre acciaio salvaguardando salute e ambiente. Per questo non si può aspettare la Cassazione o una gara che dura da anni”. Così Michele de Palma, segretario nazionale della Fiom, mentre è in corso, oggi lo sciopero di 24 ore in tutti i siti del gruppo (non è uscluso che la mobilitazione sia estesa nelle giornate successive anche con articolazioni territoriali). Serve una “società partecipata pubblica per realizzare un piano straordinario per tenere in marcia tutti gli impianti a freddo a Taranto, Genova e Novi salvaguardando anche gli altri – manutenzioni in tutte le aree per sicurezza e salute, per salvaguardare reddito e decarbonizzare la produzione, bonificare” e investire. “Per tutto questo non bisogna mandare a casa le persone ma farle lavorare. Uniamoci per il rispetto e la dignità”, esorta De Palma.
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