ROMA – “Questa è una rivoluzione. Siamo stanchi delle proteste pacifiche. Non ci fermeremo finché Rama non si dimetterà”. Decine di migliaia di studenti hanno riempito le strade di Tirana, Hanno rovesciato i cassonetti, distrutto le vetrine dei negozi e dato fuoco al Ministero dell’Istruzione e a due banche, tra cui una filiale della Raiffeisen vicina al ministero. La polizia ha risposto con cannoni ad acqua e gas lacrimogeni. Il governo ha condannato la violenza.
🚨🇦🇱 BREAKING: DRAMATIC CLASHES ERUPT BETWEEN POLICE AND DEMONSTRATORS IN TIRANA, ALBANIA
Tensions are escalating in the Albanian capital as police and protesters clash during ongoing demonstrations. Dramatic scenes are unfolding on the streets right now. pic.twitter.com/7VvQKBI1vA
— Anonymous TV 🇺🇦 (@YourAnonTV) October 14, 2026
Gli organizzatori dicono che la protesta riguardava le condizioni degli atenei, il costo degli studi superiori, la scarsità di aiuti economici e le poche prospettive di lavoro dopo la laurea. La rabbia, però, è andata oltre l’università: ha preso di mira Edi Rama, primo ministro al quarto mandato dal maggio dello scorso anno, che da allora fa i conti con un malcontento crescente per la presunta corruzione attorno ai vertici dell’amministrazione. Né l’opposizione offre una via d’uscita agli occhi dei manifestanti, che la considerano un’alternativa inaccettabile.
Students in Albania have taken to the streets over education costs, poor university conditions and bleak job prospects, with protests in the capital turning violent as police fire tear gas and water cannons. pic.twitter.com/7MmZSR22lV
— World Source News (@Worldsource24) October 14, 2026
È la manifestazione più violenta contro Rama finora, e arriva alla fine di un’estate di cortei pacifici. Li aveva innescati il progetto di un resort di lusso sulla costa meridionale, ancora incontaminata, sostenuto da Jared Kushner, genero di Donald Trump, e oggetto di contenziosi legali. Per mesi la piazza aveva scelto la via composta, e mercoledì l’ha lasciata.Nei media locali si parla già di un’estensione delle proteste alle università di Elbasan e Scutari. Il caso albanese, del resto, non è isolato: un’ondata di attivismo studentesco attraversa l’Europa, e al centro ci sono sempre istruzione e condizioni di vita. In Francia gli studenti delle superiori hanno organizzato settimane di proteste e blocchi nelle scuole per chiedere più insegnanti e strutture migliori, denunciando edifici degradati e classi sovraffollate che compromettono la qualità dell’insegnamento.
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