ROMA – Gli Stati Uniti hanno proposto ai Paesi europei di sbloccare alcuni beni sovrani russi congelati dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Non solo: l’idea ventilata sarebbe quella di trasferirli in un veicolo finanziario supervisionato da Washington, nel tentativo di rilanciare i negoziati di pace. Lo rivela oggi, mercoledì 15 ottobre, il Financial Times.
UNA VIA POSSIBILE PER RILANCIARE I NEGOZIATI DI PACE
Secondo le notizie riportate dal quotidiano economico-finanziario britannico il compito di presentare diverse possibili modalità per lo sblocco dei beni è stato affidato all’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e al genero di Trump, Jared Kushner. La proposta sarebbe stata discussa la scorsa settimana durante gli incontri tenuti a Miami tra i negoziatori di pace del presidente statunitense Donald Trump e funzionari di Ucraina, Francia, Germania, Regno Unito, Unione Europea e NATO. Il Financial Times cita come fonte “quattro persone informate sulla questione”.
IL ‘NO’ DEI DELEGATI EUROPEI
Per tutta risposta- sempre secondo quanto riportato dal giornale- i delegati europei hanno respinto la proposta, affermando che l’iniziativa aveva colto di sorpresa le capitali europee e Kiev, sollevando interrogativi sull’approccio di Washington nel fare pressione su Mosca affinché ponga fine alla guerra contro l’Ucraina.
Infine, un funzionario statunitense ha dichiarato al giornale che l’utilizzo dei beni russi congelati era stato discusso nell’ambito di un accordo di pace globale, ma che i meccanismi per lo sblocco dei fondi e la definizione delle modalità di spesa erano ancora in fase di valutazione. Ma nel corso dell’incontro sono state avanzate anche diverse proposte sul possibile utilizzo dei beni russi immobilizzati dopo la guerra. Il rapporto del Financial Times spiega inoltre che anche la questione era stata discussa anche con i funzionari ucraini coinvolti nei negoziati e anche con le loro controparti statunitensi durante precedenti incontri.
IL VALORE DEL ‘TESORO DI PUTIN’ CONGELATO
Nel 2022 i paesi occidentali hanno congelato circa 260 miliardi di euro (302 miliardi di dollari) di beni sovrani russi in risposta all’invasione dell’Ucraina avviata del presidente Vladimir Putin e la maggior parte dei fondi risultano depositati nell’Ue. I beni congelati sono diventati un punto centrale del dibattito tra gli alleati occidentali dell’Ucraina su come finanziare la difesa e la ricostruzione di Kiev, garantendo al contempo che la Russia si assuma le conseguenze finanziarie della sua guerra.
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