Milano, 15 ott. (askanews) – Marina Spadafora ha dedicato gran parte della sua vita a una domanda apparentemente semplice: la moda può essere qualcosa di più di un’industria? La sua risposta, maturata tra bellezza, passerelle milanesi, gli atelier internazionali e i progetti di cooperazione, è raccolta nel libro “Se sembra impossibile puoi farlo. Una vita nella moda con una missione speciale”, che sarà presentato a Venezia in occasione di Radar Venezia, il progetto di Venezia da Vivere che raccoglie l’eredità di dodici edizioni della Venice Fashion Week.
L’incontro, moderato dal giornalista Alberto Corrado, si svolgerà al JW Marriott Venice Resort & Spa, sull’Isola delle Rose lunedì 19 ottobre. Una cornice coerente con i temi al centro della conversazione: il resort, immerso in sedici ettari di giardini e orti, ha fatto della sostenibilità un elemento della propria identità, dal JW Garden alla riduzione degli sprechi e alla ricerca di materiali più responsabili.
Il libro di Spadafora non è soltanto la cronaca di una carriera. È anche il racconto di un percorso segnato da crisi, ripartenze e malattia, attraversato da una convinzione costante: ciò che appare impossibile può diventare possibile, a condizione di provarci. Dalle Dolomiti a Hollywood, dalle collezioni degli anni Novanta alle collaborazioni con Ferragamo, Prada, Miu Miu e Marni, fino alla direzione creativa della linea di Altromercato, la designer ha costruito un’idea di moda fondata sul rispetto delle persone e dell’ambiente.
Al centro c’è il motto “Fashion with a Mission”: una moda capace di unire creatività e responsabilità sociale, tutela dei lavoratori e valorizzazione dell’artigianato. Dal 2014 Spadafora coordina Fashion Revolution in Italia e ha lavorato a progetti legati alle Nazioni Unite in Ghana, Etiopia, Kenya, Tanzania ed Egitto, collaborando con comunità di artigiani in diversi Paesi.
La sua presenza a Radar Venezia restituisce quindi una riflessione più ampia sul futuro del settore. Non una moda ridotta a slogan ecologici, ma un modello in cui il design, le condizioni del lavoro e l’impatto ambientale diventano parte integrante della creazione. Una prospettiva che, partendo da un’esperienza personale, pone una domanda al presente della moda: non solo cosa produciamo, ma come, con chi e a quale costo.
