BOLOGNA – Oltre 300 bozzetti, disegni originali, manifesti di grande formato, fotografie di grandi maestri, progetti di vetrine, prototipi, macchinari d’epoca e strumenti produttivi. Visitare il nuovo museo d’impresa di Deisa Ebano a Bologna è come compiere un viaggio in un secolo di made in Italy. Venerdì l’inaugurazione dello spazio espositivo che raccoglie un secolo di storia dell’azienda, eccellenza del comparto chimico entrata nelle case degli italiani con marchi come Ebano, Zig Zag, Voilà, Aquila fino al Calzanetto e le altre linee, sviluppate in decenni di continua innovazione.
Nata negli anni Venti e guidata dal 1939 dalla famiglia Rossi, che ancora oggi ne mantiene sede e identità produttiva a Bologna, Deisa Ebano è sinonimo di continuità imprenditoriale, pionierismo in materia di welfare aziendale e avanguardia sul fronte della comunicazione. Il progetto espositivo nasce grazie alla collaborazione con la storica dell’arte Francesca Sinigaglia, che ha curato l’allestimento e il catalogo fondativo del museo.
“Creare un museo dentro la fabbrica significa affermare che la nostra storia non è un ricordo, ma una parte del lavoro di ogni giorno. Cento anni di made in Italy si misurano nella longevità e nella qualità dei prodotti, ma anche nel modo in cui un’azienda ha saputo interpretare i cambiamenti della società, coniugando tecniche antiche e sguardo al futuro. Crediamo che condividere il nostro patrimonio industriale e culturale con la città, e con tutto il Paese, sia il modo più giusto per celebrare il nostro centenario”, spiega Luca Rossi, presidente di Deisa Ebano. Molti dei pezzi in mostra portano la firma di grandi maestri: Giovanni Mingozzi, che collabora con l’azienda per oltre trent’anni e inventa il personaggio del solerte lustrascarpe ‘Sor Ebano’, Achille Luciano Mauzan, i lavori di Aurelio Craffonara, tra i primi illustratori di Emilio Salgari e al quale si deve la creazione dell’iconica foca dal manto nero. E ancora, Pietro Pietra, autore dell’elefante che si lucida la zampa, Marcello Dudovich, quindi, dagli anni Novanta il passaggio alla fotografia, con gli scatti di Franco Fontana e l’intensa ricerca di Nino Migliori, che nel 2002 dedica al marchio un lavoro appartenente al ciclo delle Trasfigurazioni.
“In questo museo raccontiamo la vocazione di un’impresa di famiglia, che ha accompagnato l’immaginario degli italiani. Un’azienda che ha saputo e voluto parlare con il linguaggio dell’arte, per esprimere artigianalità, responsabilità e cura. Insieme a tutti i nostri dipendenti, abbiamo fatto tanta strada. Ci auguriamo di percorrerne ancora molta in futuro, con strategie nuove e con la promessa di conservare e valorizzare un’eredità creativa, fatta d’identità e prestigio, che oggi consideriamo un patrimonio di tutti”, aggiunge Maddalena Rossi, direttrice commerciale e marketing di Deisa Ebano.Ma non ci sono solo i grandi nomi, il Museo restituisce dignità critica anche a decine di autori minori in un carosello artistico che spazia dalle lattine futuriste dell’insetticida Zig Zag, alle scene da spiaggia con le bagnanti anni Cinquanta. “Raccontando l’evoluzione della comunicazione nel corso di tutto il Novecento il Museo e il volume ricostruiscono una storia che diviene esempio universale”, rimarca la curatrice. Il Museo, in via Edoardo Collamarini 27, sarà aperto al pubblico su appuntamento, con ingresso gratuito.
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