ROMA – Negli ultimi anni negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei è aumentata la pratica di rimpatriare rifugiati politici in Russia: tra questi obiettori, dissidenti o disertori, con rischi gravi per la loro incolumità e in violazione della Convenzione sui rifugiati. A rivelarlo è un’inchiesta della Bbc, che ha raccolto storie e testimonianze confermate da organizzazioni per i diritti umani.
Secondo l’emittente britannica, dal 2023 – a un anno dall’offensiva militare russa in Ucraina – gli Stati Uniti hanno iniziato a rimpatriare a ritmo sempre più sostenuto: da 222 persone a circa 1200 del 2025. Anche la Germania ha seguito questa tendenza: dalle sette persone del 2023 a oltre un centinaio nel 2025. Inoltre, secondo dati di Berlino, tra il 2022 e il 2025 più di 21mila cittadini russi hanno chiesto asilo nel Paese, ma come scrive la Bbc, “la percentuale di decisioni positive è scesa dal 29% nel 2023 a solo il 6,8% nei primi 11 mesi del 2025”. Infine, la Germania ha sospeso il programma di protezione per i russi.In generale, in Europa “la percentuale di richiedenti asilo russi a cui è stata concessa una qualche forma di protezione è scesa dal 23% nel 2024 a circa il 17% nei primi nove mesi del 2025, secondo i dati dell’Ue”.
Secondo stime dell’Unhcr, Alto commissariato delle Nazioni Unite, in Italia nel 2025 si contavano 757 rifugiati e 770 richiedenti asilo. Al momento, per l’Italia, non risultano casi di denunce segnalate da parte di associazioni.
All’indomani dell’inizio del conflitto, i Paesi occidentali hanno manifestato solidarietà non solo verso i profughi ucraini ma anche verso i cittadini che lasciavano la Russia dopo essersi opposti alla guerra – un termine che Mosca ancora oggi vieta, preferendo l’accezione di “operazione speciale” – e aver preso parte a manifestazioni pubbliche o gruppi di dissenso. Anche un semplice post sui social network contro il conflitto oppure l’operato del governo del presidente Vladimir Putin può costare anni di reclusione. Lo stesso vale per chi cerca di fuggire: “Abbiamo diversi esempi di persone che hanno ricevuto otto anni di carcere per aver attraversato il confine russo”, ha detto alla Bbc Andrei Pivovarov, membro del Comitato contro la guerra dell’opposizione russa in esilio.
La Bbc rilancia la storia di Artyom, un soldato disertore che, pur avendo dato prova alle autorità statunitensi di essere fuggito per non combattere, è stato rimpatriato. “Ho cercato di spiegare che se mi avessero rimandato indietro, sarei finito in prigione o mandato in guerra, dove sarei stato ucciso”, ha raccontato, ma i funzionari statunitensi “non mi hanno creduto”.Una volta riportato in Russia Artyom è stato incarcerato, ma è riuscito a fuggire e ora vive all’estero.Anche a Katya gli Stati Uniti hanno negato l’asilo nonostante avesse fornito prove sulla sua partecipazione alle proteste di piazza contro Putin, al fianco di un’associazione pacifista di cui fa parte. Da allora, la giovane riferisce che gli agenti di polizia le fanno spesso visita a casa. “Mi sento come in una gabbia- ha raccontato- e ogni volta che vedo un’auto della polizia, mi terrorizzo e penso: ‘E se venissero a prendermi?'”. Katya ha detto che dopo essere scesa dall’aereo insieme ad altri deportati come lei, gli uomini sono stati portati via dagli ufficiali del Servizio di sicurezza russa (Fsb) e sarebbero stati costretti a registrarsi presso l’ufficio di reclutamento, da dove spesso gli uomini vengono inviati al fronte. Una storia, questa, che altri testimoni hanno confermato.
La stretta alle richieste d’asilo è legata, da un lato, alle politiche anti-migratorie avviate dall’amministrazione Trump a partire dal 2025, dall’altra alle “limitazioni dei programmi umanitari e dei richiedenti asilo”, su cui si starebbero sempre di più focalizzando i governi occidentali, come ha spiegato l’avvocata Anastasia Burakova, fondatrice dell’organizzazione per i diritti umani Kovcheg. La stretta, secondo Burakova, sarebbe “una risposta alle preoccupazioni dell’opinione pubblica e al crescente sostegno ai partiti populisti di destra”.
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