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Israele al voto, Eisenkot sfida Netanyahu: ha una sola chance

MondoIsraele al voto, Eisenkot sfida Netanyahu: ha una sola chance

ROMA – In Israele il clima elettorale è segnato dall’incertezza sulle proiezioni di voto: tre sondaggi condotti rispettivamente da Maariv, Channel 13, e l’emittente nazionale Kan suggeriscono che nessuno dei due schieramenti – né la coalizione guidata dal premier uscente Benjamin Netanyahu né il blocco del leader di opposizione Gadi Eisenkot – otterrà voti sufficienti per la maggioranza in parlamento. Sui 120 seggi totali, i sondaggi assegnano a entrambi tra i 52 e i 54 seggi, insomma meno dei 61 necessari per poter governare. Un altro sondaggio realizzato dalla Kan sostiene che Eisenkot sia avanti col 43% delle preferenze, mentre Netanyahu lo seguirebbe col 38%.Il panorama partitico israeliano – con una popolazione di circa 10 milioni, di cui 7 milioni e 300mila aventi diritto al voto – è frammentato. Trentotto i partiti in lizza, e senza un premio di maggioranza a quello che si afferma davanti agli altri, anche le formazioni più piccole possono diventare decisive per le coalizioni, e rivendicare così ministeri chiave. Non sarebbe la prima volta, così come non sarebbe strano assistere a due tentativi falliti del candidato premier nominato dal presidente di formare il nuovo governo, con la necessità – stabilita dalla legge – di ripetere le elezioni: è il motivo per cui tra il 2019 e il 2022, in Israele si è votato ben cinque volte.D’altra parte, la soglia di sbarramento è del 3,25%, pari a circa 172mila voti che si traducono in 4 seggi. Per questo spesso i partiti più grandi sono obbligati a coalizioni e compromessi molto complessi.

Stando alle proiezioni attuali, il Likud – il partito di Netanyahu – guida il suo schieramento con 20-21 seggi, seguito dagli otto di United Torah Judaism, dai sette dei sefarditi di Shas, dai circa sette o otto di Otzma Yehudit di Itamar Ben-Gvir, dai sei del Religious Zionist party di Bezalel Smotrich e dai quattro di Amcha Yisrael di Ofer Winter. Gli ultimi tre sono di orientamento sionista e ultra-nazionalista.Dall’altra parte, Yashar di Gadi Eisenkot si dovrebbe aggiudicare 23 seggi, altri 12 andrebbero al partito Beyahad di Naftali Bennett e Yair Lapid, dieci ai democratici (gli ex laburisti, che con i laici di sinistra di Meretz in passato hanno governato in varie legislature) e nove al nazionalista Yisrael Beiteinu.Gli scenari non sono semplici da prevedere: uno stallo può però andare a vantaggio di Netanyahu, che resterebbe così al potere fino alla formazione del governo. Un sondaggio del quotidiano Haaretz rivela che il 49% degli elettori crede che sarà necessario ripetere le elezioni, dopo i 90 giorni accordati per i due tentativi di formare l’esecutivo, il che significherebbe scivolare oltre gennaio: considerando i tempi per la nuova campagna elettorale e l’organizzazione dei seggi, si potrebbe arrivare addirittura alla primavera 2027. “Bibi” avrebbe tutto il tempo per rafforzare la sua posizione, dettare l’agenda politica per creare nuove alleanze – anche alla luce dell’esito del voto di ottobre – e mettere così Eisenkot all’angolo. Quest’ultimo insomma potrebbe non avere una seconda chance, se l’attuale tornata elettorale dovesse rivelarsi inconcludente.

Ma Netanyahu ha le sue chance di imporsi, grazie al sostegno dell’elettorato che si è spostato a destra dopo il 7 ottobre, ed ei religiosi messianici che vedono in lui la rinascita di Israele. Bibi ha quindi varie frecce al suo arco: primo, il Likud potrebbe andare molto meglio del previsto. Channel 14 ad esempio sostiene che potrebbe ottenere fino a 32 seggi. Lo stesso vale per i partiti della sua coalizione, a cominciare dal nuovo schieramento nazionalista Amcha Yisrael, e per il partito dei Riservisti. Ma, soprattutto, al mattino del 28 ottobre, una volta confermati i risultati, tutto può accadere, e magari qualche partito d’opposizione potrebbe decidere di “saltare” in coalizione, se il blocco di Eisenkot dovesse rimanere indietro.In fondo, eccezion fatta per il Likud dell’attuale premier, non conviene a nessuno attendere mesi per tornare alle urne.Tuttavia, come emerge dagli istituti demoscopici, il fronte anti-Netanyahu c’è, così come l’insofferenza per la coppia ultranazionalista Smotrich-Ben-Gvir può giocare un ruolo decisivo. Si tratta degli israeliani che non guardano con favore all’avanzata delle destre, alla politica di guerra e alle violenze dei coloni in Cisgiordania che questi tre leader hanno incoraggiato a livelli mai osservati prima, dopo i fatti del 7 ottobre. Liberali e progressisti condannano anche gli scandali e i processi che hanno investito l’attuale premier così come il tentativo di limitare i poteri della magistratura. Eisenkot può contare quindi sul cosiddetto Gush Ha’Shinui, il “Blocco del Cambiamento”, composto oltre che dal suo Yashar, dai partiti Beyahad, Yisrael Beiteinu e i Democratici, coesi nel voler sostituire Netanyahu.

Il mese scorso il blocco sembrava destinato a sfiorare i 60 seggi, ma poi si è determinato un ridimensionamento a 50. Che abbia pesato l’allarme sicurezza sul volo della FlyDubai o altri fattori interni alla politica israeliana – o errori stessi dei sondaggi – l’opposizione non ha la strada spianata. Come Netanyahu, se si afferma una maggioranza debole può sperare di cooptare i partiti dell’altro schieramento, e anche in questo caso la differenza potrebbero farla Amcha Yisrael e il partito dei Riservisti.

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