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Inchiesta Flotilla, i pm di Roma: “Percosse, soprusi e privazioni”. Tra gli indagati i ministri Katz e Ben Gvir

MondoInchiesta Flotilla, i pm di Roma: “Percosse, soprusi e privazioni”. Tra gli indagati i ministri Katz e Ben Gvir

ROMA – La Procura di Roma, nell’ambito delle indagini avviate sui fatti connessi alla Global Sumud Flotilla nel settembre-ottobre 2025 e aprile-maggio 2026, ha acclarato diversi reati in seguito all’esposto di 50 cittadini italiani, partecipanti alle missioni della Global Sumud Flotilla e finalizzate all’accertamento dei reati di tortura, sequestro di persona, lesione personale, rapina e danneggiamento seguito da naufragio del Codice penale.Tra i responsabili – indagati dalla magistratura – sono state individuate le persone fisiche facenti parte delle catene di comando militari e di polizia coinvolte nelle operazioni. Si tratta, quanto alla prima missione della Flotilla: oltre ai Ministri della Difesa Israel Katz e della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, la catena di Comando militare per le operazioni di mare è risultata costituita dal Capo di Stato Maggiore Idf Generale Eyal Zamir, dal Comandante in Capo dal 2 settembre 2021 al 24 dicembre 2025 Vice Ammiraglio David Saar Salama e dal Capo di Stato Maggiore Generale Tal Politis, nonché dal Comandante dello Shayetet 13 Colonnello Eldad Borochovich e della Base navale di Ashdod Colonnello Eitan Paz.

GLI INDAGATI PER TORTURA E SEQUESTRO, CHI SONO

La catena di Comando militare per le operazioni di terra è risultata composta dal capo della Polizia israeliana Commissario Capo Daniel Levy, dal capo del servizio penitenziario israeliano (Israel Prison Service – Ips) Kobi Yaakobi, dal responsabile della polizia penitenziaria del carcere di Ktzi’ot Generale di Brigata Menachen Bibas, dal Comandante della ‘Nahshon’, l’unità operativa d’intervento e di scorta dell’Ips Assaf Zagori, dal Comandante del Magav Berik Yitzchak; per la seconda missione vi è identità delle catene di comando salvo, quanto alla marina, il Comandante in Capo Vice Ammiraglio Eyal Harel e il Capo di Stato Maggiore il Maggiore Generale Guy Levy.

LA PRIMA MISSIONE PER GAZA, COSA EMERGE DALLE TESTIMONIANZE

Nel corso dell’attività – continua la nota della Procura di Roma – sono state raccolte le denunce e testimonianze dei cittadini italiani partecipanti alla prima missione per Gaza e fermati dalle Autorità israeliane. I complessi e articolati accertamenti, delegati ed effettuati dal Ros Cc Reparto Antiterrorismo hanno consentito di ricostruire la sequenza degli eventi. Sono stati così acclarati i seguenti aspetti:abbordaggi in acque internazionali. Attraverso l’analisi tecnica e le testimonianze si sono ricostruiti con precisione modalità esecutive e dinamica degli abbordaggi navali avvenuti in violazione del diritto internazionale marittimo al di fuori delle acque territoriali, ed in particolare la distruzione dei mezzi di comunicazione streaming e delle relative apparecchiature ed il sequestro dei dispositivi elettronici dei partecipanti alla missione;condizioni di detenzione e i trattamenti degradanti. E’ stato ricostruito il quadro dei soprusi sistematicamente patiti dai partecipanti durante ciascuna fase, in particolare la privazione della libertà personale, l’ammassamento e il trasporto verso il porto di Ashdod, l’arrivo presso la struttura carceraria di Kzi’ot, le fasi di identificazione e le procedure amministrative, sino alle ultime fasi del rilascio e del definitivo rientro in Italia; in questo contesto sono state accertate a danno di numerosi partecipanti percosse, lesioni, minacce di morte, epiteti offensivi ed accuse di terrorismo;privazioni primarie e la mancata assistenza medica: è emerso il reiterato diniego di somministrazione di generi alimentari essenziali, la deliberata assenza di cure mediche, anche a fronte di evidenti necessità fisiche ed emergenze, le precarie condizioni ambientali e igienico- sanitarie imposte ai fermati, la privazione del sonno inflitta ai partecipanti detenuti a Kzi’ot;mancanza del rispetto dei diritti basilari e di difesa: è stata riscontrata la totale assenza di adeguata assistenza legale, unita all’impossibilità di comunicare tempestivamente con le rappresentanze diplomatiche o con i difensori durante l’intero periodo di fermo.

LA SECONDA MISSIONE PER GAZA, UN COPIONE SIMILE MA “METODI ANCORA PIÙ DURI”

Le indagini, prosegue la Procura di Roma, sono state sviluppate anche per i fatti accaduti con la seconda missione per Gaza dell’aprile-maggio 2026. Anche in questo caso sono state raccolte le denunce dei cittadini italiani partecipanti fermati dalle Autorità israeliane ed è emerso che si sono ripetute, con metodi ancora più duri (tra i quali percosse al buio, uso di taser, esplosione di proiettili di gomma nei confronti dei partecipanti), le medesime dinamiche rilevate dall’attività investigativa iniziale. Nel mese di giugno 2026 è stata avanzata una richiesta di assistenza giudiziaria internazionale in materia penale allo Stato d’Israele mirata ad acquisire tutti i dati necessari per ricostruire i fatti e i profili di responsabilità.Data la presenza di indagini simili sulle due spedizioni Global Sumud Flotilla in diversi Paesi europei, nella prospettiva di adeguato confronto ed interscambio con le rispettive autorità giudiziarie, vi è stata inoltre la partecipazione ad un meeting di coordinamento presso l’Agenzia europea Eurojust, conclude la Procura di Roma precisando poi che il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari e che, pertanto, gli indagati devono considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

GSF ITALIA: “CI SIA COLLABORAZIONE ANCHE A LIVELLO INTERNAZIONALE”

“Apprendiamo con soddisfazione dal comunicato della Procura di Roma che le indagini nei confronti della catena di comando che ha ideato, pianificato e materialmente posto in essere abbordaggi in acque internazionali, il sequestro e la tortura nei confronti dei partecipanti alle missioni della Global Sumud Flotilla nel 2025 e 2026 stanno procedendo nella direzione che abbiamo sempre auspicato e prospettato nei nostri atti difensivi”. Inizia così il comunicato del team legale della Global Sumud Flotilla (Gsf), in merito alle notizie emerse oggi dalla Procura di Roma, che indaga su presunti crimini commessi sugli attivisti che hanno preso parte alle due missioni della Gsf nel settembre-ottobre 2025 e nell’aprile-maggio 2026. Indagate così una dozzina di persone per sequestro di persona, trattamenti degradanti e torture, tra cui due ministri del governo israeliano: quello della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, e quello della Difesa, Israel Katz.Secondo i legali della Gsf Italia, “si tratta di un segnale forte contro il senso di impunità della catena di comando per questi gravissimi crimini, che riporta al centro la questione dell’accertamento e della prevenzione dei gravissimi crimini commessi da Israele”.

Dalle indagini preliminari, fanno sapere da piazzale Clodio, è emerso che anche altre procure di Paesi europei stanno conducendo inchieste analoghe. “La cooperazione giudiziaria europea e la tutela multilivello dei diritti fondamentali devono riconoscersi come valori fondamentali e concreti”, scrivono ancora dalla Gsf Italia. “Ci auguriamo che le autorità nazionali facciano la loro parte nell’agevolare la richiesta di assistenza giudiziaria internazionale allo Stato di Israele affinché la giustizia possa davvero fare il suo corso. Nella strategia legale della Global Sumud Flotilla ogni giurisdizione nazionale coinvolta rappresenta la possibilità di promuovere azioni legali per incrinare l’impunità che viene concessa a Israele”. Un’impunità”, concludono gli avvocati, “che ha alimentato un’escalation di violenza, fino agli abbordaggi a poche miglia dalle coste di Creta”.
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