FERRARA – Una cosa buona che ha fatto l’Europa? “Aver abbattuto le barriere commerciali tra i vari paesi e averci dato la possibilità di muoverci senza particolari problemi”. Una cosa che si dovrebbe fare meglio, invece, è “la gestione della politica sul clima: è preferibile inquinare ancora un po’ da noi, ma meno, piuttosto che traslocare tutto in Cina, come pensa di fare Volkswagen con la produzione di auto elettriche”. E in futuro? Seppur non siano temi di sua stretta competenza, Bruxelles dovrebbe impegnarsi contro il possibile sbarco nei suoi territori di nuove droghe “come il Fentanyl”, che negli Stati Uniti non da oggi è un’emergenza, “e anche sui disturbi alimentari dei giovani”, ancora a rischio dopo l’isolamento degli anni del Covid. Ma “ricordiamoci che l’Europa non è un super Stato”, e quindi “chi dice che dovrebbe avere un proprio esercito diffonde fake news”. Lo spiega l’europarlamentare emiliano Stefano Cavedagna nel corso di un faccia a faccia con gli studenti degli ultimi anni delle superiori. È successo ieri a un incontro a Ferrara nell’ambito di “1, Avenue Schuman-via Romagna”, a cura della Provincia di Forlì-Cesena e Upi Emilia-Romagna col contributo della Regione, nell’ambito del bando 2025 per la promozione della cittadinanza europea.
Dopo gli appuntamenti a Rimini e Ravenna, il percorso si allarga alla città estense nell’aula magna dell’Istituto tecnico economico Vittorio Bachelet, dove Cavedagna dialoga con gli studenti delle classi quinte e quarte sui principali temi al centro dell’agenda europea: transizione digitale e verde, politiche giovanili, competitività, diritti e valori fondamentali. Prima del dialogo con l’europarlamentare, tutti i ragazzi hanno partecipato ad un quiz sui temi europei proposto da Europe Direct Romagna, tramite la piattaforma Kahoot!, ciascuno col proprio ‘avatar’, dimostrando peraltro una conoscenza non banale di alcuni temi.
Alla domanda “chi di voi sente l’Europa vicina” davvero, tuttavia, quasi nessuno alza la mano, a conferma che c’è ancora tanto lavoro da fare. Prova allora Cavedagna a farsi coinvolgere dalle domande degli studenti, che diventeranno buoni spunti per il lavoro a Bruxelles e Strasburgo. La massima attenzione, probabilmente, si raggiunge in sala quando si parla di social.
PER I RAGAZZI È OK VIETARLI SOTTO I 14 ANNI
L’europarlamentare bolognese cita agli studenti il Digital Service Act, Dsa, che “si occupa di stabilire contenuti e inserzioni che voi vedete sui social network. Non lo sapete?! Non lo sapevo neanch’io prima di essere eletto europarlamentare” dopo le elezioni 2024, sorride Cavedagna. Che spiega ancora: “I dati che diffondiamo nei post che pubblichiamo su Instagram o TikTok diventano di proprietà di imprese con sede in Cina o negli Usa. Se pensate che i sistemi di Intelligenza artificiale possono anche far dire quello che vogliono alla nostra faccia sui social, in sostanza, l’Ue sta valutando limiti all’uso di queste piattaforme al di sotto di una certa età. Sotto ai 16 anni. Siete d’accordo?”. Nell’aula magna si leva un coro di “no”, che si trasforma però in una proposta: già sotto ai 14 anni “andrebbe bene”, dicono diversi ragazzi a Cavedagna, che prende appunti “curioso”. Sta di fatto che il tema tecnologico si conferma tra i più appassionanti per ragazze e ragazzi, anche quando l’europarlamentare assicura che, proprio da Bologna, l’Europa sta battendo un colpo di fronte alla concorrenza Usa o cinese: “Siamo sotto costante ‘invasione’ digitale da parte di colossi Usa o cinesi. Non possiamo essere subordinati ad altri. Per questo lavoriamo su piattaforme Ia europee, le gigafactory, e una di queste sarà proprio al Tecnopolo di Bologna”, da qualche anno già hub europeo di big data e previsioni meteo.
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